Campania

4morsi, la pizza campana che unisce tradizione e innovazione: da Marcianise un progetto imprenditoriale per il futuro del food

Dall’arte del pizzaiolo napoletano alle tecnologie per conservare fragranza e qualità: Futura Srl ha sviluppato il marchio 4morsi, puntando su ingredienti naturali, tracciabilità della filiera e nuovi mercati. La storia di un’impresa campana che valorizza una delle eccellenze del territorio attraverso l’innovazione

Come trasformare un prodotto simbolo della tradizione gastronomica campana in un’opportunità imprenditoriale capace di rispondere alle nuove esigenze del mercato? La risposta arriva da Futura Srl, PMI con sede a Marcianise, in provincia di Caserta, che ha dato vita al marchio 4morsi, dedicato alla pizza pronta da gustare, realizzata attraverso un processo produttivo che integra l’arte tradizionale del pizzaiolo napoletano e le tecnologie di conservazione. Il progetto nasce dall’iniziativa dei fondatori Fabio Biondi e Giuseppe Russo, che hanno scelto di puntare su un prodotto riconoscibile, legato all’identità gastronomica locale, ma ripensato per raggiungere nuovi consumatori. L’obiettivo è portare la qualità della pizza napoletana anche nelle case e nei locali, con una proposta che coniuga praticità, attenzione agli ingredienti e trasparenza.

Dalla tradizione artigianale a un processo produttivo innovativo

Il cuore del progetto è l’incontro tra sapere artigianale e tecnologia. L’impasto viene lavorato attraverso un processo brevettato e lasciato maturare in ambienti a temperatura e umidità controllate. Dopo la cottura in forno, le pizze vengono sottoposte a un processo di surgelazione graduale, studiato per preservarne le caratteristiche organolettiche, la fragranza e il profumo.
La ricetta è priva di additivi, coloranti e conservanti e valorizza ingredienti selezionati, dalla farina di grano italiano al pomodoro coltivato su suolo vulcanico. La produzione avviene nello stabilimento di Marcianise, che ha una capacità dichiarata di circa mille pizze all’ora.
La gamma iniziale comprende due pizze pronte da gustare, Margherita e Vegana, oltre alle basi Bianca e Rossa, pensate per lasciare spazio alla personalizzazione. Una scelta che permette all’azienda di concentrarsi su un’offerta iniziale mirata, con possibilità di sviluppare ulteriormente il catalogo in base alle esigenze del mercato.

Tracciabilità e nuovi mercati: la strategia di 4morsi

Un elemento distintivo del progetto è l’attenzione alla trasparenza. Attraverso un QR Code, il consumatore può consultare informazioni sulla filiera e sull’origine degli ingredienti. La tracciabilità diventa così parte integrante della proposta di valore, in un mercato in cui la provenienza delle materie prime e la conoscenza di ciò che si acquista assumono un’importanza crescente. La strategia commerciale si rivolge a due canali: la grande distribuzione organizzata, per il consumo domestico, e il settore Ho.Re.Ca., che comprende hotel, ristoranti, bar e attività di ristorazione. Due mercati differenti, accomunati dalla ricerca di prodotti pratici, affidabili e capaci di mantenere caratteristiche qualitative riconoscibili.
Il progetto mostra come un’impresa possa costruire la propria identità non soltanto sul prodotto, ma anche sul processo produttivo, sulla trasparenza e sulla capacità di individuare nuovi canali di vendita.

Fare impresa nel Casertano: valorizzare il territorio attraverso l’innovazione

La storia di Futura Srl rappresenta un esempio di come il patrimonio gastronomico locale possa diventare il punto di partenza per un percorso di innovazione imprenditoriale. Nel caso di 4morsi, la tradizione non viene abbandonata, ma reinterpretata attraverso investimenti in tecnologia, organizzazione della produzione e sviluppo commerciale. Per chi vuole avviare un’impresa nel settore agroalimentare, questa esperienza mette in evidenza alcune leve strategiche: individuare un bisogno concreto del mercato, differenziare l’offerta, garantire la qualità del prodotto, comunicare in modo trasparente e costruire una strategia distributiva coerente con le risorse disponibili.
Il settore food offre opportunità che vanno oltre la ristorazione tradizionale: trasformazione alimentare, tecnologie per la conservazione, tracciabilità, packaging, distribuzione e sviluppo di nuovi modelli di consumo sono ambiti nei quali competenze tecniche e capacità imprenditoriali possono incontrarsi.
In questo contesto, la Camera di Commercio di Caserta, attraverso il Servizio Nuove Imprese (SNI), promuove la diffusione della cultura imprenditoriale e l’accesso a informazioni utili per chi intende trasformare un’idea in un’attività economica. Conoscere il mercato, valutare gli investimenti necessari, individuare i canali di vendita e informarsi sulle opportunità di accompagnamento e finanziamento sono passaggi fondamentali per dare solidità a un progetto.
L’esperienza di 4morsi racconta, in definitiva, una possibilità concreta per il territorio: partire da una competenza e da una tradizione riconosciute per costruire un prodotto nuovo, capace di competere su mercati più ampi. Un percorso in cui l’identità campana diventa una risorsa per innovare e fare impresa.

 

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Ven 30 Ott, 2026

ResTry, la startup nata a Caserta che conquista il mercato: l’intelligenza artificiale al servizio della creatività

Con il progetto ResTry tre ragazzi di Caserta hanno vinto la prima edizione di TeenVentures, competizione nazionale dedicata alle startup under 20. Un risultato che valorizza il talento dei giovani del Mezzogiorno e richiama l’importanza di creare opportunità concrete per trasformare le idee innovative in imprese

Dalla provincia di Caserta a un palcoscenico nazionale dedicato all’innovazione: è il percorso di ResTry, la piattaforma sviluppata da tre giovanissimi talenti che si è aggiudicata il primo posto alla prima edizione di TeenVentures, competizione rivolta alle startup fondate da under 20, la cui finale si è svolta a Milano a maggio scorso.
Il team è composto dai casertani Giuseppe Di Sorbo e Francesco Di Stefano, insieme a Flavio Bernoni. La loro idea imprenditoriale nasce dall’incontro tra tecnologia, intelligenza artificiale e creatività: ResTry è una webapp progettata per automatizzare il premontaggio dei video, riducendo i tempi dedicati alle operazioni più ripetitive dell’editing e consentendo ai videomaker di concentrarsi maggiormente sulla parte creativa del proprio lavoro.
Il progetto si è distinto in una competizione che ha coinvolto venti giovani provenienti da tutta Italia, con un percorso di workshop, mentorship e presentazioni davanti a professionisti e investitori. Il gruppo è stato inoltre l’unico rappresentante del Mezzogiorno tra i partecipanti, rendendo il riconoscimento ancora più significativo per il territorio casertano.

