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L’Economia del Mare si conferma uno dei pilastri strategici dello sviluppo economico del Lazio, con un peso rilevante sia in termini di valore aggiunto che di occupazione e capacità di attivare filiere produttive complesse. È quanto emerge dal IX Rapporto sull’Economia del Mare nel Lazio 2025, con un approfondimento dedicato al sistema imprenditoriale del Basso Lazio, presentato nella mattinata del 21 marzo 2026, nella cornice di Palazzo Caetani a Fondi.
L’Economia del Mare si conferma uno dei pilastri strategici dello sviluppo economico del Lazio, con un peso rilevante sia in termini di valore aggiunto che di occupazione e capacità di attivare filiere produttive complesse. È quanto emerge dal IX Rapporto sull’Economia del Mare nel Lazio 2025, con un approfondimento dedicato al sistema imprenditoriale del Basso Lazio, presentato nella mattinata del 21 marzo 2026, nella cornice di Palazzo Caetani a Fondi.
Il 2025 si è chiuso con una nuova flessione delle imprese femminili attive in provincia di Reggio Emilia; un -1,3% che ha replicato, seppure con un lieve rallentamento, il negativo trend già registrato nel 2024, segnato da un calo dell’1,6% .
Le imprese “in rosa”, dunque, sono scese a 8.954, vale a dire 121 unità in meno rispetto al 2024.
“La flessione - sottolinea la Presidente del Comitato per l’Imprenditoria femminile della Camera di commercio dell’Emilia, Linda Davighi - è in linea con il calo registrato complessivamente nel panorama imprenditoriale reggiano (-1,2%), ma è necessario rafforzare ogni tipo di azione per invertire una tendenza che in provincia si associa ad una incidenza delle imprese femminili sulle unità totali che risulta già più bassa che altrove”.
“Oggi - prosegue Linda Davighi - a Reggio Emilia la quota di imprese guidate da donne sul totale delle imprese attive si colloca al 19,1%, cioè di oltre due punti al di sotto della media regionale del 21,4%”.
“Per questo - osserva la Presidente del Comitato per l’Imprenditoria femminile della Camera di commercio dell’Emilia - l’impegno camerale è orientato sia al rafforzamento delle realtà imprenditoriali femminili esistenti che alla promozione di quella cultura imprenditoriale che, tra l’altro, vede le imprese al femminile caratterizzate da una presenza di giovani imprenditrici (9,5%) più alta rispetto alla media generale”.
Il quadro imprenditoriale femminile locale, analizzato dall’Ufficio Studi e Statistica della Camera di commercio dell’Emilia su dati Infocamere, evidenzia, tra l’altro, che il 23,1% delle imprenditrici è impegnato nel commercio, con 2.071 unità attive. Poco distanti i valori che riguardano il comparto dei servizi alle imprese, con 2.048 unità e una quota del 22,9% sul totale delle imprese femminili.
La graduatoria relativa alla presenza settoriale vede, al terzo posto, i servizi alla
persona (1.476 imprese femminili e un’incidenza del 16,5% sul totale), seguiti dall’agricoltura (1.187 realtà attive e quota al 13,3%), la manifattura (983 e 11,0%), l’alloggio e ristorazione (857 e 9,6%) e, infine, le costruzioni (312 e 3,5%).
Per quanto riguarda la natura giuridica, la netta maggioranza delle imprese femminili è rappresentata da ditte individuali (65,5%, ma in calo numerico dell’1,8%), che si attestano a 5.867 unità. Le società di capitale sono 1.845 (+0,3%), mentre le società di persone sono scese a 1.069 (-3,0%).
Riguardo, poi alle cosiddette “cariche femminili” registrate (titolari, soci, amministratori, altre cariche e soci di capitale), in provincia di Reggio Emilia ammontano a 35.555, delle quali il 30,3% sono ricoperte nei servizi alle imprese (10.776 in tutto), il 17,0% nel commercio (6.036 cariche) e il 16,0% nella manifattura (5.687).
