Studi e ricerche

Un manifesto di capital discipline. Perché il valore d’impresa nasce dall’ordine delle decisioni (non dai numeri del piano)

Nel dibattito economico contemporaneo si parla molto di innovazione, di crescita e di accesso ai capitali. Molto meno si parla della disciplina con cui questi elementi vengono messi in relazione tra loro

Il team viene prima dei capitali

Uno degli equivoci più diffusi nel mondo imprenditoriale – e in particolare nell’ecosistema delle startup – è l’idea che la disponibilità di capitale sia la condizione che rende possibile la crescita. L’esperienza degli investitori suggerisce invece una lettura diversa: il capitale non crea capacità imprenditoriale, la amplifica.

Per questa ragione, nei processi di investimento professionale il primo elemento di valutazione non è quasi mai il business plan, ma la qualità delle persone che devono realizzarlo. Gli investitori sono consapevoli che il capitale può essere raccolto, la tecnologia può essere sviluppata e persino il modello di business può essere adattato nel tempo. Molto più difficile è sostituire un gruppo imprenditoriale che non funziona.

La governance viene prima della crescita

Un secondo equivoco riguarda la relazione tra crescita e organizzazione. Molte imprese inseguono la crescita prima di aver costruito una struttura decisionale adeguata. Il risultato è che la crescita stessa finisce per rendere visibili tutte le fragilità dell’organizzazione.

La crescita, in altre parole, amplifica ciò che l’organizzazione è già. Se la struttura decisionale è solida, la crescita diventa un moltiplicatore di valore. Se la governance è fragile, la crescita può trasformarsi in un moltiplicatore di complessità.

La strategia viene prima dei numeri

Un terzo principio riguarda il modo in cui si costruiscono i piani industriali. Sempre più spesso si osservano modelli finanziari estremamente sofisticati che cercano di prevedere l’evoluzione economica dell’impresa nei prossimi anni. Il problema è che, non di rado, questi numeri vengono costruiti prima che la strategia sia stata realmente chiarita. Quando accade questo, il piano finanziario rischia di diventare una rappresentazione elegante di ipotesi non verificate.

La relazione corretta tra strategia e numeri è esattamente l’opposto: prima si definisce dove e come competere, poi si modellano le implicazioni economiche di quelle scelte. I numeri non sostituiscono le decisioni strategiche, ma ne rappresentano la conseguenza.

Il valore viene prima della tecnologia

La tecnologia è un abilitatore. Il valore nasce quando quella tecnologia risolve un problema reale, si inserisce in un modello di business coerente e genera flussi di cassa sostenibili nel tempo.

Molte iniziative innovative falliscono proprio perché confondono innovazione tecnologica e creazione di valore. È possibile sviluppare soluzioni tecnicamente sofisticate che però non trovano un mercato disposto a pagarle, oppure che non riescono a generare un vantaggio competitivo difendibile. Per questo motivo è utile distinguere tre piani spesso sovrapposti: la possibilità tecnica di realizzare una soluzione, la sua reale utilità per il cliente e la capacità di generare valore economico nel tempo. Solo quando questi tre livelli sono allineati l’innovazione diventa un vero fattore di creazione di valore.

Prima il team. Poi la governance. Poi la strategia. Poi la tecnologia. Solo alla fine i numeri.

È da questa sequenza che nasce il valore trasferibile dell’impresa. Ed è proprio questa trasferibilità – più ancora della crescita – che rende un’impresa davvero interessante per investitori, acquirenti e per la generazione che dovrà raccoglierne il testimone.

Tratto dal post di Andrea Arrigo Panato (Dottore Commercialista ed esperto in valutazione d’azienda, operazioni straordinarie e passaggio generazionale)

https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2026/03/26/un-manifesto-di-capital-discipline-perche-il-valore-dimpresa-nasce-dallordine-delle-decisioni-non-dai-numeri-del-piano/?uuid=91_fUXEPJ3h

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Ven 10 Apr, 2026

MANIFESTAZIONE D'INTERESSE IPCEI CIC

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy lancia la manifestazione di interesse per l’IPCEI CIC – Compute Infrastructure Continuum, iniziativa strategica in fase di costituzione a livello europeo, finalizzata alla realizzazione di un’infrastruttura di calcolo europea distribuita, federata e multi-fornitore, capace di garantire indipendenza tecnologica, prevenire fenomeni di lock-in e assicurare elevati standard di sicurezza, sostenibilità energetica e protezione dei dati.

