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Reggio Emilia: sostanzialmente stabile il numero delle imprese femminili

la lievissima crescita complessiva del numero delle imprese reggiane, che hanno chiuso la prima metà del 2026 con un +0,2%.

Al giugno scorso, dunque, le imprese in rosa si attestano a 8.971 unità, che rappresentano il 19,1% del totale delle imprese attive in provincia.

L’analisi per settori di attività, elaborata dall’Ufficio Studi della Camera di commercio dell’Emilia su base dati Infocamere, evidenzia la più alta presenza di aziende femminili nei servizi alle imprese, con 2.093 unità attive.

Seguono il commercio con 2.046 realtà imprenditoriali, i servizi alla persona con 1.498, l’agricoltura con 1.168, il comparto manifatturiero con 979 unità, l’alloggio e ristorazione con 847 e infine le costruzioni con 315 imprese.

Analizzando le variazioni settoriali rispetto allo stesso periodo del 2025, si riscontra una crescita per i servizi alle imprese, in aumento del 3,0% (60 unità in più), per i servizi alla persona (+2,4%) e per le costruzioni (+1,9%).

Tutti gli altri settori si collocano invece in territorio negativo: il commercio perde il 3,3% rispetto allo stesso trimestre del 2025 registrando una flessione di 69 unità, l’agricoltura registra un -2,7%, la manifattura perde 16 imprese segnando un -1,6% e, infine, i servizi di alloggio e ristorazione arretrano dello 0,9%.

Per quanto riguarda la natura giuridica, la ditta individuale si conferma la forma più diffusa con 5.870 unità e un’incidenza del 65,4% sul totale, sebbene registri una diminuzione dello 0,3% nel confronto con lo stesso trimestre del 2025. Risultano invece sostanzialmente stabili le società di capitale a guida femminile, che con un +0,9% raggiungono quota 1.871 unità, mentre le società di persone flettono del 2,7% scendendo a 1.056 realtà.

In merito alle cariche detenute da donne all’interno delle imprese reggiane, l’analisi camerale evidenzia 35.579 posizioni, distribuite principalmente nei servizi alle imprese con 10.822 cariche e un'incidenza del 30,4%, nel commercio con 6.003 cariche pari al 16,9% e nel manifatturiero con 5.615 posizioni pari al 15,8%.

L’analisi delle categorie speciali rileva che le imprese femminili artigiane a Reggio Emilia sono 2.335 e pesano per il 26,0% sul totale del comparto, le imprese guidate da donne straniere ammontano a 1.541 unità pari al 17,2%, mentre le realtà giovanili sono 816, con un’incidenza del 9,1%.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, nel Comune capoluogo operano 3.074 imprese femminili, la cui incidenza sul sistema economico locale è del 17,2%.

È però il comune di Ventasso a esprimere la più alta incidenza dell’imprenditoria femminile sul totale delle attività d’impresa locali: le 121 imprese in rosa presenti nel comune, infatti, rappresentano il 25,5% delle aziende locali.

Seguono Casina con il 23,5% e 106 imprese femminili, Rio Saliceto con il 23,3% e 127 realtà e, infine, Guastalla, dove le 262 imprese femminili incidono per il 22,9% sul totale delle realtà imprenditoriali.

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Imprese femminili a Piacenza: 5.408 (-2,2%) al 30 giugno 2026

L'imprenditoria femminile nella provincia di Piacenza ha chiuso il secondo trimestre del 2026 registrando un calo del -2,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

La flessione appare inferiore a quella media del numero delle imprese piacentine (-3,3%), ma è comunque più marcata rispetto ai cali delle imprese guidate da donne a livello nazionale (-1,0%) e regionale (-1,2%).

Le imprese femminili piacentine si attestano, ora, a 5.408 unità, arrivando comunque a incidere per il 21,8% sul totale delle realtà imprenditoriali attive nel territorio, quota che rappresenta il dato più alto dell’area vasta emiliana ed è superiore alla media regionale del 21,3%.

