Manifattura piemontese, produzione in crescita: Alessandria e Asti si distinguono per i comparti di chimica e alimentare
Il sistema manifatturiero piemontese conferma la propria capacità di tenuta in un contesto internazionale caratterizzato da incertezza geopolitica, volatilità dei costi e tensioni sulle catene di approvvigionamento. Nel secondo trimestre 2026 la produzione industriale regionale registra infatti una crescita del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2025, dopo il +2,3% del primo trimestre.
Il dato emerge dall’ultima Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera piemontese, realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con gli Uffici Studi delle Camere di commercio provinciali, Intesa Sanpaolo e UniCredit. La rilevazione, condotta nei mesi di luglio e agosto, ha coinvolto 1.711 imprese, per complessivi 88.908 addetti e circa 51 miliardi di euro di fatturato.
Alessandria e Asti: territorio in crescita
Anche le province di Alessandria e Asti registrano una variazione positiva della produzione industriale.
Ad Asti la produzione cresce del 2,2%, con un contributo significativo del comparto alimentare, confermando la rilevanza delle filiere legate alla trasformazione agroalimentare per l'economia provinciale.
Ad Alessandria l'incremento è pari al +1,7%, sostenuto in particolare dalla buona performance della chimica, uno dei comparti caratterizzanti del tessuto produttivo provinciale.
I due territori si inseriscono quindi in un quadro regionale complessivamente positivo, anche se con intensità differenti tra settori e province. La crescita interessa infatti tutte le principali specializzazioni manifatturiere piemontesi.
Crescono produzione, fatturato e ordinativi
Il miglioramento non riguarda soltanto i volumi produttivi. Nel secondo trimestre 2026 il fatturato manifatturiero piemontese aumenta del 2,3%, grazie sia al mercato interno (+2,5%) sia a quello estero (+2,0%).
Anche gli ordinativi crescono del 2,2%: +2,4% quelli nazionali e +1,8% quelli provenienti dall'estero.
Tra i comparti regionali, le performance più significative riguardano tessile, abbigliamento e calzature (+6,3%), legno e mobile (+5,7%), alimentare (+4,4%), elettricità ed elettronica (+3,9%), metalli (+3,6%) e chimica e plastica (+2,2%). La meccanica registra invece una crescita dell'1%.
Un dato particolarmente significativo per il tessuto delle PMI è quello relativo alla dimensione aziendale: nel trimestre le imprese con 10-49 addetti registrano una crescita della produzione del 5,2%, mentre le microimprese con 2-9 addetti segnano un +2,8%.
Export e diversificazione: nuove strategie per le imprese
Accanto ai dati positivi, l'indagine evidenzia tuttavia un atteggiamento prudente da parte degli imprenditori. L'instabilità geopolitica, i costi logistici e le possibili barriere commerciali stanno spingendo le imprese a ripensare le proprie strategie di internazionalizzazione e approvvigionamento.
Il 61% delle imprese esportatrici dichiara di non aver registrato impatti significativi sui propri flussi commerciali. Tra quelle che hanno risentito delle tensioni internazionali, il 31% segnala invece una contrazione delle vendite estere. Una parte delle imprese sta reagendo attraverso la ricerca di mercati più stabili: tra le strategie indicate emergono soprattutto Unione europea, Paesi europei extra-UE e Nord America.
Per il periodo 2026-2029 assumono inoltre crescente importanza la diversificazione dei fornitori, il reshoring e il nearshoring, gli investimenti in automazione e digitalizzazione e la partecipazione a reti d'impresa.
Le opportunità per le nuove imprese e le PMI
Per le imprese del territorio, e in particolare per le realtà di minori dimensioni, lo scenario evidenzia alcune direttrici strategiche: investire nell'innovazione tecnologica e digitale, rafforzare le competenze, diversificare mercati e fornitori e valorizzare le filiere locali.
Il rafforzamento delle relazioni tra imprese può inoltre consentire alle PMI di affrontare investimenti e percorsi di internazionalizzazione che, singolarmente, potrebbero risultare più difficili da sostenere.
In questo quadro si inseriscono anche gli strumenti regionali a sostegno della competitività e dell'apertura internazionale. La Regione Piemonte ha annunciato altri 27 milioni di euro destinati ai Progetti Integrati di Filiera 2026-2029, con l'obiettivo di accompagnare le PMI nella diversificazione dei mercati e nella ricerca di nuove opportunità commerciali.
Per chi sta avviando una nuova attività, il quadro congiunturale rappresenta quindi anche un'indicazione sulle competenze e sui servizi che possono avere maggiore spazio nei prossimi anni: digitalizzazione, automazione, sostenibilità, servizi alle filiere, internazionalizzazione e gestione delle catene di fornitura.
I dati confermano, infine, l'importanza del monitoraggio periodico dell'economia locale. Unioncamere Piemonte conduce infatti trimestralmente l'indagine sulla manifattura attraverso un campione di imprese piemontesi con più di due addetti, stratificato per provincia, dimensione aziendale e settore.
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