La distribuzione territoriale delle imprese femminili reggiane vede al primo posto, ovviamente, il capoluogo, dove le 3.076 aziende “in rosa” hanno comunque un’incidenza sul totale delle realtà imprenditoriali attive (17,3%), che è di quasi due punti al di sotto della media provinciale.
Per presenza numerica (e tutti con un peso dell’imprenditoria femminile superiore alla media) seguono Correggio (462 unità e incidenza del 21,7% sul totale delle imprese attive nel comune), Scandiano (455 e 21,2%), Casalgrande (278 e 20,8%) e Guastalla (258 e 22,5%).
Sono scese a 5.418 unità le imprese femminili attive in provincia di Piacenza alla fine del 2025, con una contrazione del 2,3% che risulta di due punti superiore al -0,3% già registrato nel 2024.
Nonostante la flessione, che determina un saldo con 127 imprese “in rosa” in meno, Piacenza conserva la prima posizione, nell’area vasta dell’Emilia Occidentale, per l’incidenza delle imprese femminili sul totale delle attività imprenditoriali attive, attestata al 22,0% e, conseguentemente, anche al di sopra della media regionale del 21,4%.
“La nostra provincia - sottolinea la Vicepresidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio dell’Emilia, l’imprenditrice piacentina Federica Bussandri - si distingue non solo per il peso rilevante della componente femminile all’interno del sistema imprenditoriale, ma anche per la forte inclusività che le imprese “in rosa” esprimono”.
“Significativi, al proposito - prosegue Federica Bussandri - sono i valori che riguardano le imprese guidate da donne di origine straniera, che rappresentano il 15,3% di quelle femminili, così come quelli relativi alle realtà condotte da giovani, che nel caso delle imprese femminili rappresentano il 9,2%, mentre le imprese giovanili sul totale di quelle piacentine sono al 7,6%”.
“Anche per questo - conclude la Vicepresidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio dell’Emilia - continuiamo a lavorare intensamente per aprire nuove opportunità per le imprese femminili del nostro territorio, ma anche per rilanciare quella cultura d’impresa che consenta alle donne di entrare nel sistema imprenditoriale con nuovi progetti che possono avere positive ricadute per tutti”.
Le analisi dell’Ufficio Studi e Statistica della Camera di commercio dell’Emilia su dati Infocamere, intanto, evidenziano la più forte presenza di imprese femminili piacentine nel commercio, dove le unità attive sono 1.290 con incidenza sul totale del 23,8%. Anche i servizi alle imprese giocano un ruolo fondamentale in questo tipo di analisi, con le loro 1.086 realtà imprenditoriali, che pesano per il 20,0%. Seguono poi, molto ravvicinate, le imprese ”in rosa” dei servizi alla persona (968 aziende e incidenza al 17,9%) e quelle agricole (891 e 16,4%), mentre sono 650 quelle impegnate nelle attività di alloggio e ristorazione (incidenza sul totale al 12,0%), nella manifattura 336 (6,2%) e, infine, nelle costruzioni 176 (3,2%).
Quanto alla natura giuridica, 3.689 imprese femminili sono ditte individuali, che vanno a incidere sul totale per il 68,1%, pur con un calo del 3,8% nel 2025.
Seguono le società di capitale che, con un +3,4%, hanno chiuso il 2025 a 1.052 unità e, infine, le società di persone (588 unità e -3,0%).
Riguardo, poi alle cosiddette “cariche femminili” registrate (titolari, soci, amministratori, altre cariche e soci di capitale), in provincia di Piacenza sono 18.658, delle quali il 25,9% sono presenti nei servizi alle imprese (4.839 cariche), seguite più da lontano da quelle del commercio, ferme al 19,4% (3.623).
Quanto alla distribuzione territoriale, il maggior numero di imprese femminili è concentrato, ovviamente, nel capoluogo, con 2.038 unità attive che incidono per il 22,4% sul totale delle realtà imprenditoriali presenti nel comune. Seguono, in graduatoria, Fiorenzuola d’Arda (299 imprese femminili e 22,9% sul totale), Castel San Giovanni (223 e 21,4%), Rottofreno (165 e 24,8%) e Carpaneto Piacentino (147 e 22,4%).