Dall’analisi settoriale curata dall'Ufficio Studi della Camera di commercio dell'Emilia su dati Infocamere, emerge un panorama variegato in cui il commercio si conferma il pilastro principale dell’imprenditoria femminile con 1.291 unità attive. Seguono i servizi alle imprese con 1.110 realtà, i servizi alla persona con 965, l'agricoltura con 864, le attività di alloggio e ristorazione con 649, il comparto manifatturiero con 331 aziende e infine il settore delle costruzioni con 171 imprese.

Confrontando le variazioni settoriali con lo stesso periodo del 2025, si nota una crescita nei servizi alle imprese, che guadagnano 27 unità arrivando a un’incidenza del 20,5% sul totale delle imprese femminili, e nei servizi alla persona, in aumento dello 0,6% con 6 unità in più. Tutti gli altri settori si collocano invece in campo negativo: la contrazione più evidente si registra nelle costruzioni con un calo dell’11,9% e 23 unità in meno, seguite dal settore manifatturiero a -6,2%, dall’agricoltura a -4,8% con 44 aziende in meno, dalla ristorazione e alloggio in calo del 4,3% con 29 unità perse e dal commercio, che cede il 2,6% con un calo di 35 attività.

Sotto il profilo della forma giuridica, la ditta individuale resta il modello prevalente con 3.653 unità e un'incidenza del 67,5%, sebbene mostri una contrazione del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. In controtendenza si muovono le società di capitale a guida femminile, che crescono del 2,8% raggiungendo quota 1.072, mentre le società di persone scendono a 591 unità evidenziando un calo del 2,3%.

Contestualmente, lo studio rileva che complessivamente sono 18.636 le cariche detenute da donne nelle imprese della provincia, concentrate prevalentemente nei servizi alle imprese, con 4.863 posizioni pari al 26,1%, nel commercio, con 3.592 cariche pari al 19,3% e nei servizi alla persona con 2.249 posizioni pari al 12,1%.

Tra le categorie speciali spicca la presenza di 1.195 imprese femminili nell’artigianato, di 849 guidate da cittadine di origine straniera e di 455 aziende condotte da giovani donne.

A livello territoriale, nel capoluogo operano 2.054 imprese femminili attive, pari al 22,4% delle aziende del territorio, ma le punte di massima incidenza si registrano in altri Comuni della provincia: Ponte dell'Olio guida la classifica con il 29,6% grazie a 116 aziende in rosa, seguito da Bobbio con il 28,1% e 129 realtà, da Cerignale con il 28,0% e 7 imprese, e infine da Travo, che segna un'incidenza del 27,5% con le sue 76 attività al femminile.

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Parma: stabile a quota 8.241 il numero delle imprese femminili

Sono 8.241 le imprese femminili attive in provincia di Parma alla fine del secondo trimestre 2026. Il dato, elaborato dall'Ufficio Studi della Camera di commercio dell'Emilia su dati Infocamere, fotografa una sostanziale tenuta dell'imprenditoria in rosa: rispetto allo stesso periodo del 2025, infatti, si registra un calo limitato allo 0,4% (29 imprese in meno), dato nettamente migliore di quello rilevato a livello nazionale (-1,0%).

Le imprese femminili rappresentano oggi il 21,3% del tessuto imprenditoriale provinciale, una quota in linea con la media regionale e di poco inferiore a quella nazionale, che si attesta al 22,7%.

A trainare la presenza delle imprenditrici sono soprattutto i servizi alle imprese, comparto che conta 2.069 aziende femminili e concentra il 25,1% del totale. Seguono il commercio con 1.786 imprese, i servizi alla persona con 1.373, l'agricoltura con 1.200, le attività di alloggio e ristorazione con 849, il manifatturiero con 649 e le costruzioni con 292 imprese guidate da donne.

Guardando all'andamento dei singoli settori rispetto al secondo trimestre del 2025, i segnali positivi arrivano ancora dai servizi; quelli alle imprese crescono dell'1,8%, con 36 aziende in più, mentre i servizi alla persona segnano un aumento dell'1,9%, equivalente a 26 imprese.

In flessione, invece, tutti gli altri comparti: manifatturiero e costruzioni registrano entrambi un calo del 2,7%, il commercio all'ingrosso perde il 2,2% (40 imprese in meno), l'agricoltura arretra dell'1,6% (-19 unità), mentre le attività di alloggio e ristorazione diminuiscono dell'1,3% (11 imprese in meno).

