Studi e ricerche

Start-up innovative: in Molise crescita strutturale e forte specializzazione nell’energia

Il sistema delle start-up innovative del Molise conferma nel 2025 segnali di dinamismo e una crescente qualificazione settoriale. È quanto emerge dall’ultima analisi Dataview del Centro Studi delle Camere di Commercio “Guglielmo Tagliacarne”, su dati Unioncamere-Infocamere.

Densità e andamento nel tempo

Nel 2025 il Molise registra 14,7 start-up innovative ogni 100.000 abitanti, posizionandosi all’11° posto nella graduatoria nazionale. Il dato segna un arretramento rispetto al 2024 (4° posto) e al miglior piazzamento raggiunto nel 2023 (2° posto), ma conferma la presenza di un ecosistema imprenditoriale innovativo ormai strutturato.

Particolarmente significativo l’andamento nel medio periodo: tra il 2016 e il 2025 il numero di start-up innovative è cresciuto del +110%, collocando il Molise al 7° posto in Italia per dinamica di crescita.

Giovani e donne protagonisti dell’innovazione

Le start-up a prevalenza giovanile rappresentano il 16,7% del totale (7° posto nazionale), mentre quelle a prevalenza femminile si attestano al 14,3% (8° posto).

Il dato evidenzia una partecipazione qualificata delle nuove generazioni e una buona presenza dell’imprenditoria femminile nel comparto ad alta tecnologia, elemento strategico per la sostenibilità futura del sistema produttivo regionale.

Energia: un punto di forza distintivo

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la specializzazione settoriale: il 23,8% delle start-up innovative molisane opera in ambito energetico, valore che colloca la regione al 2° posto nazionale.

La concentrazione di imprese ad alto valore tecnologico nel settore dell’energia rappresenta un asset competitivo coerente con le prospettive legate alla transizione ecologica e allo sviluppo sostenibile.

Capitalizzazione: area di miglioramento

L’incidenza delle start-up con un capitale sociale pari o superiore a 10.000 euro si attesta al 19,0% (20° posto nazionale). Il dato evidenzia un livello di capitalizzazione ancora contenuto, aspetto che richiama l’importanza di strumenti di accompagnamento finanziario e di rafforzamento patrimoniale nelle prime fasi di vita dell’impresa.

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Ven 13 Mar, 2026

Impresa donna: la solidità vince sul numero

Nell’Alto Lazio rimane alto il tasso di femminilizzazione imprenditoriale

Nel Reatino le imprese guidate da donne al 31 dicembre 2025 sono 3.731 e l’incidenza delle imprese femminili sul totale resta una delle più alte d’Italia, pari al 26,2% (la media nazionale è del 22,3%) con un calo del 2,89% rispetto all’anno precedente ed un saldo negativo di 111 unità. Ancora più elevato il tasso di femminilizzazione delle imprese viterbesi, pari al 27,4% sul totale. Anche nella Tuscia, dove le imprese femminili sono a fine dicembre 9.980, si registra una flessione, pari al -1,16%, portando le imprese ad una perdita di 117 imprese nel 2025. 

A mostrarlo è l’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, realizzato con il supporto di SiCamera e Centro studi Tagliacarne che ha rilevato anche a livello nazionale un piccolo passo indietro nei numeri (-0,3% nel 2025 rispetto al 2024, poco più di 4mila in meno) ma un salto di qualità: nella platea del milione e 303mila imprese femminili registrate a dicembre scorso, le aziende con un maggior numero di addetti, più forti e strutturate, stanno prendendo il posto delle piccole imprese al femminile.

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio, a calare, in entrambe le province di Rieti e Viterbo, sono soprattutto le imprese individuali e le società di persone mentre sono in aumento le società di capitali.

Nell’Alto Lazio le imprese femminili sono concentrate maggiormente nei comparti dell’agricoltura, dei servizi, del commercio e del turismo.

I dati sono stati diffusi in occasione della prima tappa, in partenza da Lucca, dell’edizione 2026 del Giro d’Italia delle donne che fanno impresa. Il roadshow, promosso da Unioncamere con il coinvolgimento dei Comitati per l’Imprenditoria Femminile, è inserito nel Piano Nazionale dell’Imprenditoria Femminile, gestito da Invitalia in collaborazione con Unioncamere, per conto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e finanziato dai fondi europei del Next Generation EU.