Dall’idea al progetto d’impresa: il valore dell’innovazione giovanile

La storia di ResTry dimostra come l’imprenditorialità possa nascere anche da competenze digitali, intuizioni e dalla capacità di individuare un problema concreto da risolvere. In questo caso, l’obiettivo non è sostituire il lavoro creativo con l’intelligenza artificiale, ma utilizzare la tecnologia per semplificare le attività più onerose e lasciare più spazio alle capacità umane.
I fondatori sottolineano infatti l’importanza di utilizzare l’IA in modo consapevole e responsabile, accompagnando l’innovazione con percorsi di formazione che aiutino le nuove generazioni a comprenderne opportunità e limiti. Un tema centrale anche per chi si prepara ad avviare un’attività: alle competenze tecniche devono affiancarsi capacità organizzative, conoscenza del mercato, sostenibilità economica e una visione chiara dello sviluppo futuro.
La vittoria a TeenVentures rappresenta per ResTry una vetrina importante, ma anche un punto di partenza. Come raccontato dai giovani fondatori, una delle sfide successive consiste proprio nell’individuare le strategie più adatte per dare continuità al progetto e trasformare il riconoscimento ottenuto in un percorso di crescita.

Giovani imprenditori al Sud: talento da valorizzare, opportunità da rafforzare

Il successo della startup casertana porta l’attenzione su una questione strategica per l’economia del Mezzogiorno: la necessità di creare condizioni favorevoli affinché i giovani possano sviluppare le proprie idee senza essere costretti a cercare altrove occasioni di crescita.
Tra le difficoltà segnalate dai fondatori figurano la minore disponibilità di occasioni di networking, investimenti e servizi di supporto rispetto ai principali poli nazionali dell’innovazione. Ostacoli che possono rendere più complesso il passaggio da un prototipo a un’impresa strutturata, soprattutto nelle fasi iniziali, quando servono competenze, relazioni professionali, accesso al mercato e risorse finanziarie.
Per questo, sostenere l’imprenditoria giovanile significa andare oltre la celebrazione dei singoli successi. È necessario favorire il collegamento tra scuole, università, imprese, incubatori, investitori e istituzioni, promuovendo occasioni di orientamento, formazione e accompagnamento alla creazione d’impresa. Fondamentale è anche aiutare gli aspiranti imprenditori a conoscere gli strumenti di finanziamento disponibili e a sviluppare un progetto imprenditoriale sostenibile.

In questo scenario, la Camera di Commercio di Caserta, attraverso il Servizio Nuove Imprese (SNI), richiama l’attenzione sul valore delle idee imprenditoriali dei giovani e sull’importanza di accompagnarle con informazioni e strumenti utili ad affrontare le diverse fasi di avvio dell’attività.
La storia di ResTry dimostra che dal territorio casertano possono nascere soluzioni tecnologiche capaci di confrontarsi con il mercato nazionale. Perché questi risultati diventino un’opportunità più ampia per l’economia locale, occorre continuare a investire sulle competenze, sulla cultura imprenditoriale e su un ecosistema che permetta ai giovani di sperimentare, crescere e creare valore nel proprio territorio.

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Ven 30 Ott, 2026

Sviluppo Competenze 2026: contributi a fondo perduto fino a 42 mila euro per la formazione e l’innovazione delle PMI campane

Le PMI campane possono accedere a contributi a fondo perduto per formare il personale sui temi dell’innovazione tecnologica e della transizione verde e digitale. Con Sviluppo Competenze 2026, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy mette a disposizione oltre 12,4 milioni di euro per le imprese del Mezzogiorno. Le domande possono essere presentate online entro il 21 dicembre 2026.

Le micro, piccole e medie imprese della Campania possono richiedere contributi a fondo perduto per formare il personale dipendente sui temi dell’innovazione tecnologica e della transizione verde e digitale. È quanto prevede Sviluppo Competenze 2026, l’incentivo promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e gestito da Invitalia, rivolto alle PMI con unità locali in sette regioni del Mezzogiorno, tra cui la Campania.
Il secondo sportello della misura mette a disposizione una dotazione finanziaria di oltre 12,4 milioni di euro. Le domande possono essere presentate online fino alle ore 12 del 21 dicembre 2026, attraverso la piattaforma di Invitalia.

Quali agevolazioni sono previste

Il contributo a fondo perduto copre il 50% delle spese ammissibili per i progetti formativi individuali, con un importo compreso tra 5.000 e 30.000 euro. Per le micro e piccole imprese che partecipano a progetti integrati sovraregionali, realizzati in rete con altre aziende, l’intensità dell’aiuto può salire al 70%, fino a un massimo di 42.000 euro. Per le medie imprese coinvolte in questi progetti, il contributo può raggiungere il 60%, fino a 36.000 euro.

I percorsi devono riguardare competenze utili a introdurre nuove tecnologie, migliorare i processi produttivi e rendere le attività più sostenibili. Tra gli ambiti finanziabili figurano intelligenza artificiale, cybersecurity, automazione, tecnologie 4.0 e 5.0, efficientamento energetico ed economia circolare, oltre a settori innovativi come biotecnologie, aerospazio, salute, turismo e mobilità intelligente.

Tra i costi ammissibili rientrano le spese per i formatori, i materiali didattici, i viaggi e l’alloggio, le consulenze connesse al progetto e il costo del personale dipendente durante le ore di formazione. I percorsi devono essere affidati a fornitori indipendenti con almeno tre anni di esperienza e il contratto con il fornitore deve essere sottoscritto dopo la presentazione della domanda.