Per quanto riguarda la forma giuridica delle imprese femminili parmensi, continua a prevalere la ditta individuale, con 5.303 realtà che rappresentano il 64,3% delle imprese femminili, pur segnando una lieve flessione dello 0,9% rispetto a un anno fa. Prosegue invece la crescita delle società di capitale, che aumentano del 3,0% e raggiungono quota 1.954. In calo più marcato le società di persone, ferme a 845 unità, con una contrazione del 4,3%.

Complessivamente, poi, sono 32.678 le cariche ricoperte da donne nelle imprese della provincia di Parma. La maggiore concentrazione si registra nei servizi alle imprese, che contano 10.905 cariche e rappresentano il 33,4% del totale, seguiti dal commercio con 5.113 cariche (15,6%) e dalle attività manifatturiere con 4.271 (13,1%).

L'analisi delle categorie speciali evidenzia inoltre la presenza di 1.854 imprese artigiane femminili, pari al 22,5% del totale, di 1.411 imprese guidate da donne straniere e di 686 imprese femminili giovanili.

Dal punto di vista territoriale, nel comune di Parma si concentrano 3.610 imprese femminili, con un'incidenza del 21,4% sul sistema imprenditoriale locale.

Quanto al peso dell'imprenditoria femminile sul totale delle imprese presenti nei singoli comuni, il primato spetta però a Valmozzola, dove le 29 imprese femminili rappresentano il 36,7% del tessuto produttivo locale. Seguono Corniglio con 66 imprese femminili e un'incidenza del 28,4%, Varsi con 42 imprese e il 27,3% e Bardi con 89 attività guidate da donne, pari al 25,8% del totale.

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Cyber Resilience Act: cosa devono fare le imprese nel 2026

Il Cyber Resilience Act (CRA) è il nuovo Regolamento europeo che introduce requisiti obbligatori di sicurezza informatica per tutti i prodotti con elementi digitali (software, hardware, IoT, dispositivi di rete e macchinari connessi). Basata sui principi di security by design e security by default, la normativa punta a proteggere l'intero mercato dalle sempre più frequenti minacce cyber, chiedendo garanzie di sicurezza lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

Pensare che la legge riguardi solo i produttori di software è un errore: la norma coinvolge direttamente anche importatori, distributori e tutte le PMI che acquistano o integrano tecnologia, trasformando la sicurezza in un requisito commerciale B2B. Sebbene sia entrato in vigore a fine 2024, il 2026 rappresenta l'anno di svolta. Dall'11 settembre 2026 scatta infatti l'obbligo perentorio di segnalare vulnerabilità ed incidenti gravi entro 24-72 ore, mentre l'entrata a pieno regime avverrà l'11 dicembre 2027.

Per non farsi cogliere impreparate ed evitare sanzioni pesantissime (fino a 15 milioni di euro o al 2,5% del fatturato), le aziende devono intervenire subito seguendo 5 azioni chiave:

  1. Mappare l'intero ecosistema digitale e i componenti software utilizzati;
  2. Strutturare un processo continuo di gestione e correzione (patching) delle vulnerabilità;
  3. Pianificare la distribuzione costante di aggiornamenti di sicurezza;
  4. Predisporre un piano formale di Incident Response per le comunicazioni di emergenza;
  5. Verificare la postura di sicurezza di fornitori e partner della supply chain.

In conclusione, adeguarsi al CRA non è solo un obbligo normativo, ma una scelta strategica per distinguersi sul mercato.

Per maggiori dettagli consultare il testo completo dell'articolo sul Blog CyberSecurity PMI, link all'articolo: https://www.cybersecurity-pmi.infocamere.it/notizie/cyber-resilience-act

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Quishing: proteggi la tua azienda dalle truffe QR Code

Il Quishing è una truffa informatica che unisce il phishing all'uso di QR Code ingannevoli. La sua caratteristica principale è il camuffamento: a differenza dei link testuali tradizionali, l'URL malevolo è nascosto nel codice, impedendo all'utente di verificarne subito la destinazione reale. Sfruttando la fiducia delle persone, i criminali indirizzano le vittime verso falsi portali di login, pagine di pagamento contraffatte o download di malware e ransomware. Gli attacchi colpiscono spesso tramite e-mail aziendali ingannevoli, QR Code sostituiti in luoghi pubblici o falsi accessi cloud. Le PMI sono il bersaglio perfetto per via di minori difese informatiche e scarsa formazione interna.

