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News Macchine utensili: export 2022 e previsioni 2023

Il 2022 è stato un anno ottimo per l’industria italiana delle macchine utensili, robot e automazione; il 2023 sarà ancora positivo, ma la raccolta ordini sta rallentando.

Secondo i dati di consuntivo elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, l’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione ha messo a segno nuovi record nel 2022.

La produzione italiana di macchine utensili, robot e automazione si è attestata a 7.280 milioni di euro (+15% rispetto al 2021). Il consumo è cresciuto del 26%, a 6.311 milioni, determinando l’incremento sia delle consegne sul mercato interno (3.812 milioni; +21,6%) sia delle importazioni (2.499 milioni; +33,3%).

Le esportazioni nel 2022, hanno raggiunto i 3.468 milioni di euro (+8,5% rispetto all’anno precedente). Il rapporto export su produzione è sceso, dal 50,5% del 2021, al 47,6% del 2022.

I principali mercati di sbocco dell’offerta italiana sono risultati: Stati Uniti (482 milioni, +43,5%), Germania (306 milioni, -13,3%), Cina (226 milioni, -0,7%), Francia (193 milioni, +9,6%), Polonia (188 milioni, +6,2%), Turchia (124 milioni, -3,9%), Spagna (119 milioni, +19,7%), Russia (99 milioni, -3,9%), Messico (84 milioni, +5,2%), Svizzera (74 milioni, +36,8%).

L’industria di settore a livello internazionale è risultata quarta nella classifica di produzione, export e consumo.

Il livello di utilizzo della capacità produttiva è passato dall’80,2% del 2021 all’86,6% del 2022.

Previsioni 2023

Anche il 2023 chiuderà con segno positivo, ma la raccolta ordinativi del primo semestre sta rallentando.

La produzione si attesterà a 7.750 milioni di euro, il 6,5% in più rispetto all’anno precedente, segnando così un nuovo record assoluto nella storia dell’industria italiana di settore.

Il consumo crescerà fino a raggiungere il nuovo valore record di 6.835 milioni di euro (+8,3%), trainando le consegne dei costruttori sul mercato domestico, attestandosi a 4.155 milioni di euro (+9%). Anche le importazioni saliranno fino a toccare il valore di 2.680 milioni di euro (+7,3%).

L’export crescerà a 3.595 milioni (+3,7%), così da tornare sui livelli pre-covid.

Secondo l’elaborazione UCIMU sui dati ISTAT, nei primi tre mesi del 2023, principali mercati di sbocco dell’offerta italiana di macchine utensili sono risultati: Stati Uniti (126 milioni +35,4%), Germania (89 milioni, +43,8%), Cina (55,5 milioni, +23,3%), Francia (54 milioni, +33,9%), Polonia (38 milioni, +10,2%), Turchia (34 milioni +86,8%), Messico (29 milioni, +49,7%), Repubblica Ceca (27 milioni, +118%), Spagna (25 milioni, -16,5%) e India (24 milioni, +38,9%).

Oggi la sfida dei costruttori in tema di innovazione è l’abbinata alla digitalizzazione-sostenibilità che si traduce sia nella capacità di realizzare sistemi che assicurino all’utilizzatore processi efficienti, sia nella possibilità di misurare l’impatto ambientale di ogni fase del processo di lavorazione.

Sempre più aziende del settore stanno lavorando allo sviluppo di un’offerta che preveda, oltre alla vendita del prodotto fisico (la macchina), anche una serie di servizi a valore aggiunto per l’utilizzatore.

La presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE Barbara Colombo ha chiesto alle autorità di governo “più risorse per invito di buyer esteri in Italia e la riapertura del Fondo 394 per finanziamento, a fondo perduto e a tasso agevolato, delle attività di internazionalizzazione quali, per esempio, l’apertura di sedi e filiali e la creazione di reti di imprese all’estero così come i progetti di sviluppo in materia di transizione ecologica e digitale e la partecipazione a fiere internazionali”.

Fonte: UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE

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Gio 03 Ago, 2023

Mercati mondiali dei beni personali di lusso

Altagamma ha presentato gli aggiornamenti del Monitor sui mercati mondiali dei beni personali di lusso (realizzato da Bain & Company) e dell’Altagamma Consensus, elaborato con il contributo di analisti e partner internazionali.

MONITOR ALTAGAMMA-BAIN

Nonostante le condizioni economiche di incertezza, il mercato globale del lusso personale ha messo a segno un anno record nel 2022, a 345 miliardi di euro (+19% rispetto al 2021). Nel primo trimestre di quest’anno, il mercato del lusso ha registrato una crescita del +9/11%.