Come presentare la domanda

La richiesta deve essere trasmessa esclusivamente online tramite il portale di Invitalia. La procedura prevede una selezione tramite graduatoria: l’assegnazione delle risorse non dipende quindi soltanto dall’ordine cronologico di presentazione. Le imprese che hanno già partecipato al primo sportello non possono presentare una nuova domanda nell’ambito di questa seconda finestra.
Per le imprese che intendono investire nella crescita, l’incentivo rappresenta un’opportunità per rafforzare le competenze dei dipendenti e accompagnare l’adozione di soluzioni digitali e sostenibili. Prima di avviare il percorso, è importante verificare i requisiti di accesso, le spese ammissibili e le modalità di partecipazione indicate nella documentazione ufficiale.

Per approfondire: la scheda della misura sul sito della Regione Campania e il portale Invitalia.

 

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Ven 30 Ott, 2026

Brava Innovation Hub, dieci startup femminili innovative accelerano in Campania: due progetti arrivano dal territorio regionale

Dalla ricerca oncologica al benessere degli animali: Organoids Factory Lab e Jampy sono tra le dieci imprese selezionate a livello nazionale per il programma di accelerazione di Invitalia. A Salerno, dodici settimane di formazione, mentoring e networking per trasformare idee innovative in opportunità di mercato

Dieci startup a guida femminile, selezionate tra 122 candidature provenienti da tutta Italia, si preparano a rafforzare i propri progetti imprenditoriali grazie a Brava Innovation Hub, il programma promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e gestito da Invitalia. Il percorso, ospitato a Salerno, prevede dodici settimane di alta formazione per sostenere la crescita delle imprese, accelerarne l’ingresso sul mercato e valorizzare soluzioni innovative nei settori tecnologico, scientifico e ambientale.
Il programma mette a disposizione di ciascuna impresa un contributo di 40.000 euro, oltre 60 ore di mentoring individuale, formazione su strategia aziendale, finanza, marketing, comunicazione, aspetti legali e leadership. Sono previsti inoltre spazi di lavoro, occasioni di networking e incontri con investitori e partner.
L’iniziativa rientra nel programma per l’Imprenditoria femminile finanziato dal MIMIT con risorse del PNRR e punta a rafforzare la presenza delle donne nel mondo delle imprese, soprattutto nei settori scientifici e tecnologici.

Tra i progetti selezionati anche due startup campane

Tra le dieci realtà selezionate figurano anche due startup campane: Organoids Factory Lab e Jampy. La prima sviluppa modelli biologici ottenuti dalle cellule dei pazienti, i cosiddetti organoidi, che riproducono alcune caratteristiche dei tumori e consentono di testare più rapidamente nuove terapie, contribuendo alla ricerca oncologica e allo sviluppo di trattamenti personalizzati. Jampy, invece, opera nel settore della salute e del benessere animale, combinando prodotti per i cani e strumenti digitali per aiutare i proprietari a monitorarne le esigenze e ricevere indicazioni personalizzate.
Le altre startup selezionate sono Repertor.io, che utilizza l’intelligenza artificiale per interpretare i bisogni dei pazienti; Weartech, che sviluppa indumenti intelligenti per alleviare il dolore pelvico cronico femminile; Aliseo, piattaforma per prevenire criticità nelle catene di fornitura; BoostEd AI, dedicata alla formazione personalizzata; ABBISTAS, che monitora gli ecosistemi marini con mini-boe intelligenti; Tricomela, impegnata nella ricerca biotecnologica sui processi di ingrigimento dei capelli; Agrisolana, che sviluppa tecnologie per un’agricoltura più efficiente; e Myconic, che trasforma scarti agroalimentari e micelio in materiali alternativi alle plastiche tradizionali.
Per il territorio campano, la selezione di due startup rappresenta un segnale importante della capacità di trasformare ricerca, competenze e innovazione in progetti imprenditoriali ad alto potenziale. Sostenere l’imprenditoria femminile significa favorire la nascita di nuove imprese, rafforzare la competitività del sistema economico e creare opportunità di crescita e occupazione qualificata.
La Camera di Commercio di Salerno, attraverso il Servizio Nuove Imprese (SNI), valorizza queste esperienze come esempi per chi desidera avviare un’attività e ricorda l’importanza di accompagnare le idee imprenditoriali con competenze manageriali, strumenti adeguati e occasioni di confronto con l’ecosistema dell’innovazione.

 

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Ven 30 Ott, 2026

Formazione imprenditoriale gratuita: al via il percorso Start!

Hai un'idea d'impresa? Tre moduli da 3 ore, gratuiti, a Salerno, Caserta e Irpinia-Sannio: scopri date e programma del percorso Start!

Per fare impresa non basta un'intuizione: servono metodo, un target ben chiaro, una ricerca di mercato e una verifica di progetto per assicurarsi che il budget sia sufficiente per partire e sostenersi. Quando si tratta di capitale, inoltre, bisogna scegliere attentamente la forma giuridica con cui si registra l'azienda, nella piena consapevolezza degli obblighi e degli adempimenti che comporta. Non ci si può improvvisare. Per traghettare una start up o anche solo una buona idea dallo stadio embrionale all'impresa, è necessario intraprendere un percorso di formazione imprenditoriale. Un iter formativo ben strutturato offre competenze applicabili e aiuta a evitare errori che possono costare tempo e risorse, soprattutto nelle fasi di avviamento di un'azienda. La presenza di esperti e imprenditori all'interno del corpo docente assicura un confronto pragmatico col mercato e con le concrete sfide del lavoro, con un know how che mette alla prova il progetto fin dall'idea. È da questa linea di pensiero che nasce "Start! Dall'idea al business: l'impresa in tre step", il progetto di formazione promosso da Unioncamere Campania per costruire la propria attività un passo alla volta.

Tre moduli, nove ore, formazione gratuita

Start! si articola in tre moduli da tre ore ciascuno, per un totale di nove ore di formazione gratuita presso le Camere di Commercio di Salerno, Caserta e Irpinia-Sannio. Gli incontri si tengono sempre dalle 15 alle 18: il primo, in presenza, nella sede della Camera; gli altri due in webinar.

Il calendario delle edizioni

Ciascuna Camera di Commercio ha il proprio calendario, compreso tra il 19 novembre e il 14 dicembre 2026, e ciascuno sceglie sede e date.