Per proteggersi efficacemente, si possono applicare cinque strategie chiave:

  1. Formare i dipendenti regolarmente per riconoscere i comportamenti sospetti legati ai codici QR;
  2. Controllare l'URL sullo schermo dello smartphone prima di aprire effettivamente il collegamento;
  3. Attivare l'autenticazione a più fattori (MFA) per bloccare gli accessi anche in caso di furto credenziali;
  4. Utilizzare software di sicurezza avanzati per il filtraggio delle e-mail e la protezione degli endpoint;
  5. Definire procedure di verifica alternative (es. telefono) per confermare richieste di pagamenti o dati. La prevenzione e la cybersecurity restano le armi migliori per garantire la continuità del business.

Per maggiori dettagli consultare il testo completo dell'articolo sul Blog CyberSecurity PMI, link all'articolo: Cybersecurity PMI - Quishing.

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Rapporto Italia Generativa 2025: “La colonna invisibile”. Un’indagine sul valore delle donne nel lavoro e nell’impresa

Perché le donne sono fondamentali per la crescita del Paese e, allo stesso tempo, continuano a essere sottorappresentate nei luoghi del riconoscimento, delle opportunità e del potere decisionale? È questa la domanda al centro del IV Rapporto Italia Generativa intitolato La colonna invisibile. Perché le donne sono importanti e perché contano ancora troppo poco.

Il Rapporto è promosso dal Centro di Ricerca ARC – Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e da Fondazione Poetica, in collaborazione con Unioncamere. L’obiettivo è offrire una lettura sistemica della condizione femminile nel lavoro e nell’impresa, individuando i principali fattori che ancora oggi limitano la piena valorizzazione del capitale umano femminile.

Otto capitoli per leggere la condizione femminile in Italia

L’edizione 2025 integra dati quantitativi e approfondimenti qualitativi per analizzare otto dimensioni cruciali della partecipazione femminile alla vita economica e sociale. Il percorso di analisi affronta temi quali istruzione, occupazione, imprenditorialità, leadership, conciliazione tra lavoro e cura, stereotipi culturali, mobilità sociale e trasformazioni organizzative.

Il Rapporto evidenzia come il ritardo italiano non dipenda da una singola causa, ma da un intreccio di fattori culturali, organizzativi e istituzionali che continuano a produrre disuguaglianze e a limitare il contributo delle donne allo sviluppo del Paese.

Il valore aggiunto: le voci delle imprenditrici e delle manager

Uno degli elementi più significativi del Rapporto è rappresentato dalla sezione dedicata alle interviste. Per affiancare l’analisi statistica con esperienze concrete, i ricercatori hanno raccolto 15 interviste semi-strutturate a imprenditrici e manager che ricoprono ruoli apicali in aziende e organizzazioni.

Le testimonianze affrontano temi centrali come l’accesso alla leadership, gli ostacoli incontrati lungo il percorso professionale, il rapporto tra lavoro e vita familiare, il valore della formazione e le strategie per promuovere ambienti di lavoro più inclusivi. Emergono storie differenti per settore, territorio e percorso personale, ma accomunate dalla consapevolezza del contributo economico e sociale che le donne apportano alle proprie organizzazioni e al sistema Paese.

Tra le protagoniste delle interviste figurano imprenditrici e manager provenienti da realtà diverse: 

Stefania Brancaccio - imprenditrice e Presidente di COELMO S.p.A.

Lella Miccolis - imprenditrice e fondatrice di Progeva S.r.l.

Lara Ponti - vicepresidente e membro del Consiglio di Amministrazione di Ponti S.p.A. SB

Alessandra Tore - co-fondatrice della Cooperativa Gea Ambiente e Turismo e

Ketty Panni - imprenditrice e co-fondatrice Beate Vivo Farm e Fondazione Relazionésimo ETS

Elena Dominique Midolo - imprenditrice digitale, manager italiana e co-fondatrice di ClioMakeUp, di cui è CEO

Francesca Failoni - co-fondatrice, CFO e Vicepresidente di Alps

Maria Chiara Barabino - Global HR Director di SAATI S.p.A.