La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 7 maggio 2026.

Cos'è

L’IPCEI Compute Infrastructure Continuum è un’iniziativa strategica a livello europeo volta a rafforzare la competitività europea nell’economia digitale globale attraverso lo sviluppo di una filiera digitale europea completa, dalla realizzazione di data center alla fornitura di servizi cloud e AI, nonché alla capacità di elaborare e utilizzare i dati in prossimità del loro luogo di generazione.

L’IPCEI CIC completa l’impegno italiano ed europeo in ambito digitale affiancandosi alle recenti iniziative sull’intelligenza artificiale (IPCEI AI) e sulle tecnologie avanzate dei semiconduttori (IPCEI AST).

La sigla IPCEI indica gli Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo. Scopri di più sulla pagina dedicata

Obiettivo

IPCEI CIC promuove inoltre la creazione di un ecosistema interconnesso su scala europea, basato su infrastrutture interoperabili e accessibili secondo principi aperti e non discriminatori, in grado di operare come un continuum computazionale tra edge e cloud. Tale approccio consente l’elaborazione, l’analisi e la gestione sicura ed efficiente di grandi volumi di dati, supportando applicazioni avanzate, anche critiche, e favorendo lo sviluppo di servizi innovativi e competitivi a livello transfrontaliero.

 

Presentazione domande

Il Ministero invita i soggetti interessati a presentare proposte progettuali coerenti con gli obiettivi dell’IPCEI CIC.

La documentazione per la presentazione delle candidature, unitamente ai moduli e agli allegati tecnici, è riportata nell'Avviso del 1° aprile 2025.

La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 7 maggio 2026.

 

Documenti

 

Contatti

  • Direzione generale per la politica industriale, la riconversione e la crisi industriale, l'innovazione, le PMI e il made in Italy – DG IND
    Divisione V, Aiuti di Stato e cooperazione industriale europea e internazionale 
    dgind.div5@mise.gov.it

Ufficio competente

Divisione V. Aiuti di Stato e cooperazione industriale europea e internazionale

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Gio 09 Apr, 2026

Servizio Dataview, indicatori congiunturali e tessuto imprenditoriale (gennaio 2026)

Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia: pubblicati i dati relativi agli indicatori congiunturali delle tre province.

Nella sezione “informazione economica” del sito della Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, sono disponibili i dati relativi agli indicatori congiunturali e al tessuto imprenditoriale (gennaio 2026) del servizio Dataview.

Disponibili al seguente link: https://czkrvv.camcom.it/informazione-economica/studi/statistica/.

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Mar 07 Apr, 2026

Servizio Dataview, START-UP INNOVATIVE (FEBBRAIO 2026)

Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia: pubblicati i dati relativi alle start-up innovative nelle tre province.

Nella sezione “informazione economica” del sito della Camera di Commercio di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, sono stati pubblicati i dati relativi alle start-up innovative (febbraio 2026) del servizio Dataview.

Disponibili al seguente link: https://czkrvv.camcom.it/informazione-economica/studi/statistica/.

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Mar 07 Apr, 2026

101 startup innovative che le aziende dovrebbero seguire nel 2026

Le startup sono giovani realtà imprenditoriali in grado di portare innovazione e trasformazione nei mercati e nelle industry, perciò le aziende che conoscono i benefici dell’open innovation sono interessate a monitorarle e valutarle.

In Italia, negli ultimi anni, ne sono nate migliaia, attive nei campi più svariati. EconomyUp ha elaborato una selezione, in ordine rigorosamente alfabetico, di startup che sono nate in questi ultimi anni e che sono da conoscere e seguire anche nel 2026.

Sono tutte imprese con sede in Italia, fondate dal 2020 in poi, e operano in diverse industry: dal banking al retail, dalla smart mobility all’automotive, dal proptech all’insurance e altro ancora. 