Camera di Commercio      Modulo 1 (in presenza)    Modulo 2 (webinar)   Modulo 3 (webinar)

Salerno                             19 novembre                   26 novembre             9 dicembre

Caserta                             27 novembre                       4 dicembre           11 dicembre

Irpinia-Sannio                   26 novembre                        3 dicembre           14 dicembre

Per Irpinia-Sannio la sede in presenza del primo modulo sarà comunicata a parte.

Chi può partecipare

La partecipazione è aperta a tutti, senza limiti di età e senza scadenza per l'iscrizione. Conviene seguire i tre moduli in ordine, perché ognuno costruisce sul precedente.

Il programma della formazione imprenditoriale, modulo per modulo

Il percorso segue l'ordine in cui nasce un'impresa: prima l'idea, poi il modello, infine i numeri.

Modulo 1: trovare e valutare l'idea d'impresa

Il primo incontro si concentra sulla formazione della persona "imprenditore/imprenditrice" prima ancora che sul progetto in sé. Si lavora sulle attitudini e le motivazioni, inquadrando l'idea all'interno del contesto territoriale in cui andrà a posizionarsi. Si andrà a costruire prima di tutto la forma mentis della persona che deve costruire, sviluppare e mantenere l'impresa, insegnando il design thinking: ossia il metodo necessario per costruire una qualsiasi proposta commerciale. Si parte dai bisogni delle persone per arrivare a una soluzione. Il modulo si chiude con l'elevator pitch, che costringe a raccontare l'idea in un minuto: poche frasi per spiegare quale problema si risolve e a chi ci si rivolge. Saper presentare il proprio progetto imprenditoriale è una skill che serve ben oltre l'aula: con la stessa chiarezza ci si presenta a investitori, collaboratori e fornitori, ogni volta che si cerca qualcuno disposto a crederci. Chi esce dal modulo ha un'idea realistica, valutata in termini di opportunità e rischi, e un pitch che mette a fuoco problema e target.

Modulo 2: progettare il modello di business

Nel secondo modulo si passa dall'idea alla pratica, delineando l'impresa non come un concetto astratto, ma come un modello di business reale e strutturato. Si impara a raccontare l'azienda attraverso il Business Model Canvas: lo schema che descrive, in nove blocchi comprendenti clienti e costi di gestione, come il progetto crea, offre e incassa valore. La visualizzazione permette di individuare subito se c'è omogeneità e coerenza tra i blocchi, e dove il progetto mostra delle fragilità. Questo modello e l'analisi SWOT (Strengths, Weaknesses, Opportunities e Threats) sono risorse da aggiornare e consultare come cartine tornasole dell'andamento aziendale anche ben oltre l'avviamento dell'impresa. Al centro del Canvas c'è la proposta di valore, cioè la ragione per cui qualcuno dovrebbe scegliere proprio quel prodotto o servizio: la risposta alla domanda che ogni cliente, prima o poi, si pone. Ognuno lavora sul proprio canvas personale e arriva a un quadro completo, con i punti critici messi a fuoco, che diventa la base del business plan e il primo documento con cui spiegare l'impresa a un socio o a un finanziatore.

Modulo 3: fattibilità, costi e pianificazione

L'ultimo incontro porta il progetto davanti alla prova dei numeri. Si parte dalla ricerca di mercato e dai costi per arrivare al punto di pareggio, o break-even, il livello di vendite oltre il quale l'attività smette di andare in perdita e comincia a produrre utile. Conoscerlo serve a fissare i prezzi con cognizione di causa e a capire quanto capitale occorre per reggere i primi mesi, quando i ricavi non coprono ancora le spese. Si guarda poi ai finanziamenti disponibili, tra bandi e microcredito, per sapere a quali risorse attingere oltre al capitale personale, e alle forme giuridiche tra cui scegliere, una decisione da prendere con consapevolezza prima di registrare l'azienda perché da essa dipendono obblighi e adempimenti. Il risultato è la verifica della sostenibilità economica, un mini piano operativo che trasforma l'idea in una sequenza di azioni con tempi e priorità, e il quadro delle fonti di finanziamento percorribili.

Dopo il percorso, seminari e colloqui di orientamento

Chi completa Start! accede gratuitamente anche a seminari tematici e colloqui di orientamento organizzati da SNI e Unioncamere, per scoprire le opportunità a disposizione di una nuova impresa, da Resto al Sud all'imprenditoria digitale e green.

Iscrizioni aperte, senza scadenza

L'iscrizione avviene tramite modulo online e resta aperta: chi ha un'idea nel cassetto sceglie sede e date, e comincia.

 

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Mer 28 Ott, 2026

Resto al Sud, il bilancio in numeri a un anno dalla chiusura: quasi 20.000 progetti e oltre 64.000 posti di lavoro

Invitalia ha pubblicato due letture dei risultati del vecchio Resto al Sud, riferite a periodi diversi: ecco che cosa raccontano, compreso il ruolo della Campania.

Per chi pensa di mettersi in proprio in Campania, Resto al Sud è stato a lungo il riferimento più citato tra gli incentivi all'avvio d'impresa. Il 14 ottobre 2025, alle 24:00, si è chiusa la finestra della versione prevista dal DL 91/2017. A dodici mesi di distanza, i dati ufficiali permettono di misurare che cosa abbia prodotto la misura e quanto abbia contato nella regione.

Il bilancio aggiornato al 1 luglio 2026

Secondo la scheda di Invitalia, con dati al 1 luglio 2026, il vecchio Resto al Sud ha finanziato 19.960 progetti. Le agevolazioni nette concesse ammontano a 852 milioni di euro e i posti di lavoro creati sono 64.700.

Non sono cifre definitive. Le domande presentate prima della chiusura vengono esaminate in ordine cronologico, l'istruttoria è ancora in corso e i totali possono salire.

Il consuntivo dal 2018 alla chiusura

La seconda fotografia viene dalla pagina che Invitalia dedica alla storia della misura e copre l'intero arco dal 15 gennaio 2018 al 14 ottobre 2025. Le cifre sono arrotondate e poggiano su una base di calcolo diversa dalla scheda appena citata.

In questo periodo i progetti finanziati sono circa 20.000, con oltre 940 milioni di euro di agevolazioni concesse e circa 1,37 miliardi di euro di investimenti attivati. I nuovi posti di lavoro superano quota 63.000, mentre i prestiti bancari collegati arrivano a oltre 600 milioni di euro.