Per sostenere la propensione all’imprenditoria femminile nell’Alto Lazio la Camera di Commercio di Rieti Viterbo ricorda che è attivo con diverse iniziative il proprio il Comitato per l’imprenditoria femminile che è possibile contattare alla pagina dedicata del sito camerale https://www.rivt.camcom.it/it/attivita_34/supporto-alle-imprese_433/comitato-promozione-imprenditoria-femminile_82/

 

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Mer 11 Mar, 2026

Modena Economica n. 1-2026

Uno sguardo sull'economia modenese per i giovani imprenditori e non solo.

L'economia modenese e le strategie della Camera di Commercio di Modena per supportare le attività produttive.

Online puoi trovare il n. 1 del 2026. 

https://www.mo.camcom.it/notizie/online-modena-economica-n-1-2026

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Mer 11 Mar, 2026

Io sono Cultura 2025 - L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi

Quindicesima edizione del rapporto redatto da Fondazione Symbola, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne & Deloitte con il sostegno di Unioncamere. 

Il report “Io sono cultura” annualmente quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale. Una filiera, in cui operano soggetti privati, pubblici e del terzo settore che, nel 2024 è cresciuto dal punto di vista del valore aggiunto (112,6 miliardi di euro, in aumento del +2,1% rispetto all’anno precedente e del +19,2% rispetto al 2021). Una filiera complessa e composita in cui si trovano ad operare quasi 289 mila imprese (in crescita del +1,8% rispetto al 2023) e più di 27.700 mila organizzazioni senza scopo di lucro che si occupano di cultura e creatività (il 7,6% del totale delle organizzazioni non-profit). Cultura e creatività, in maniera diretta o indiretta, generano complessivamente un valore aggiunto per circa 302,9 miliardi di euro.

Fonte: Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne & Deloitte. (2025)

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Mar 10 Mar, 2026

Lavori più pagati in Italia, chi sale nella classifica 2026

In Italia i ruoli che pagano di più nel 2026 si concentrano in quattro aree: tecnologia e intelligenza artificiale, finanza e management, ingegneria e supply chain, tecnici specializzati. La nuova mappa premia soprattutto le posizioni che uniscono specializzazione, responsabilità e scarsità di competenze sul mercato.
Il dato più interessante è che non salgono solo i ruoli dirigenziali tradizionali ma entrano stabilmente tra i profili più remunerati anche figure tecniche e operative molto ricercate, come data scientist, cyber security expert, automation engineer, programmatore PLC e meccatronico. È qui che la nuova classifica cambia passo rispetto ai vecchi ranking centrati quasi soltanto sui vertici aziendali.

La nuova classifica fotografa una distribuzione per aree professionali che oggi trainano le retribuzioni. I comparti con le RAL più competitive sono quattro:
- l’area IT e intelligenza artificiale, dove spiccano data scientist, cyber security expert, cloud engineer, IT manager e AI solutions architect. Le aziende italiane hanno investito in modo marcato nell’intelligenza artificiale e questa accelerazione ha spinto in alto i ruoli in grado di trasformare dati, infrastrutture e sicurezza in vantaggio competitivo. Non soltanto competenza tecnica, in questi ruoli pesa la capacità di tenere insieme business, automazione, protezione dei sistemi e impatto concreto sui processi. È questo che spiega perché il comparto tech resti il più forte sul piano retributivo;
- l’area finance, banche e management, con ruoli come CFO, business controller, risk manager e HR manager.  Nei contesti di mercato più incerti continuano a contare moltissimo il controllo dei costi, la gestione del rischio e la capacità di leggere i numeri in chiave strategica. E’ una conferma: le funzioni di governo aziendale continuano a essere tra quelle con il premio salariale più alto, soprattutto quando uniscono responsabilità economica e capacità decisionale.
- l’area ingegneria e supply chain, che valorizza automation engineer, ingegnere ambientale, supply-chain manager e plant manager. In questo cluster contano molto la rarità delle competenze, la capacità di tenere in equilibrio costi, tempi, qualità e trasformazione produttiva. È il motivo per cui questi profili restano al centro della domanda delle imprese industriali più strutturate.
- l’area dei tecnici specializzati, dove emergono meccatronico, programmatore PLC e tecnico commerciale. I tecnici specializzati continuano a spuntare retribuzioni competitive, perché la loro scarsità sul mercato si traduce in un potere negoziale più forte. 
Il tratto comune non è solo il titolo del ruolo, ma il peso strategico che queste figure hanno per le aziende: controllo del rischio, automazione, dati, sicurezza informatica, continuità produttiva, gestione della complessità.
La nuova geografia degli stipendi conferma che Milano e hinterland restano il polo più forte per finance e tech, con livelli retributivi superiori alla media nazionale. Resiste poi il quadrilatero industriale tra Emilia e Veneto, dove si concentrano molti dei profili tecnici e ingegneristici meglio pagati e si consolidano anche hub come Roma, Torino e Bologna, soprattutto nei comparti più avanzati legati a innovazione, difesa e aerospazio. La classifica dei lavori più pagati, quindi, non si legge solo per ruolo ma anche per ecosistema territoriale.

