Affitti brevi, è allarme incompatibilità: a rischio 3 milioni di contribuenti. Ecco chi è nel mirino del Fisco
Dalla Legge di Bilancio 2026, la gestione di tre o più immobili in affitto breve fa scattare la presunzione di attività imprenditoriale, creando un forte allarme incompatibilità per professionisti (avvocati, notai) e dipendenti pubblici a tempo pieno.
L'attività commerciale è vietata per queste categorie, rischiando sanzioni disciplinari, sospensioni o licenziamenti.
Ecco i punti chiave della situazione:
- Soglia Impresa: la gestione di 3 o più unità immobiliari nel corso dell'anno solare impone l'apertura della partita IVA e la qualifica di imprenditore.
- Incompatibilità professionale/pubblica: molti ordini professionali (es. avvocati, commercialisti) vietano l'esercizio di attività d'impresa commerciale. I dipendenti pubblici a tempo pieno non possono svolgere attività imprenditoriali, violando l'obbligo di esclusività.
- Controlli digitali e CIN: l'Agenzia delle Entrate riceve direttamente i dati dai portali come Airbnb e Booking. L'obbligo di inserire il CIN (Codice Identificativo Nazionale) in ogni annuncio, in vigore dal 2025, rende più agevole il monitoraggio.
- Rischi: il superamento della soglia comporta la necessità di chiudere l'attività o rinunciare alla professione/impiego pubblico.
- Sicurezza: obbligatori estintori e rilevatori di monossido di carbonio in tutti gli affitti brevi.
La normativa mira a distinguere l'uso saltuario della seconda casa dall'attività ricettiva professionale, vietando ai soggetti con vincoli di esclusività di operare come imprenditori turistici.
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