Per il 2023 le stime di crescita sono state riviste in rialzo, grazie alla ripresa del consumo cinese e alla buona performance di quello europeo, nonostante il permanere di elementi di attenzione (costi energetici, inflazione ancora alta seppur in rallentamento, difficile reperibilità di materie prime, tensioni geopolitiche).

La base dei consumatori ultra-abbienti rimane forte, mentre si riscontra una volontà di elevazione che spinge i clienti ad acquistare “meno”, ma “meglio”. Per quanto riguarda le categorie: orologi e gioielli registrano le performance migliori.

Le principali opportunità per il settore nel medio termine sono legate all’evoluzione ESG (anche in virtù di un aumento delle pressioni normative) e alle nuove tecnologie che hanno un potenziale impatto sull’intera catena del valore dei beni di lusso.

Bain & Company prevede per quest’anno un’ulteriore crescita compresa tra il 5% e l’8%, con un potenziale scenario “ottimistico” che tocca quota +9-12%, a seconda degli sviluppi dello scenario economico.

A lungo termine le prospettive del mercato, grazie alla solidità dei suoi fondamentali, rimangono positive, con l’industria che avrà un valore di 530-570 miliardi di euro entro la fine del decennio.

Consensus Altagamma 2023

Malgrado l’incertezza macroeconomica e geopolitica, il comparto dell’alto di gamma si conferma in stabile e solida crescita. Le stime degli analisti e dei partner coinvolti parlano di un 2023 che procede agilmente verso una marginalità del 10%.

Questo è dovuto ai sostenuti flussi turistici internazionali verso l’Europa e alla riapertura della Cina. Anche Giappone ed Emirati Arabi Uniti vivono un momento di grande slancio.

Le strategie retail dei marchi dell’alto di gamma tornano a puntare sul canale fisico (pur armonizzate con quello digitale), adottano accurate politiche di pricing e nuove e sempre più esperienziali modalità di relazione con i clienti.

Il retail digitale è previsto continuare la sua espansione (+10%) pur con tassi di crescita non paragonabili al raddoppio delle vendite degli anni precedenti.

L’Europa beneficia del ritorno dei turisti. Milano e Parigi fra le mete più amate anche per i flussi provenienti da UK (tax free). Il consumo locale tiene meglio del previsto, portando gli analisti ad alzare le stime dal 5 al 10%.

Per gli Stati Uniti, il quadro è chiaroscuro. L’effetto dell’inflazione sulla classe media è in atto. Soffrono brand e prodotti aspirazionali; crescono i top brand. Gli high-end consumers americani, tornano a viaggiare e spendono fuori US. La stima di crescita sull’anno è del 3%.

Il Giappone, spinto dal turismo di breve tratta cinese e coreano, mostra prospettive di crescita al rialzo (+10%) e si conferma un mercato rilevante per i brand del lusso che qui puntano di più sul canale offline, potenziato da esperienze di hospitality.

Cina e Asia tornano a splendere (+14%). La Cina si candida a diventare il primo mercato mondiale: cresce la classe media, nuove città residenziali e turistiche, competenza digitale delle nuove generazioni.

La Corea del Sud è tra i più promettenti mercati, di enorme interesse per la sua influenza culturale nell’area. Cresce anche la Thailandia.

In crescita anche il Middle East +10%, grazie alle aree come gli Emirati Arabi Uniti (ma anche la Turchia) che traggono vantaggio dai consumi dei russi.

Categorie prodotto

È della pelletteria (+11%) la maggiore crescita prevista per il 2023 e anche le calzature (+9%) registrano una previsione al rialzo.

Prevista in crescita del +8% la categoria dell’abbigliamento e della cosmesi che consolida il proprio trend sostenuto da una spinta al benessere e alla cura del corpo che si estende all’uomo e che fa volare i profumi di nicchia. L’Asia sempre top-performer per la cosmesi.

In rialzo con un +8% le previsioni per gli orologi percepiti sempre più come investimento senza tempo confermato dalla crescita continua del valore degli usati negli ultimi anni: il mercato dei modelli storici e fuori produzione costituisce un terzo del mercato complessivo dei beni di lusso.

L’hard luxury prosegue il trend positivo e la gioielleria veleggia con un +10% grazie al suo status di bene rifugio e di investimento, con una forte domanda di prodotti super top, brandizzati e iconici.