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Mar 10 Mar, 2026

Report "Un mare di opportunità: la Blue Economy nel Salento"

La blue economy incide per quasi il 7% sul complesso dell'economia della provincia di Lecce, collocandola all'11° posto in Italia per numero di imprese e occupati e al 21° per valore assoluto prodotto. Sono alcuni dei dati che emergono dallo studio "Un mare di opportunità: la Blue Economy nel Salento", presentato dal direttore generale del Centro Studi delle Camere di Commercio “G. Tagliacarne”, Gaetano Fausto Esposito, nel convegno organizzato dalla Camera di Commercio di Lecce nell’ambito del Salone nautico internazionale NautiGo 2026.

In allegato le slide presentate durante l'evento.

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Mar 10 Mar, 2026

Una dashboard predittiva per analizzare il terziario di mercato

Analizzare in dettaglio e intercettare le traiettorie di sviluppo di un settore vitale dell’economia del territorio, come quello dei servizi di mercato, per favorire decisioni più consapevoli per gli operatori economici. Sono questi gli obiettivi che hanno portato alla realizzazione della dashboard interattiva realizzata da InfoCamere, con il supporto della Camera di commercio di Padova.

La dashboard offre un ampio spettro di viste sul comparto a livello territoriale con successivi livelli di approfondimento, sfruttando le potenzialità dei sistemi di georeferenziazione applicati ai dati del Registro delle imprese.
Accanto alla profondità territoriale, la piattaforma consente di esplorare l’andamento del comparto nel tempo sia attraverso serie storiche per tipologia di natura giuridica e ambito settoriale delle imprese, sia traguardando possibili scenari previsionali di sviluppo dello stock di imprese nel breve-medio termine.
Per rappresentare meglio le peculiarità del sistema produttivo nazionale e locale, la dash è basata sulla nuova classificazione ATECO 2025, attraverso la quale è possibile ottenere una descrizione più puntuale delle attività economiche che caratterizzano i processi di innovazione e di trasformazione dell’economia e della società italiana ed europea.
Tra le analisi sviluppate, alcune rivestono grande rilevanza per lo sviluppo di azioni di policy e per lo sviluppo di strategie imprenditoriali. Tra queste spiccano quella sulla sopravvivenza delle imprese, con approfondimenti dettagliati per tipologia e dimensione, e quella sui fenomeni legati all’imprenditoria femminile, giovanile e degli stranieri. 
Per contestualizzare gli scenari evolutivi del settore, la dashboard integra ulteriori variabili di contesto socio-economico, provenienti da altre fonti statistiche pubbliche a livello territoriale, come ad esempio la popolazione residente, gli occupati, i flussi turistici, i depositi e i prestiti bancari.

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Mar 10 Mar, 2026

Imprese femminili: più solide e robuste, si rafforzano nella struttura.

Non crescono di numero ma sono molto più solide, organizzate e forti come struttura. Come mostra l’osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, le imprese femminili stanno cambiando: le aziende con un maggior numero di addetti stanno prendendo il posto delle piccole imprese al femminile. I dati 2025, a confronto con quelli del 2024, mostrano che le imprese femminili più piccole, con 0-9 addetti, diminuiscono di oltre quattromila mentre aumentano quelle più grandi: +0,5% per le imprese femminili con 10-49 addetti (+246), +1,3% per quelle tra 50-249 addetti (+44), +3,8% per quelle oltre 250 addetti (+13).