Il 2025 si è chiuso con una lieve flessione del numero delle femminili attive in provincia di Parma.
Si tratta - secondo le analisi dell’Ufficio Studi e Statistica della Camera di commercio dell’Emilia - di un calo dello 0,4%, che corrisponde a 30 unità in meno rispetto al 2024.
“Numeri apparentemente esigui - sottolinea la Presidente del Comitato per l’Imprenditoria femminile della Camera di commercio dell’Emilia, l’imprenditrice parmense Linda
Davighi -, soprattutto se si pensa che le imprese femminili a Parma sono 8.235 e rappresentano il 21,4% del totale delle imprese attive in provincia”.
“Ciononostante - prosegue Linda Davighi - riteniamo sia necessario lavorare intensamente per invertire una tendenza - già presente nel 2024, quando il calo fu dello 0,3% - che evidenzia difficoltà particolari a carico dell’imprenditoria femminile, visto che delle 79 imprese parmensi attive in meno, quasi il 38,0% sono femminili”.
“Proprio per questo - conclude la Presidente del Comitato per l’Imprenditoria femminile - a livello camerale stiamo intensamente lavorando, sia per offrire sostegni ai percorsi di rafforzamento delle imprese femminili attive, sia per promuovere e rafforzare quella cultura imprenditoriale, che consenta alle donne di avviare nuove realtà d’impresa entro le quali esprimere talenti, capacità di visione e di lavoro che rappresentano un patrimonio per tutti”.
Dalle analisi dell’Ufficio Studi e Statistica della Camera di commercio dell’Emilia su dati Infocamere, intanto, emerge che le donne imprenditrici della provincia di Parma sono in buona misura presenti nel comparto dei servizi alle imprese, con 2.042 realtà attive che rappresentano il 24,8% sul totale delle imprese “in rosa”.
Molto significativa, poi, anche la presenza femminile nel commercio, con 1.800 aziende e un’incidenza del 21,9% sul totale.
Nella graduatoria, seguono i servizi alla persona (1.363 imprese e peso sul totale del 16,6%) e l’agricoltura (1.214 e 14,7%). La significativa diversificazione delle attività è confermata, infine, dalla presenza di 857 imprese femminili nel settore alloggio e ristorazione (10,4% sul totale), nella manifattura (642 e 7,8%) e nelle costruzioni (297 e 3,6%).
L’analisi camerale evidenzia, poi, che alla fine del 2025 le ditte individuali si sono confermate la forma giuridica prevalente scelta dalle imprenditrici, con 5.313 unità (il 64,5% sul totale), seppure in calo dello 0,9%.
Sono invece aumentate del 3,3% le società di capitale a maggioranza femminile, che hanno raggiunto quota 1.913.
In calo marcato, infine, le società di persone che, con un -4,9%, sono scese a 862.
Riguardo, poi, alle cosiddette “cariche femminili” registrate (titolari, soci, amministratori, altre cariche e soci di capitale), in provincia di Parma ammontano a 32.517, con una forte presenza nei servizi alle imprese (10.785 cariche, pari al 33,2% del totale), seguite più da lontano da quelle del commercio (5.165 e 15,9%).
Un’ulteriore analisi rivolta alle speciali categorie di imprenditoria femminile mostra la forte presenza della componente artigiana, con 1.852 imprese “in rosa” pari al 22,5% del totale, una meno marcata componente giovanile con 745 realtà attive (9,0%) e 1.395 imprese di proprietà femminile straniera (il 16,9%).
La maggior concentrazione numerica delle imprese femminili parmensi si registra, come è naturale, nel comune capoluogo, con 3.596 unità che rappresentano il 21,4% del numero complessivo delle imprese presenti; seguono Fidenza con 431 imprese femminili (21,6% del totale), Salsomaggiore Terme (318 e 20,8%), Collecchio (259 e 22,1%) e Langhirano (242 e 21,6%).
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