Fonte: EconomyUp, 18 dicembre 2025

LINK

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Mar 07 Apr, 2026

Identikit sulle aspiranti imprenditrici del territorio MILOMB_dati 2025

Sono circa 1.000 gli aspiranti imprenditori e imprenditrici che nel 2025 si sono rivolti a Formaper, società in house della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi, per sviluppare la propria idea imprenditoriale. Le donne rappresentano circa il 48% del totale, confermando una presenza sempre più significativa nel panorama dell’imprenditoria locale. 

La distribuzione per fascia d’età mostra che la maggior parte ha tra i 35 e i 50 anni (43,5%), seguono le over 50 (28,4%), la fascia 25–35 anni (19,4%) e infine le più giovani tra i 18 e i 25 anni che rappresentano l’8,7% del totale.

Tra le aspiranti imprenditrici, circa la metà svolge già un’attività lavorativa. Eppure, il desiderio di mettersi in proprio rimane forte. Per molte di loro, la formazione diventa lo strumento chiave per acquisire competenze e trasformare un’idea in un vero progetto imprenditoriale. 

Le richieste di supporto riguardano soprattutto gli aspetti pratici legati all’avvio d’impresa: dalle procedure burocratiche e amministrative alla scelta della forma giuridica, fino alle opportunità di finanziamento e ai regimi fiscali. Grande interesse anche per gli strumenti di pianificazione, come il Business Model Canvas e il Business Plan, indispensabili per definire e sviluppare il proprio progetto d’impresa.

Formaper mette a disposizione gratuitamente colloqui di primo orientamento, incontri con professionisti e attività di formazione, confermandosi punto di riferimento per chi desidera trasformare una passione o un’idea in un lavoro indipendente.
Se sei di MILOMB e stai pensando di avviare una tua attività, contattaci tramite il FORM 

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Mar 07 Apr, 2026

L’Italia delle imprenditrici: un punto di forza per l’economia

L’Italia esprime un dato che merita di essere letto con particolare attenzione nel contesto europeo considerata la presenza del più elevato numero di donne imprenditrici nell’Unione Europea, con oltre 1,6 milioni di imprenditrici tra titolari di impresa e lavoratrici autonome, pari a oltre il 22% del totale del tessuto imprenditoriale nazionale, secondo le rilevazioni di Unioncamere

Questo dato restituisce un elemento ormai consolidato della nostra economia. L’imprenditoria femminile non rappresenta una dimensione marginale del sistema produttivo, ma una sua componente strutturale e dinamica.

La sfida oramai non riguarda soltanto la nascita di nuove imprese femminili, ma soprattutto la capacità di accompagnarle verso una fase di rafforzamento dimensionale, patrimoniale e competitivo, condizione indispensabile per affrontare le trasformazioni dell’economia contemporanea. Le criticità più ricorrenti si concentrano in particolare su alcuni ambiti ben noti: l’accesso al credito, la patrimonializzazione delle imprese e l’integrazione nei circuiti dell’innovazione. Non a caso, sebbene la presenza femminile nel sistema imprenditoriale sia ampia e diffusa, la partecipazione delle donne nell’ecosistema delle startup innovative si attesta ancora intorno al 13-14%. 

L’esperienza dell’imprenditorialità femminile sta progressivamente delineando un modello di leadership particolarmente coerente con le esigenze dell’economia contemporanea. Le donne imprenditrici dimostrano spesso una forte capacità di armonizzare competenze diverse, di costruire contesti organizzativi equilibrati e di coniugare competitività economica e qualità del lavoro. 

In un’economia sempre più fondata sulla conoscenza, sui servizi avanzati e sulle relazioni, queste caratteristiche non rappresentano soltanto un tratto distintivo della leadership femminile, ma un fattore competitivo per il futuro del sistema produttivo italiano.