Matteo Lunelli, Presidente di Altagamma, ha dichiarato: “Sul piano della promozione, siamo lieti sia stata accolta dal Ministro Urso la nostra proposta dell’istituzione della Giornata Nazionale del Made in Italy fissata per il 15 aprile, data della nascita di Leonardo che è artista, scienziato, inventore... Questa giornata potrà anche valorizzare il comparto di alta gamma nel percepito nazionale e indirizzare i giovani verso questa industria che per crescere avrà bisogno di nuovi talenti”.

Fonte: Fondazione Altagamma

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Gio 03 Ago, 2023

Rapporto annuale Istat 2023

L’edizione di quest’anno affronta quattro temi: demografia, lavoro, ambiente e imprese.

Il sistema produttivo italiano vede una presenza rilevante di aziende (3,6 milioni, pari al 16% delle imprese dell’industria e dei servizi di mercato residenti nell’Ue27 nel 2020) superiore a quella di Francia, Spagna e Germania.

In Italia la dimensione media di impresa è pari a 4 addetti, in linea con quella di Spagna e Paesi Bassi (la media europea è 5,5 addetti, mentre in Germania è 12 addetti).

La quota di imprese medio-grandi (con almeno 50 addetti) si attesta in Italia intorno all’1%, con un contributo al valore aggiunto del 55%. Il resto è ripartito tra piccole (20%) e micro-imprese (25%) quote sensibilmente superiori alla media dell’Unione.

L’Italia condivide con la Germania un sistema produttivo a forte vocazione manifatturiera. Oltre un terzo del valore aggiunto prodotto dalle imprese italiane attive nell’industria e nei servizi proviene da questo settore.

Costi del personale, produttività e investimenti

I dati Eurostat mostrano che, in Italia, la crescita nominale dei costi medi del personale nel secondo decennio degli anni Duemila è stata inferiore a quella nominale della produttività.

Questa evidenza è in contrapposizione con quanto si osserva in Francia, Spagna e, soprattutto in Germania, che hanno invece registrato una crescita in termini nominali dei salari superiore a quella della produttività.

Le imprese con forme più complesse di internazionalizzazione mostrano una produttività del lavoro maggiore, ancor più se appartengono a gruppi multinazionali.

Le imprese manifatturiere italiane, pur presentando elevati margini di redditività, si caratterizzano per una ridotta intensità degli investimenti fissi, che è particolarmente contenuta nelle piccole e nelle micro-imprese. Il persistente clima di incertezza sugli scenari evolutivi dell’economia condiziona le imprese italiane nel realizzare investimenti industriali.

La composizione degli investimenti fissi delle imprese manifatturiere italiane mostra, rispetto agli altri paesi europei, la più bassa incidenza dei prodotti di proprietà intellettuale (che includono gli investimenti in R&S). In Italia, nel 2020, la quota è del 2,8%, sensibilmente inferiore a Germania e Francia (rispettivamente, 6 e 7,5%).

Propensione all’export delle imprese manifatturiere

Nel complesso, poco meno di un quarto delle imprese manifatturiere italiane esporta sui mercati internazionali, una quota in linea con la Spagna, ma inferiore alla Germania di circa 10 punti percentuali.

  • Il manifatturiero italiano si caratterizza per una maggiore vocazione esportativa nelle classi medio-grandi, dove oltre il 90% delle imprese esporta.
  • Anche nelle piccole imprese (10-49 addetti) l’incidenza delle imprese esportatrici appare rilevante (oltre il 50%) e superiore a quella di Germania e Francia.
  • La quota di imprese esportatrici si riduce al 13% tra le micro-imprese italiane, circa 7 punti percentuali sotto la Germania, ma in linea con la Spagna e sensibilmente al di sopra della Francia (4,3%).

Rispetto al pre-pandemia, il 2022 si caratterizza per un graduale ridimensionamento delle quote del volume esportato per i settori dei macchinari e degli autoveicoli, a fronte della crescita dei prodotti alimentari. Aumenta anche la quota di esportazioni dell’elettronica e dei mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli, assieme alle bevande e ai mobili. Le quote di abbigliamento e pelletteria, si ridimensionano, nonostante qualche segno di recupero.

I principali partner commerciali dell’Italia (Stati Uniti, Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Russia e Cina) concentrano nel complesso circa la metà dei flussi di esportazioni della manifattura.