Le due serie hanno criteri e date di riferimento propri, quindi vanno lette una accanto all'altra senza sommarle né confrontarle voce per voce. Le agevolazioni nette della scheda e quelle concesse del consuntivo, in particolare, sono grandezze diverse.

Chi ha usato la misura

Sempre nel consuntivo 2018-2025, Invitalia descrive una platea giovane: circa il 40% dei beneficiari è donna e circa il 70% ha meno di 35 anni. La diffusione sul territorio è stata capillare, perché oltre l'82% dei circa 2.700 comuni ammissibili ha visto finanziato almeno un progetto.

La formula dell'aiuto è rimasta identica per tutta la durata: metà a fondo perduto e metà in prestito a tasso zero, per richiedenti fino a 56 anni, anche in forma di attività professionale. A cambiare è stata la geografia, perché la misura è stata estesa al cratere sismico del Centro Italia a partire da ottobre 2019 e alle isole minori del Centro-Nord da novembre 2021.

Il peso della Campania

Nello stesso periodo la Campania risulta la prima regione per numero di progetti finanziati. Invitalia indica per il territorio circa 9.300 iniziative, oltre 680 milioni di euro di investimenti e oltre 32.000 nuovi posti di lavoro, sempre con cifre arrotondate.

Per il tessuto imprenditoriale di Salerno e Caserta, il dato regionale è il riferimento più solido. Non esistono al momento rilevazioni ufficiali aggiornate a livello provinciale, per cui il bilancio resta sul piano campano.

La fase successiva

Al ciclo concluso sono subentrati Resto al Sud 2.0 (DL 60/2024) e la misura Autoimpiego Centro-Nord, attivi dal 15 ottobre 2025. Sul primo anno di operatività della nuova misura non risultano ancora numeri ufficiali, quindi restano fuori da questo bilancio.

Chi valuta oggi di avviare un'attività dovrà dunque guardare alle regole di Resto al Sud 2.0, non a quelle della finestra chiusa.

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Ven 23 Ott, 2026

Filiera del libro, dal 4 novembre i contributi fino a 75.000 euro per editori, stampatori e librerie

Il 4 novembre 2026, alle 12:00, si apre lo sportello dell’Incentivo per la filiera del libro, la misura che sostiene le imprese e gli operatori dell’editoria e della produzione libraria. È promossa dal Centro per il libro e la lettura, finanziata dal Ministero della Cultura e gestita da Invitalia, con una dotazione di oltre 7 milioni di euro. Per chi opera nel settore, anche in Campania, le prossime settimane servono a preparare la domanda.

Come funziona il contributo e quali le limitazioni

L’incentivo è un contributo a fondo perduto che copre fino all’80% delle spese ammissibili, con un massimo di 75.000 euro per progetto. Il programma di spesa può arrivare a 100.000 euro, tra investimenti e capitale circolante, e la quota restante deve essere coperta con risorse proprie o finanziamenti esterni. L’aiuto è concesso in regime de minimis ed è cumulabile con altri incentivi pubblici, purché non si finanzino due volte le stesse spese. È prevista anche un’anticipazione fino al 40% delle agevolazioni, previa fideiussione o polizza fideiussoria.

Requisiti e spese ammesse

Possono partecipare imprese ed enti con almeno due anni di attività nel settore, e l’incentivo finanzia investimenti e capitale circolante.

Chi può partecipare

Possono presentare domanda le micro, piccole e medie imprese costituite e attive da almeno due anni, nelle forme di ditta individuale, società di persone o di capitali, cooperativa o impresa sociale. Possono partecipare anche gli enti del Terzo Settore, le associazioni e le fondazioni attivi da almeno due anni nella filiera, iscritti o in corso di iscrizione al RUNTS.

Il settore è definito dai codici ATECO ammessi: edizione di libri (58.11.00), altra stampa (18.12.00), lavorazioni preliminari alla stampa e ai media (18.13.00), legatoria e servizi connessi (18.14.00), commercio al dettaglio di libri (47.61.00) e commercio all’ingrosso di libri (46.49.21). Restano fuori quotidiani, riviste e periodici, videogiochi, software, editoria cinematografica e musicale. Sede legale e unità locale interessata dall’intervento devono trovarsi in Italia.

Chi ha meno di due anni di attività, come una libreria o una piccola casa editrice appena avviata, non rientra tra i beneficiari.

Cosa si può fare con il contributo

I programmi devono servire a innovare e rafforzare l’impresa: 

  • ampliamento;
  • riqualificazione;
  • ammodernamento e digitalizzazione;
  • sviluppo e diversificazione dell’offerta editoriale;
  • promozione di inclusione, accessibilità e diffusione della lettura. 

Tra le spese di investimento sono ammessi macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica, software, brevetti, licenze e marchi, certificazioni e know-how, e opere murarie entro il 20% degli investimenti. Il capitale circolante, che comprende materie prime, merci, servizi, beni di terzi e personale dipendente, è agevolabile entro il 20% delle spese di investimento.

Il progetto deve essere avviato dopo la presentazione della domanda e concluso, con rendicontazione, entro 18 mesi dalla concessione.

Come si presenta la domanda

La domanda si invia solo online, dall’area personale di Invitalia, dalle 12:00 del 4 novembre 2026 e fino a esaurimento delle risorse. Non c’è graduatoria: le richieste sono esaminate in ordine cronologico, con un’istruttoria che si conclude indicativamente entro 60 giorni.

Serve un’identità digitale (SPID, CNS o CIE), oltre a firma digitale e PEC per completare l’invio. Il piano d’iniziativa va redatto con la modulistica Invitalia e accompagnato da dichiarazioni su requisiti e aiuti de minimis, documenti sulla dimensione d’impresa e antiriciclaggio, e gli ultimi due bilanci o dichiarazioni dei redditi.

Come viene valutata la domanda

Invitalia esamina ogni richiesta in tre passaggi: la verifica della completezza della documentazione e dei requisiti di ammissibilità, la valutazione del merito del progetto secondo i criteri dell’Avviso, l’attribuzione di un punteggio. 

Per accedere alle agevolazioni il punteggio deve raggiungere le soglie minime. Il piano d’impresa deve quindi spiegare la coerenza con le finalità della misura, la sostenibilità economica e finanziaria e gli effetti attesi su sviluppo, innovazione, occupazione e valorizzazione della filiera del libro.