Sabrina Florio - Direttore Affari Istituzionali della farmaceutica Sosepharm

Elena Goitini - Responsabile della Divisione Private Banking e Wealth Management BNL

Aurora Maggio - co-fondatrice di ZEFI.AI

Valentina Pellegrini - Presidente e Amministratore Delegato della Pellegrini S.p.A. 

Evelyn Isabel Pereira - Presidente di CNA World, fondatrice e CEO di Takeve e Presidente di PLASE

Stefania Rinaldi - imprenditrice e presidente di Rinaldi Group

Laura Venturini - imprenditrice, filologa e consulente SEO 

Una sfida che riguarda l’intero Paese

Il messaggio che emerge dal Rapporto è chiaro: la questione femminile non riguarda esclusivamente le donne, ma la capacità dell’Italia di generare sviluppo, innovazione e valore nel tempo. Rendere visibile questa “colonna invisibile” significa investire in politiche, organizzazioni e modelli culturali capaci di valorizzare pienamente competenze, talenti e leadership femminili, trasformando una risorsa oggi sottoutilizzata in uno dei principali motori di crescita del Paese.

Per leggere i numeri dal Rapporto

Puoi leggere i numeri dal rapporto visitando il sito https://www.italiagenerativa.it/rig2025/. 

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CyberStorie: phishing e ransomware contro un’impresa logistica italiana

Nel 2026 gli attacchi informatici, come quelli veicolati tramite phishing e ransomware, contro aziende e PMI hanno raggiunto livelli record sia in Italia che nel resto del mondo. Secondo il Rapporto Clusit 2026, gli attacchi cyber gravi globali sono aumentati del 49% rispetto all’anno precedente, superando quota 5.200 incidenti documentati.
 L’Italia si conferma uno dei Paesi più colpiti: nel 2025 ha subito il 9,6% degli incidenti cyber globali, con una crescita del 42% rispetto al 2024.
 

In questo scenario, una media impresa del settore logistico con sede nel Nord Italia è stata vittima di un grave attacco informatico che ha paralizzato le attività aziendali per diversi giorni. Il caso, simile a molti altri registrati recentemente in Europa, dimostra quanto le PMI siano oggi uno dei bersagli preferiti dei cyber criminali.

L’attacco è iniziato con una semplice email di phishing, ma nel giro di poche ore si è trasformato in un ransomware capace di bloccare server, documenti e comunicazioni interne. Leggi la storia nel  dettaglio.

Il caso della PMI: come è iniziato l’attacco informatico

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Le imprese al femminile superano il milione: boom al Sud

Sono 1.068.000 le imprese a gestione femminile in Italia, il 19,4% del totale: i dati CRIBIS 2026 su crescita, regioni e settori.

Le imprese a gestione femminile in Italia hanno superato quota un milione, raggiungendo 1.068.000 unità pari al 19,4% del totale nazionale. Nell’arco di due anni la crescita è stata del 12,4%, con oltre 120.000 nuove imprese guidate da donne entrate nel tessuto produttivo italiano dal 2024. A rilevarlo è l’aggiornamento del report Imprenditoria al Femminile di CRIBIS (gruppo CRIF), che considera femminili le società di capitali e di persone in cui le donne detengono la maggioranza nelle quote o negli organi di amministrazione, oltre alle ditte individuali con titolare donna. La stragrande maggioranza sono microimprese.

La specializzazione settoriale dell’imprenditoria femminile si concentra nei servizi di cura e assistenza, dove le donne rappresentano in alcuni comparti la maggioranza assoluta delle imprese attive. I settori con l’incidenza più alta sono:

  • le attività di assistenza sociale non residenziale, dove le imprese femminili raggiungono il 57,3% del totale di settore (in crescita rispetto al 52,5% rilevato nell’aggiornamento precedente);
  • i servizi alla persona, con un’incidenza del 47,1%;
  • le attività di assistenza residenziale, al 43,2%.
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