Germania, Francia e Stati Uniti sono i tre principali mercati di sbocco per i prodotti di tipo più tradizionale, connessi con l’abbigliamento e l’arredamento. Nel 2022, il 46% delle esportazioni delle bevande è stato destinato a Stati Uniti, Germania e Regno Unito.

La Francia continua a rappresentare il principale mercato di sbocco per abbigliamento, pelletteria e arredamento.

Le quote dell’abbigliamento verso Cina e Spagna sono significative. Rispetto al 2019, le prime sono in aumento e le seconde sostanzialmente invariate.

Fonte: Rapporto annuale Istat 2023

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Gio 03 Ago, 2023

INCUBATORE TORRICELLI

L’Incubatore di Impresa Torricelli supporta la nascita e la crescita di nuove idee imprenditoriali e startup innovative attraverso un’offerta strutturata di spazi, infrastrutture, servizi, consulenza ad alto valore aggiunto.

Uno spazio per lo sviluppo dell’eccellenza

L’Incubatore di Impresa Torricelli nasce con lo scopo di favorire la crescita di nuove idee imprenditoriali e startup innovative attraverso un’offerta strutturata di spazi, infrastrutture, servizi, consulenza e sinergie con le altre realtà presenti nel distretto della Ricerca e dell’Innovazione di Faenza: CNR, ENEA, Università, Alta Formazione, Spin-off della ricerca, altre aziende incubate.

Realizzato su iniziativa del Comune di Faenza e della Fondazione Amleto Bertoni, co-finanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, l’incubatore è gestito da Romagna Tech.

Grazie alla sua modularità, l’incubatore – un edificio moderno, costruito con materiali e soluzioni ecosostenibili – si configura come una struttura eclettica che ben si presta ad accogliere sia startup in ambito digitale, dei servizi e dell’economia della conoscenza, sia fablab, artigiani digitali e laboratorl. Si articola in tre moduli di oltre 2.300 mq che ospitano neoimprese, uffici, laboratori e ambienti per attività didattica e divulgativa, per un totale di undici uffici, quindici laboratori, una sala riunioni multimediale, tre locali server e un deposito.

Per informazioni:

http://www.romagnatech.eu
dario.monti@romagnatech.eu 
Tel. 3480130923

 

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Gio 03 Ago, 2023

Nuove imprese - Caratteristiche e fabbisogni professionali delle nuove imprese, Indagine 2022

Unioncamere e ANPAL pubblicano l’indagine 2022 NUOVE IMPRESE - CARATTERISTICHE E FABBISOGNI PROFESSIONALI DELLE NUOVE IMPRESE. I dati italiani e abruzzesi.

Il quadro generale del 2022 segnala un assestamento, rispetto al piccolo rimbalzo tecnico del 2021: si è passati dalle 143.880 nuove imprese del 2019 alle 129.300 del 2020 per poi risalire alle 151.890 del 2021 e assestarsi nel 2022 a 144.550 (-7.340, -4,83% sul 2021; +670, +0,44% sul 2019). 

Di queste circa due terzi fanno parte dei servizi, confermando che i tassi di natalità delle imprese sono più elevati laddove primeggiano le attività terziarie; rispetto a quelle industriali risultano meno capital intensive e con minori barriere all’ingresso.

La crescita di nuove imprese si concentra soprattutto nel settore “costruzioni ed attività immobiliari” per effetto delle massicce politiche di incentivo fiscale per la riqualificazione energetica che sono entrate nel 2021 e nel 2022 nella fase realizzativa. 

Stabile il settore "turismo", mentre c’è un calo per il settore “commercio” per via della coda lunga della crisi post-pandemica aggravata dai costi immobiliari ed energetici.

Il dato assoluto di 281.450 addetti delle nuove imprese esprime il miglior risultato dal 2017. L'industria vede contrarre a 2,42 addetti per nuova impresa, mentre la maggior parte degli altri comparti il dato cresce, in particolare per il turismo, il commercio e i servizi alle imprese.

Tra le motivazioni che spingono ad aprire nuove imprese, dal 2016 al 2022 crescono soprattutto le dichiarazioni degli imprenditori che motivano l’apertura della loro nuova impresa per “successo personale ed economico” (da 11,40% a 19,51%), “valorizzazione delle competenze” (da 16,30% a 18,82%), “sfruttamento di un’idea innovativa” (da 4,10% a 5,44%, in calo nell’ultimo anno). Mentre sono in discesa tutte le spinte più legate alla necessità di un lavoro: “difficoltà a trovare lavoro dipendente stabile” (da 10,90% a 6,19%), “necessità di trovare primo o nuovo lavoro” (da 17,40% a 8,14%). 