Una misura nazionale, aperta anche alla Campania

La scheda non prevede riserve territoriali: una libreria di Salerno, una tipografia del Casertano o una piccola casa editrice campana partecipano alle stesse condizioni di un operatore di qualsiasi altra regione, purché sede legale e unità locale dell’intervento siano in Italia.

Cosa fare prima del 4 novembre

Il tempo a disposizione permette di verificare il proprio codice ATECO, di raccogliere preventivi per gli investimenti e di preparare i documenti contabili. Invitalia mette a disposizione una guida alla compilazione e l’archivio con la modulistica sulla pagina dell’incentivo, dove sono pubblicati anche l’Avviso, i criteri di valutazione e le FAQ aggiornate al 30 settembre 2026.

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Gio 22 Ott, 2026

Partita Iva forfettaria nel 2026: regole attuali e cosa può cambiare dal 2027

Il regime forfettario resta accessibile fino a 85.000 euro di ricavi o compensi annui. I 35.000 euro di cui si parla tanto riguardano invece i redditi da lavoro dipendente e da pensione dell'anno precedente, e valgono solo per il 2025 e il 2026.
Chi lascia un posto da dipendente per mettersi in proprio, o chi apre la prima partita IVA dopo un periodo di formazione, incontra quasi subito il regime forfettario. Offre un'imposta sostitutiva bassa, adempimenti più leggeri e regole di accesso abbastanza lineari, ma anche limiti precisi da conoscere prima di aprire. La partita IVA forfettaria nel 2026 segue norme nazionali, uguali per chi avvia attività a Salerno, a Caserta o in qualunque altra provincia campana: a cambiare sono il settore e il mercato di riferimento.

A chi serve il regime forfettario

È un sistema fiscale semplificato pensato per professionisti e piccole attività individuali, adatto soprattutto a chi parte con una struttura di costi contenuta. L'imposta si calcola applicando al fatturato un coefficiente fisso, senza partire dalle spese sostenute.

I requisiti per accedere

Servono due condizioni di base, previste dalla legge 190 del 2014 (articolo 1, comma 54). Nell'anno precedente i ricavi o i compensi non devono aver superato 85.000 euro, e le spese per lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori non devono eccedere 20.000 euro lordi annui.

Cosa succede quando si superano le soglie

Chi sfora gli 85.000 euro restando sotto i 100.000 esce dal regime dall'anno successivo. Se invece nel corso dell'anno si va oltre i 100.000 euro, il regime cessa subito e l'IVA si applica dalle operazioni che hanno causato il superamento. I chiarimenti operativi sono nella circolare 32/E dell'Agenzia delle Entrate del 5 dicembre 2023.

Imposta sostitutiva al 15% e aliquota del 5% per i primi anni

L'imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Per i primi cinque anni di una nuova attività scende al 5%, ma solo se ricorrono i requisiti previsti dal comma 65 della stessa legge: aver aperto da poco la partita IVA non basta.

Coefficienti di redditività e criterio di cassa

Il reddito imponibile si ottiene moltiplicando gli importi incassati per un coefficiente di redditività, che va dal 40% all'86% a seconda del codice ATECO. Vale il criterio di cassa: conta ciò che è stato effettivamente riscosso nell'anno.

Un esempio illustrativo, utile solo a capire il meccanismo e non riferito a un caso reale: con 10.000 euro incassati e un coefficiente del 40%, il reddito imponibile sarebbe di 4.000 euro. L'imposta sostitutiva risulterebbe di 600 euro al 15% e di 200 euro al 5%, contributi previdenziali esclusi.

Le cause di esclusione e il limite sui redditi da lavoro dipendente

Rispettare le soglie non garantisce l'accesso. Tra le cause ostative principali ci sono l'applicazione di regimi speciali IVA o di altri regimi forfetari, una residenza non idonea e la prevalenza di cessioni di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi. Escludono dal regime anche la partecipazione a società di persone, associazioni o imprese familiari, il controllo di una srl e rapporti per lo più concentrati su attuali o ex datori di lavoro.

C'è poi il limite sui redditi da lavoro dipendente e assimilati percepiti nell'anno precedente, all'origine dell'equivoco sui 35.000 euro. La soglia di base è di 30.000 euro, portata a 35.000 per il 2025 e il 2026 dalla legge 207 del 2024 (articolo 1, comma 12), con estensione al 2026 disposta dalla legge 199 del 2025 (articolo 1, comma 27). Oltre questa cifra il regime non si applica.

Contributi INPS e fatturazione elettronica

Restano dovuti i contributi previdenziali. Secondo la circolare INPS 14 del 9 febbraio 2026, per il 2026 gli artigiani versano il 24% fino a 56.224 euro di reddito e il 25% oltre, mentre i commercianti pagano il 24,48% fino alla stessa soglia e il 25,48% oltre. Il minimale di reddito è di 18.808 euro.

Ai forfettari spetta una riduzione contributiva del 35%, facoltativa e subordinata a una domanda. Chi ha avviato l'attività nel 2025 doveva presentarla entro il 28 febbraio 2026, mentre chi era già agevolato nel 2025 resta nel regime ridotto anche nel 2026, salvo perdita dei requisiti o rinuncia. Dal 1° gennaio 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari.

Cosa può cambiare dal 2027

Salvo nuovi interventi normativi, dal 1° gennaio 2027 il tetto sui redditi da lavoro dipendente tornerebbe a 30.000 euro: è una conseguenza della scadenza indicata dalla norma, non una modifica già decisa. Il disegno di legge di bilancio per il 2027 non è stato ancora presentato e se ne attende la presentazione nella seconda metà di ottobre.

Tra le ipotesi allo studio compaiono un innalzamento a 100.000 euro della soglia dei ricavi e un limite da lavoro dipendente a 40.000 euro, proposto in un disegno di legge di iniziativa parlamentare. Per ora non sono norme.

Un passo utile prima di aprire

L'applicazione delle regole dipende dalla situazione di ciascuno. Per verificare il proprio caso conviene rivolgersi a un commercialista o al servizio SNI della propria Camera di Commercio, che accompagna chi sta valutando di avviare un'attività autonoma.