Numeri piccoli ma di grande significato. La stessa evoluzione si riflette anche sulle forme giuridiche. Nel 2025 ad aumentare sono state le sole società di capitali (+2,6% rispetto al 2024). In valori assoluti ciò significa oltre novemila società in più guidate da donne e oltre settemila ditte individuali in meno.
A fine dicembre 2025, le imprese guidate da donne hanno raggiunto il milione e 303mila unità, incidendo sul totale delle imprese per il 22,3%. Rispetto all’anno precedente si riducono dello 0,3%.
Il calo è modesto e non si distribuisce in maniera uniforme. Le maggiori diminuzioni si concentrano nel Nord Est del paese, a seguire il Centro mentre sono minori le riduzioni nelle altre due aree Nord Ovest e Mezzogiorno. A livello regionale, il risultato più negativo si registra in Valle d’Aosta, Abruzzo, Calabria seguite da Emilia Romagna e Molise. Cresce invece in Trentino Alto Adige seguita da Sicilia e Sardegna.
A livello provinciale sette le province che vedono crescere le imprese femminili, a partire da Sondrio, Gorizia, Palermo, Bolzano, Caltanisetta, Sassari e Trapani mentre il calo soprattutto a Crotone, Aosta, Rovigo e Isernia. Le attività legate alla cura della persona, alle attività per la salute umana, l’assistenza sociale, istruzione e formazione restano un caposaldo. In questi ambiti, le imprese femminili rappresentano il 30-40% del totale imprese registrate. Alta la partecipazione anche nei servizi di alloggio e ristorazione (vicini al 30%), nell’agricoltura (27,6%) e nel commercio (24,7%). Superiore al tasso medio anche la diffusione di imprese guidate da donne nelle attività sportive, artistiche e di intrattenimento, al 23,8% su base nazionale. In assoluto, il settore che registra il numero più contenuto di aziende a guida femminile sono le costruzioni, dove le 52mila imprese femminili registrate incidono per il 6,5%.

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Mar 10 Mar, 2026

Diminuiscono le imprese femminili nelle province di Alessandria e di Asti

Secondo il rapporto diffuso dall'ufficio studi della Camera di commercio di Alessandria-Asti, il numero delle impresse femminili è in calo sia nella provincia di Alessandria che in quella di Asti, ma l’andamento rispecchia il trend generale delle imprese.

Le imprese femminili  nell’area delle province di Alessandria-Asti, al 31 dicembre 2025, sono 13.763 sulle 59.464 totali; sono pari quindi al 23,1% delle imprese totali
(dato superiore alla media regionale, 22,4%, e nazionale, 22,3%).

In quattro anni l’area Alessandria-Asti registra un calo del 6,5% di imprese femminili (-953 imprese); Alessandria registra -6,2%, Asti -6,9%.
I settori dove le aziende femminili si concentrano sono l’agricoltura, il commercio, alloggio e ristorazione, attività immobiliari, manifattura.


Come peso percentuale di imprese femminili sul totale imprese, Alessandria si colloca in prima posizione regionale: 23,4%; Asti è al terzo posto con 22,6%, al pari di Vercelli; si tratta, in ogni
caso di differenze minime fra le varie province del Piemonte, dove in generale un’impresa su quattro è donna.

Crescono le imprese  femminili straniere:  sono, al 31/12/25, 1.231, pari al 13,8% del totale delle imprese femminili.

 

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Lun 09 Mar, 2026

Barometro dell’economia regionale n. 2/2026

Sul sito www.unioncamereveneto.it è disponibile il “Barometro dell’economia regionale” (n.2/2026), il report statistico mensile curato dall'Area studi e ricerche di Unioncamere del Veneto, che fornisce un quadro aggiornato dei principali indicatori economici

Vi informiamo che sul sito www.unioncamereveneto.it è disponibile il “Barometro dell’economia regionale” (n.2/2026), il report statistico mensile curato dall'Area studi e ricerche di Unioncamere del Veneto, che fornisce un quadro aggiornato dei principali indicatori economici. 

In questo numero sono stati aggiornati al quarto trimestre 2025 e le relative annualità dei dati su:

  • Arrivi e presenze turistiche
  • Ore di cassa integrazione
  • Principali indicatori del settore manifatturiero
  • Principali indicatori del settore delle costruzioni

Altre informazioni economiche sono disponibili:

Cordiali saluti.

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Lun 09 Mar, 2026