Per l’Abruzzo il 22,2% dei neo-imprenditori sono imprenditori che aprono un'ulteriore attività, dato superiore al 19,5% della media nazionale. Il dato abruzzese è leggermente superiore anche per operai e apprendisti che decidono di aprire un’impresa con il 20,9% contro il 19,1% nazionale ed è inferiore per studenti e soggetti in cerca di prima occupazione, disoccupati e casalinghe

In merito alle motivazioni che hanno spinto alla nascita delle "nuove imprese" nel 2022 il dato dell’Abruzzo è in linea con quello medio nazionale (Conoscenza / opportunità del mercato 54,3%, Necessità di trovare primo o nuovo lavoro 21%, Difficoltà a trovare lavoro dipendente stabile 16,1%, Insoddisfazione verso il precedente lavoro 23,4%, Valorizzazione competenze / esperienze professionali 49,3%, Successo personale ed economico 43,5%, Sfruttamento di un'idea innovativa 14,9%).

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Mer 02 Ago, 2023

La movimentazione anagrafica delle imprese al 1° trimestre 2023

I dati pubblicati da Infocamere-Movimprese aggiornati al 31 marzo 2023 per le province di Chieti e di Pescara
di Renato De Iuliis

Sulla base dei più recenti dati pubblicati da Infocamere-Movimprese aggiornati al 31 marzo 2023 nel Registro delle Imprese delle Camere di Commercio le imprese registrate nella provincia di Chieti sono risultate 43.911 (erano 44.478 al 31 dicembre 2022) e 36.976 in quella di Pescara (erano 36.649 alla fine del 2022), che corrispondono insieme al 54,6% delle complessive 147.414 imprese abruzzesi (erano 148.436 alla fine del 2022).

Il confronto con il 2008 mostra sempre un trend positivo per la provincia di Pescara che da 35.473 ditte è cresciuta del 3,3%, e uno negativo per la provincia di Chieti che da 47.776 unità è diminuita dell’ 8,1%; in calo più modesto l’andamento regionale (-1,5%).

In particolare, nel corso del primo trimestre 2021 la tendenza dello stock complessivo delle imprese abruzzesi rispetto allo stesso periodo del 2022 continua ad essere negativa (- 1,27% con 1.897 imprese in meno) così come gli andamenti delle due province, anche se più marcato il decremento: – 2,54% con – 1.143 imprese a Chieti,  -2,64% con – 994 imprese a Pescara.

Riguardo ai settori di attività economica si conferma il primato delle imprese del settore commercio, che in Abruzzo continuano a rappresentare il comparto più consistente (33.327 unità, 22,6% sul totale, ma erano 33.694 nel 2022), con prevalenza nella provincia di Pescara con 9.857 unità (29,6% del totale regionale, erano 10.010 nel 2022) mentre a Chieti risultano 8.863 unità (26,6% rispetto al totale abruzzese, erano 8.955 nel 2022). 

Il commercio si conferma come una delle attività più diffuse anche nelle province considerate essendo svolto dal 26,9% di quelle pescaresi e dal 20,2% di quelle chietine, dove però prevale sempre il settore dell’agricoltura con 11.724 (il 46,1% rispetto al totale regionale e il 26,7% di tutte le ditte della provincia) anche se pure in calo rispetto alle 12.121 ditte del 2022. Il commercio durante il primo trimestre 2023 ha dovuto registrare, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un deciso decremento sia a livello regionale (-3% con – 1.023 imprese) ancor più marcato sia nella provincia di Chieti (-3,8% con 347 ditte in meno), che in quella di Pescara  (-5,3% con 551 ditte in meno).

L’agricoltura si conferma il secondo settore numericamente rilevante, svolta in Abruzzo da 25.456 imprese (il 17,3% sul totale) con maggior peso a Chieti (11.724 imprese pari al 46,1% del totale regionale) mentre le 3.990 unità di Pescara ne rappresentano il 15,7%.

L’agricoltura continua a rappresentare un ruolo fondamentale nella provincia di Chieti, dove viene svolta dal 26,7% delle imprese, valore di molto superiore a quello regionale (17,3%) e ancor di più a quello pescarese (10,9%), anche se pure nel corso del primo trimestre 2023, rispetto al allo stesso periodo del 2022, è continuato il calo delle imprese sia a Chieti (-4,6% con – 564 ditte, che a Pescara (-5% con – 209 unità), entrambi in misura maggiore del calo a livello regionale (-3,1% con – 821 imprese).