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Gio 22 Ott, 2026

Digitale, green economy e nuove opportunità per chi vuole fare impresa in Campania

Dall’intelligenza artificiale all’agricoltura di precisione, dal turismo esperienziale all’economia circolare: le nuove tendenze aprono spazi per idee imprenditoriali innovative sul territorio campano. Ecco i settori da osservare e gli strumenti da conoscere per trasformare un’intuizione in un progetto d’impresa

Innovare non significa necessariamente inventare un prodotto completamente nuovo. Può voler dire utilizzare una tecnologia per ridurre i costi di un’attività tradizionale, rendere più sostenibile una produzione, migliorare il rapporto con i clienti o trovare nuovi mercati. Per chi vuole avviare un’impresa in Campania, le opportunità nascono proprio dall’incontro tra competenze digitali, sostenibilità e valorizzazione delle risorse locali.
La provincia di Caserta, con le sue filiere agroalimentari, il patrimonio culturale, le attività manifatturiere e il tessuto di piccole e medie imprese, offre diversi ambiti nei quali sviluppare nuovi servizi e modelli di business.

1. Startup digitali e intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale generativa, l’automazione dei processi, l’analisi dei dati e la cybersecurity stanno modificando il modo in cui lavorano le imprese. Per un aspirante imprenditore, questo cambiamento può diventare un’opportunità per sviluppare software, piattaforme digitali e servizi rivolti alle aziende.
Tra le idee da valutare ci sono strumenti per automatizzare attività amministrative e commerciali, soluzioni per gestire prenotazioni e relazioni con i clienti, servizi di marketing digitale, applicazioni per la tracciabilità dei prodotti e sistemi per analizzare i dati aziendali.
Non è indispensabile creare una startup tecnologica: anche un’attività di consulenza specializzata nell’adozione dell’AI o nella digitalizzazione dei processi può rispondere alle esigenze delle piccole imprese. È importante, tuttavia, individuare un problema concreto da risolvere, verificare la domanda e considerare fin dall’inizio privacy, sicurezza dei dati e normativa applicabile.
La Camera di commercio di Caserta promuove inoltre il ciclo di workshop pratici “AI al lavoro: dalla conoscenza all’azione”, rivolto alle imprese del territorio. 
Gli appuntamenti previsti l’11 e il 25 novembre e il 2 dicembre 2026 affrontano l’organizzazione della conoscenza, l’automazione dei processi e la creazione di strumenti AI riutilizzabili. Un’occasione per acquisire competenze utili anche a chi sta progettando una nuova attività.

2. Green economy e agricoltura di precisione

La transizione ecologica può generare opportunità non soltanto per le imprese che producono tecnologie ambientali, ma anche per chi sviluppa servizi e soluzioni destinati ai settori tradizionali.
Nel comparto agricolo e agroalimentare, ad esempio, possono trovare spazio sistemi di irrigazione intelligente, sensoristica per monitorare le colture, strumenti digitali per la tracciabilità, soluzioni per ridurre gli sprechi idrici ed energetici e tecnologie per migliorare la conservazione dei prodotti.
Nel Casertano, dove l’agroalimentare rappresenta un ambito rilevante dell’economia locale, l’innovazione può contribuire a rafforzare la competitività delle filiere e a valorizzare le produzioni del territorio. Anche servizi di consulenza ambientale, gestione dei rifiuti, riuso dei materiali ed efficientamento energetico possono diventare attività imprenditoriali, se sostenuti da competenze adeguate e da una domanda di mercato verificata.
Un’opportunità concreta per le imprese agricole già attive è il Bando Green Economy 2026 della Camera di commercio di Caserta. La misura prevede contributi per l’acquisto di macchinari e attrezzature nuove, anche digitali, destinati a rendere più sostenibili le attività agricole e le filiere agroalimentari tradizionali. Le domande devono essere presentate entro le ore 12 del 30 ottobre 2026, secondo le modalità indicate nel bando. Il contributo può arrivare a 7.500 euro per le imprese con sede legale in provincia di Caserta e a 4.500 euro per quelle con una sola unità locale nel territorio provinciale. La misura è rivolta alle imprese agricole che possiedono i requisiti previsti, non a chi deve ancora costituire un’attività.

3. Turismo, cultura e valorizzazione del territorio

Il patrimonio storico, artistico e paesaggistico della Campania offre spunti per nuove iniziative legate al turismo esperienziale, all’enogastronomia e alla promozione delle produzioni locali.
Nel territorio casertano, le opportunità possono riguardare itinerari tematici, visite guidate specialistiche, esperienze legate alle tradizioni gastronomiche, servizi digitali per operatori turistici, proposte rivolte al turismo lento e strumenti per mettere in rete produttori, strutture ricettive e attività culturali. La differenza può farla la capacità di costruire un’offerta riconoscibile e accessibile, utilizzare strumenti digitali per raggiungere nuovi clienti e creare collaborazioni con le realtà già presenti sul territorio. Prima di investire, è utile verificare la domanda, la stagionalità dei flussi e i requisiti amministrativi necessari per svolgere l’attività scelta.

4. Startup innovative: gli incentivi da conoscere

Per chi sviluppa un prodotto o un servizio ad alto contenuto tecnologico, esistono strumenti nazionali che possono sostenere la nascita e la crescita dell’impresa.
Tra questi, Smart&Start Italia, gestito da Invitalia, è dedicato alle startup innovative e finanzia piani d’impresa con un significativo contenuto tecnologico e innovativo. La misura è attiva anche per progetti localizzati in Campania e può essere interessante per chi intende sviluppare soluzioni digitali, tecnologie avanzate o nuovi prodotti e servizi innovativi. L’accesso dipende dai requisiti del programma, dalla natura del progetto e dalle spese ammissibili.
Per le piccole e medie imprese che hanno già una struttura operativa e intendono realizzare investimenti produttivi, è inoltre disponibile Investimenti sostenibili 4.0 – Bando 2026, rivolto alle PMI di Campania e di altre regioni del Mezzogiorno. La misura sostiene programmi innovativi e sostenibili con un contributo in conto impianti e un finanziamento agevolato, per una copertura complessiva fino al 75% delle spese ammissibili. I progetti devono rispettare specifiche soglie di investimento e i requisiti previsti: è quindi opportuno verificare attentamente l’ammissibilità prima di presentare domanda.