Tratto dal post di Giuseppe Arleo, esperto in finanza agevolata e incentivi alle imprese e fondatore di Arleo & Partners

Articolo completo su https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2026/04/03/litalia-delle-imprenditrici-un-punto-di-forza-per-leconomia/?uuid=91_jOgOFlXT

 

 

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Mar 07 Apr, 2026

Comunità Energetiche Rinnovabili, via libera della Giunta regionale a ulteriori 2,5 milioni di euro

Di Sciascio: “La Puglia investe su energia condivisa, sostenibilità e sviluppo dei territori”

La Regione Puglia conferma il proprio impegno nel promuovere un sistema energetico decentrato, solidale e innovativo, in cui le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) diventano pilastri della transizione ecologica. La Giunta regionale ha difatti approvato un ulteriore stanziamento di 2,5 milioni di euro per finanziare progetti finalizzati alla costituzione delle Comunità Energetiche Rinnovabili, rafforzando l’Avviso pubblico a sportello già attivo nell’ambito del Programma Regionale POFESR 2021-2027.

Il bando regionale, aperto dal 25 giugno 2025 e con scadenza fissata al 16 aprile, sostiene i costi di avvio e costituzione delle Comunità Energetiche Rinnovabili, finanziando studi di fattibilità, analisi energetiche, azioni di animazione territoriale, spese legali e amministrative necessarie alla creazione delle CER. L’avviso è disponibile sul portale regionale delle politiche energetiche e punta a favorire la nascita di nuove comunità energetiche su tutto il territorio pugliese.

Le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano uno degli strumenti più innovativi per la transizione energetica: gruppi di cittadini, imprese, enti locali e soggetti pubblici che collaborano per produrre, condividere e consumare energia da fonti rinnovabili attraverso impianti locali, generando benefici ambientali, economici e sociali per le comunità e contribuendo alla riduzione dei consumi e della povertà energetica. Il modello si fonda sull’autoconsumo collettivo, sulla sostenibilità e sulla responsabilità intergenerazionale, promuovendo un sistema energetico più resiliente, diffuso e partecipato.

Questo nuovo stanziamento si inserisce in una strategia più ampia della Regione Puglia che prevede, nei prossimi mesi, un secondo avviso dedicato al finanziamento degli investimenti per la realizzazione degli impianti, con una dotazione prevista di circa 15 milioni di euro e contributi a fondo perduto fino al 40% delle spese. In caso di ulteriore successo della misura, è prevista anche una possibile integrazione di ulteriori 10 milioni di euro attraverso risorse FSC già destinate alla Regione. A ciò si aggiunge il bando a valere sul Piano territoriale per la Provincia di Taranto (JTF) di prossima pubblicazione, con una dotazione di 7,9 milioni di euro a sostegno delle CER, oltre al supporto a progetti pilota già avviati sul territorio.

“Con questo ulteriore stanziamento – dichiara l’assessore allo Sviluppo economico e lavoro, Eugenio Di Sciascio – la Regione Puglia rafforza una strategia chiara e coerente che mette al centro la crescita sostenibile dei territori, l’innovazione energetica e la partecipazione delle comunità locali. Le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano uno strumento concreto per costruire un modello di sviluppo capace di coniugare sostenibilità ambientale, equilibrio economico e coesione sociale, in piena integrazione con le politiche nazionali ed europee sulla transizione energetica. Vogliamo accompagnare cittadini, enti locali e imprese in un percorso che renda l’energia un bene condiviso, accessibile e solidale, sostenendo sia la fase di costituzione sia quella di investimento. La Puglia crede in un sistema energetico diffuso, resiliente e partecipato, in cui le comunità diventano protagoniste della produzione e dell’utilizzo dell’energia rinnovabile, generando benefici economici per i territori, contrastando la povertà energetica e favorendo nuove opportunità di sviluppo. L’obiettivo è costruire una rete regionale di comunità energetiche forte e capillare, capace di accompagnare la transizione ecologica e di rendere la Puglia sempre più autonoma, competitiva e sostenibile. L’attualità di queste misure, nel pieno di una crisi energetica che mostra già i suoi effetti sulle famiglie e imprese, va quindi sottolineata e vista come una opportunità da cogliere dalla più ampia platea possibile”.