L’industria delle costruzioni continua a rappresentare un settore trainante con 19.451 imprese in Abruzzo (- 1,8% con 188 ditte in meno rispetto al primo trimestre 22), delle quali il 25,4% (pari a 4.934 unità con 194 unità in meno rispetto al 1° trimestre 22) a Chieti, e il 22,5% (pari a 4.378 ditte e 124 imprese in meno rispetto al 1° trimestre 22) a Pescara.

Nelle due province considerate la quota di imprese operanti nell’edilizia (Chieti: 11,2%; Pescara: 11,9%) è comunque appena inferiore al valore regionale (13,2%).

Le attività manifatturiere sono svolte, a livello regionale, da 13.053 imprese (delle quali 3.751 a Chieti e 2.855 a Pescara) pari all’ 8,85% del totale abruzzese (Chieti: 8,5% con –77 ditte rispetto al 1° trimestre 22; Pescara: 7,8% con – 121 imprese rispetto al 1° trimestre 22), dovendosi registrare ancora un decremento percentuale dell’ordine del -1,8% a livello regionale, del -2,0% per la provincia di Chieti e del -4,1% per la provincia di Pescara.

Nel primo trimestre 2023 anche l’industria in senso stretto ha dovuto registrare, rispetto allo stesso periodo del 2022, un calo delle imprese a livello regionale (-1,7% con – 239 ditte) con un andamento simile a Chieti (-1,9% con – 78 ditte) ed ancora più evidente  a Pescara (-3,8% con -121 ditte). Continua a svolgere un ruolo strategico il comparto delle imprese che si occupano dell’alloggio e ristorazione (in Abruzzo 11.673 di cui 2.661 a Pescara e 2.966 a Chieti) che costituiscono circa l’8% del totale ( 7,3% a Pescara e 6,8% a Chieti) anche se pure esse devono soffrire un lieve calo in consistenza (-0,5% con -62 ditte) in Abruzzo, (-0,8% con -25 imprese) a Chieti , (-2,7% con – 74 ditte)  a Pescara.

Sempre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dal gennaio al marzo 2023 è continuata la contrazione del numero delle imprese registrate sia a livello regionale che provinciale, che non si è bilanciata neppure dall’incremento nell’ambito dei servizi, tanto che a livello complessivo si deve segnalare un decremento percentuale sia a livello regionale (-1,3% con 1.897 unità in meno), sia in provincia di Chieti -2,5% con 1.143 unità in meno), sia in provincia di Pescara (-2,6% con 994 ditte in meno).

Sempre con riferimento al primo trimestre 2023 osservando la nati mortalità delle imprese il saldo tra iscrizioni e cancellazioni ha messo in risalto ancora un preoccupante segno negativo (pur se inferiori ai saldi negativi del 2022) pari a – 1.033 imprese nella regione e – 474 a Chieti e – 328 a Pescara, con andamento del tasso di sviluppo (considerato come differenza tra tasso di attività e tasso di mortalità) mediamente negativo (con valori in regione a -0,7, in provincia di Chieti a – 1,1 e in provincia di Pescara a – 0,9); tale fenomeno ha riguardato pressoché indistintamente tutti i settori di attività, dovendosi registrare  valori sensibilmente negativi nel settore dell’agricoltura  (Abruzzo: -2,7; Chieti: -3,5; Pescara: -3,3), del trasporto (Abruzzo: -1,5; Chieti: -1,2; Pescara: -2,3), nel commercio (Abruzzo: – 1,4;Chieti:-1,4; Pescara:-1,7), nelle Costruzioni (-0,6 in regione, -0,7 a Chieti, e -1,1 a Pescara) nelle attività di servizi di alloggio e ristorazione (con un – 1,4 in Abruzzo – 1,3 Chieti – 2,1 a Pescara), nelle attività manifatturiere (con un – 1,1 in Abruzzo – 0,7 Chieti – 2,2 a Pescara), mentre tra le imprese non classificate il dato è fortemente positivo tanto da compensare in parte quello degli altri comparti (Abruzzo: +6,8; Chieti:  +7; Pescara: +6,8).