5. Dall’idea al business plan: i passaggi da non saltare

Una tendenza di mercato, da sola, non basta a costruire un’impresa. Prima di partire, è importante:

  • Individuare un bisogno reale: capire quale problema risolve il prodotto o servizio e chi sarebbe disposto a pagarlo.
  • Analizzare il mercato: studiare concorrenti, clienti potenziali, prezzi e possibili canali di vendita.
  • Definire il modello di business: stimare ricavi, costi iniziali, spese ricorrenti e tempi necessari per raggiungere l’equilibrio economico.
  • Verificare gli adempimenti: individuare forma giuridica, codice ATECO, autorizzazioni e obblighi fiscali e previdenziali.
  • Esplorare gli incentivi: controllare requisiti, spese ammissibili, scadenze e disponibilità effettiva delle risorse.
  • Costruire una rete di relazioni: cercare partner, fornitori, clienti pilota e soggetti che possano accompagnare lo sviluppo del progetto.

 

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Gio 22 Ott, 2026

Autoimpiego e nuove professioni: a Caserta quasi 1 nuova impresa su 3 è avviata da giovani. L’artigianato guarda al digitale

La Camera di commercio di Caserta accende i riflettori sulle opportunità del lavoro autonomo e dell’imprenditorialità. Nel 2025 in provincia sono nate 1.504 imprese giovanili. A livello nazionale l’artigianato conta oltre 1,14 milioni di imprese e cerca nuove competenze per affrontare il ricambio generazionale e la trasformazione tecnologica.

Aprire una piccola attività artigiana, offrire servizi professionali alle imprese, avviare un laboratorio oppure trasformare una competenza digitale in un lavoro autonomo. Le forme dell’autoimpiego sono sempre più diversificate e possono rappresentare una strada per valorizzare capacità personali, rispondere ai bisogni del territorio e costruire un percorso professionale indipendente. La Camera di commercio di Caserta invita aspiranti imprenditori, giovani e persone che intendono mettersi in proprio a valutare le opportunità offerte dal lavoro autonomo, con particolare attenzione all’artigianato: un comparto in cui il sapere manuale, la qualità delle lavorazioni e il rapporto con il cliente possono integrarsi con strumenti digitali, nuovi canali commerciali e modelli di business innovativi.

Caserta, i giovani protagonisti della nuova imprenditorialità

I dati dell’Osservatorio economico provinciale della Camera di commercio, elaborati sulla base del Registro delle imprese, restituiscono un quadro significativo. Nel 2025 il sistema imprenditoriale casertano ha chiuso con un saldo positivo di 1.004 imprese, per un totale di 96.809 attività registrate e una crescita dell’1,03%, superiore alla media nazionale dello 0,96%.Un dato particolarmente rilevante riguarda l’imprenditoria giovanile: a fine 2025 le imprese guidate da giovani in provincia erano 9.772, pari al 10,1% del totale. Nel corso dell’anno sono state registrate 1.504 nuove iniziative giovanili, il 29,8% di tutte le iscrizioni provinciali. La forma più scelta è stata la ditta individuale, che ha rappresentato il 72,9% delle nuove iscrizioni giovanili.
I settori che hanno attirato più giovani sono il commercio, con 2.662 imprese giovanili registrate e le costruzioni, con 1.597. Seguono i servizi alle imprese e il turismo. Numeri che mostrano come il desiderio di mettersi in proprio possa tradursi in iniziative molto diverse, dalle attività tradizionali ai servizi più innovativi.Il quadro invita, però, anche a una riflessione: il numero di nuove aperture non basta, da solo, a garantire la solidità di un’attività. Per trasformare un’idea in un’impresa sostenibile occorre conoscere il mercato, stimare i costi, individuare i clienti, scegliere la forma giuridica adatta e pianificare gli investimenti.

Artigianato, un patrimonio di competenze che deve rinnovarsi

A livello nazionale, secondo il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere, il comparto artigiano comprende oltre 1,14 milioni di imprese e circa 2,72 milioni di addetti. La rilevazione Excelsior sulle imprese artigiane per il 2025 segnala inoltre circa 491mila ingressi lavorativi programmati, pari all’8,5% del totale nazionale. Il settore continua quindi a rappresentare una componente importante del Made in Italy e dell’economia dei territori, ma deve affrontare alcune criticità: difficoltà nel reperire personale qualificato, carenza di competenze adeguate e necessità di integrare tecnologie digitali nei processi produttivi e commerciali. Per chi vuole avviare un’attività, queste trasformazioni possono diventare anche occasioni da cogliere. Un laboratorio artigiano può valorizzare la propria produzione attraverso un negozio online, utilizzare i social per raggiungere nuovi clienti, adottare software per gestire ordini e preventivi oppure introdurre macchinari e strumenti digitali per migliorare precisione e produttività. Allo stesso tempo, le competenze manuali specialistiche possono rappresentare un vantaggio competitivo nei mercati in cui contano personalizzazione, qualità e riparabilità dei prodotti.

Quali attività e modelli di lavoro valutare?

L’autoimpiego non coincide necessariamente con l’apertura di un negozio o di un laboratorio tradizionale. Le opportunità possono riguardare attività individuali, servizi professionali e iniziative imprenditoriali che combinano competenze tecniche, manuali e digitali.

Dall’idea al progetto: come prepararsi

Prima di avviare un’attività è utile mettere a fuoco alcuni elementi:

  • Il mercato: chi sono i clienti, quale bisogno si intende soddisfare e quali concorrenti sono già presenti.
  • Le competenze: quali capacità sono già disponibili e quali occorre acquisire attraverso formazione, collaborazioni o nuove risorse.
  • Il piano economico: investimenti iniziali, costi fissi, prezzi, ricavi attesi e tempo necessario per raggiungere l’equilibrio.
  • La forma giuridica: ditta individuale, società o attività professionale, valutando responsabilità, adempimenti e organizzazione.
  • La digitalizzazione: strumenti per promuovere l’attività, gestire clienti e ordini, vendere online e migliorare i processi.

È importante anche verificare le opportunità di finanziamento disponibili in relazione alla propria situazione personale e al progetto. Misure nazionali e regionali possono sostenere l’avvio di nuove iniziative, ma requisiti, spese ammissibili, percentuali di contributo e scadenze variano da bando a bando.

 

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Mer 21 Ott, 2026