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Gio 02 Apr, 2026

Transizione 5.0: nuovi incentivi nel 2026

La chiusura anticipata dei fondi di Transizione 5.0 ha obbligato le imprese a fare i conti con una misura partita tardi e finita troppo presto. Le domande già inviate restano valide in ordine cronologico, mentre l’attenzione si sposta sul nuovo programma 2026 basato sui maxi-ammortamenti.

l piano Transizione 5.0, pensato per sostenere investimenti digitali e di efficientamento energetico nel biennio 2024–2025, ha terminato rapidamente le proprie risorse. Il piano disponeva inizialmente di 6,3 miliardi, poi ridotti a 2,5 miliardi con la revisione del PNRR. Il decreto attuativo, arrivato solo nell’agosto 2024, ne ha rallentato la partenza e la complessità normativa ha frenato l’adesione delle imprese.

Il contesto è cambiato con la Legge di Bilancio 2025, che ha introdotto semplificazioni significative, come l’unione dei primi due scaglioni e la presunzione di risparmio energetico per gli investimenti sostitutivi di beni obsoleti. Anche FAQ e chiarimenti pubblicati da Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) e GSE (Gestore dei servizi energetici) hanno contribuito a rendere più accessibile la misura.

Nella seconda metà del 2025 le richieste sono aumentate con forza, superando i 2,8 miliardi di euro già il 6 novembre. Per evitare il superamento del limite concordato con la Commissione UE, il Mimit ha chiuso la piattaforma, consentendo solo il completamento delle domande già presentate.

Le imprese che hanno già inviato la documentazione possono procedere regolarmente. Le richieste saranno gestite anche se il totale dovesse superare il tetto disponibile. La possibilità di una riapertura è considerata remota e dipende esclusivamente da eventuali rinunce.
l nuovo scenario 2026: maxi-ammortamenti e ritorno a una politica industriale più stabile
Esaurita la Transizione 5.0, la politica industriale si sposta ora verso il nuovo piano incentivi previsto per il 2026. Il Governo ha delineato un programma da 4 miliardi di euro basato sui maxi-ammortamenti, che sostituirà definitivamente i crediti d’imposta. L’obiettivo è offrire uno strumento stabile, semplice da applicare e più prevedibile.

Il nuovo modello, ispirato al piano Industria 4.0, riconoscerà maggiorazioni fiscali differenziate sulla base dell’entità dell’investimento, con incrementi particolarmente vantaggiosi per le imprese che raggiungeranno obiettivi di riduzione dei consumi energetici. Il piano comprenderà investimenti in beni strumentali materiali e immateriali, oltre a soluzioni per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e impianti di stoccaggio.

A livello territoriale, la legge di bilancio introduce inoltre un credito d’imposta triennale per la Zona Economica Speciale del Mezzogiorno, attivo dal 2026 al 2028. Restano escluse, almeno per ora, le attività di formazione e innovazione tecnologica, mentre potrebbero aprirsi spazi limitati per il credito d’imposta del 10% dedicato all’ideazione estetica.

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Gio 02 Apr, 2026

NEL 2025 IN PROVINCIA DI CUNEO DIMINUISCONO LE REALTÀ GUIDATE DA IMPRENDITORI UNDER 35

Lieve flessione per le imprese giovanili cuneesi.

A fine 2025 le imprese giovanili registrate alla Camera di commercio di Cuneo sono 5.863 e rappresentano il 9,1% delle attività aventi sede legale sul territorio provinciale e il 16,2% delle 36.228 realtà guidate da giovani registrate in Piemonte. 

Nel 98,3% dei casi si tratta di microimprese, ovvero aziende con un numero di dipendenti inferiore alle dieci unità. 

A fronte di 1.055 nuove iscrizioni e 388 cessazioni (al netto delle cancellazioni d’ufficio), che hanno determinato un tasso di natalità del 17,9% e un tasso di mortalità del 6,6%, il saldo si conferma positivo con +667 unità, migliorando il risultato dell’anno precedente (+637). 

Malgrado questo saldo positivo, a livello di stock abbiamo assistito a una lieve flessione (-0,6%, -37 unità), dovuta al naturale invecchiamento degli imprenditori che, al compimento del 35° anno escono dalla categoria "under 35" e non possono più essere considerati imprese giovanili. 

Tuttavia, la tenuta di Cuneo è migliore rispetto al dato regionale (-0,8%) e nazionale (-2,6%).

Dai vitalità al territorio cuneese e realizza il tuo progetto!

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Gio 02 Apr, 2026