Con riguardo alle tipologie di forma giuridica, la distribuzione osservata a livello regionale (società di capitale: 29,4%, società di persone: 13,2%, imprese individuali: 54,7%, altre forme giuridiche: 2,7%) non si replica identicamente nelle due province, in quanto a Chieti le imprese individuali continuano a mostrare un peso percentuale (61,0%) sensibilmente più alto di quello regionale al contrario delle altre tipologie (società di capitali: 25,7%, società di persone: 10,7%), e a Pescara hanno un peso specifico maggiore della media regionale le società di capitale (32,8%) e le società di persone (14,7%) mentre le imprese individuali sono poco meno rappresentate, ma comunque sempre con valore superiore alla metà del totale (50,4%).

L’artigianato in Abruzzo con  28.063 ditte registrate conferma di rappresentare il 19,0% del sistema imprenditoriale, sebbene a Chieti (con 7.665 ditte) e a Pescara (con 6.396 ditte) continua a contare lievemente meno (entrambe 17,5%).  

Approfondendo l’analisi settoriale la maggioranza delle imprese artigiane si occupa di edilizia (34,9% in Abruzzo, 30,1% a Pescara e 34,2% a Chieti). A seguire per numerosità quelle che svolgono attività manifatturiere (21,8% nella regione, 21,6 a Chieti e 21,8% a Pescara). Tra le più rappresentate sono anche le altre attività di servizi (18,6% in Abruzzo, 19,2% a Chieti e 21% a Pescara). Gli altri settori di attività economica costituiscono quote limitate che non arrivano alle due cifre decimali, tra cui spicca il commercio (7,5% in Abruzzo, 8,3% a Chieti e 7,4% a Pescara).

Anche durante il primo trimestre del 2023 rispetto allo stesso periodo del 2022 è proseguito il ciclo emorragico delle imprese artigiane sia a livello regionale, superiore a quello rilevato nel 2022, (-2,6%) sia nelle province di Chieti e Pescara (rispettivamente -4,7% e -4,5%). Tale riscontro conferma il trend in flessione riscontrato già da anni che ha visto le imprese artigiane diminuire rispetto al 2007 del 23,2% in Abruzzo (erano 36.524), del 26,2% nella provincia di Chieti (erano 10.389) e del 23,0% in quella di Pescara (8.309).

Le imprese giovanili, che in Abruzzo contano 12.687 imprese attive, si distribuiscono con 3.504 unità a Chieti (27,6% del totale regionale) e 3.199 a Pescara (25,2%). Nel 1° trimestre del 2023 in Abruzzo sono diminuite del 3,4% (-449 unità) rispetto allo stesso trimestre del 2022 e hanno rilevato flessioni sia a Chieti (- 4,9% con -173 unità) sia a Pescara (- 4,4% con -141 unità).

Le imprese femminili attive in regione si attestano a 33.032 (confermando di rappresentare il 26% di tutte le imprese attive) e risultano maggiormente presenti a Chieti (11.173, costituenti il 29% di tutte le imprese attive nella provincia) rispetto a Pescara (7.409 costituenti il 24% di tutte le imprese attive nella provincia). Con riferimento allo stesso periodo del 2022 hanno registrato una decrescita a livello regionale (-2,1%) più sensibile a a Pescara (-4,1%),Chieti (-2,9%), e come evidenziato anche dall’analisi del trend decennale.

Le imprese individuali straniere attive in Abruzzo al 31 marzo 2023 risultano 10.335 e si distribuiscono per il 22,2% a Chieti (2.291 ditte) e per il 26,3% a Pescara (2.723 ditte). Rispetto al 1° trimestre 2022 si è registrata in Abruzzo una costante contrazione (nella misura del -3,3%), di ancora maggiore consistenza nella provincia di Chieti (-7,2%) ed addirittura più marcata in quella di Pescara (- 8,7%).

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Mer 02 Ago, 2023

Provincia di Foggia: in aumento le nuove imprese.

Il sistema delle imprese italiane continua a mostrare resilienza, insieme a qualche slancio di  dinamismo.  I  dati  del  secondo  trimestre  2023  evidenziano  un saldo positivo tra aperture e chiusure di imprese, con un aumento complessivo di 28.286 nuove aziende nel periodo aprile-giugno.

In provincia di Foggia, il tessuto imprenditoriale locale continua a dimostrarsi relativamente dinamico con un tasso di crescita nel trimestre 2023 di +0,70%.

Il dato risulta superiore alla media nazionale che si attesta a +0,47%. e superiore anche alla media regionale,  che invece, registra un  tasso di crescita di +0,56%.

Il dato realizzato in provincia di Foggia risulta essere il quinto miglior dato a livello nazionale dopo Aosta, Milano, Lodi e Trieste e il primo nel Sud Italia insieme a Ragusa.

Per quanto riguarda i diversi settori produttivi, nel secondo trimestre 2023 in provincia di Foggia, si registra una ripresa del settore agricolo di 0,41% e  del settore servizi di  1,59%. 

E’ quanto emerge in sintesi dall’analisi trimestrale Movimprese relativa al periodo aprile-giugno 2023, condotta da Unioncamere e InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio e disponibile all’indirizzo www.infocamere.it/Movimprese.

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Gio 03 Ago, 2023

Sì Impresa, tra i servizi uno sportello dedicato alla sicurezza alimentare

Sì Impresa offre alle aziende agroalimentari iscritte alla CCIAA di Napoli un servizio gratuito per rispondere a quesiti in materia di sicurezza alimentare.

Sì Impresa offre alle aziende agroalimentari iscritte alla CCIAA di Napoli un servizio gratuito per rispondere a quesiti in materia di sicurezza alimentare.
Il portale https://www.portale-etichettatura.lab-to.camcom.it/  consente di inserire un quesito specifico a cui risponderanno gli esperti del Laboratorio Chimico merceologico di Si Impresa, in materia di:

  • sicurezza alimentare, autocontrollo, rintracciabilità, materiali a contatto con gli alimenti, allergeni, trasporto alimenti.
  • etichettatura: dell’etichettatura nutrizionale sulla base della normativa vigente (inserimento dei dati mancanti, adeguatezza della terminologia, etc.)
  • etichettatura ambientale: informazioni da inserire sull’imballaggio relative all’etichettatura ambientale per il riutilizzo, recupero e riciclaggio dei rifiuti da parte dell’utente finale.
  • vendita in UE ed esportazione extra UE dei prodotti alimentari: con indicazioni riguardo alle fonti istituzionali da consultare per vendere ed esportare nei diversi Paesi, orientamento sui requisiti cogenti (analisi e documentazione) nei singoli Paesi extra UE.

Il portale funge anche da archivio dei quesiti pubblicati in modo da consentire una fruizione agevole ed esaustiva dei contenuti per tutti gli utenti registrati.

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Mer 02 Ago, 2023

Osservatorio Economia Cuneo

La Camera di commercio di Cuneo mette a disposizione un nuovo servizio, una piattaforma "Economia Cuneo" che consente l'accesso pubblico a numerosi dati riferiti alla struttura imprenditoriale provinciale.

Per poter avviare un progetto imprenditoriale è necessario valutare l'idea, i suoi punti di forza e gli aspetti da migliorare, ma è fondamentale conoscere il contesto in cui si dovrà intervenire. 

Definire l'idea in funzione dell'ambiente esterno e del mercato permette di realizzare una corretta strategia di avvio. 

La piattaforma "Economia Cuneo" consente l'accesso e l'analisi comparata sull'evoluzione della struttura produttiva a diversi livelli territoriali (provincia, regione, nazione) attraverso l'impiego di indici a base mobile e di tassi di variazione. 

 

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Mer 16 Ago, 2023

Sostegno agli investimenti produttivi finalizzati all'innovazione delle imprese

Avviso emanato in attuazione dell’Obiettivo di Policy 1 «Un’Europa più competitiva e intelligente», Obiettivo specifico 1.3. Rafforzare la crescita sostenibile e la competitività delle PMI e la creazione di posti di lavoro nelle PMI.

La Regione Abruzzo ha pubblicato un avviso con l'obiettivo di sostenere la competitività delle imprese abruzzesi, attraverso la realizzazione di nuovi prodotti che costituiscono una novità per l’impresa e/o per il mercato, l’innovazione dei processi produttivi, nonché l’implementazione di modelli innovativi aziendali di organizzazione del lavoro.

Possono presentare domanda di agevolazione le Micro, Piccole e Medie Imprese (mPMI), secondo la definizione di cui all’Articolo 2, punto 2, del presente Avviso le quali, a pena di inammissibilità, alla data di pubblicazione dello stesso sul BURAT, devono risultare iscritte ed attive nel registro delle imprese presso la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (di seguito CCIAA) territorialmente competente.

Le domande potranno essere presentate a partire dal 12 settembre 2023 fino al 12 ottobre 2023.

Per maggiori informazioni: https://coesione.regione.abruzzo.it/avvisi-pubblici/fesr/sostegno-agli-investimenti-produttivi-finalizzati-allinnovazione-delle-imprese

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Lun 31 Lug, 2023