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Trasformare la ditta individuale in Srls unipersonale: cosa cambia e come fare

La ditta individuale una forma giuridica molto diffusa in Italia, ma non sempre è la più adatta sul lungo periodo alle esigenze di chi vuole avviare o ampliare un’attività imprenditoriale. Spesso, infatti, si può optare per convertire la propria partita IVA, ad attività ben avviata, in una società come la Srls unipersonale, che offre maggiori vantaggi in termini di responsabilità limitata, tassazione agevolata e flessibilità organizzativa.

Da ditta individuale a Srl: quando e come conviene

Trasformare la propria ditta individuale in una Società a Responsabilità Limitata (Srl) o in una Srl semplificata unipersonale (Srls) può portare diversi vantaggi, soprattutto se:

  • si supera la soglia di fatturato di 85.000 euro, che impedisce di usufruire del regime forfettario e obbliga a pagare più tasse e contributi; 
  • si vogliono attrarre nuovi investitori o partner per espandere l’attività; 
  • si vuole evitare di rischiare il proprio patrimonio personale in caso di fallimento o di debiti;
  • si vuole separare il proprio patrimonio personale da quello dell’attività.

Infatti, con la ditta individuale, il titolare è responsabile illimitatamente delle obbligazioni assunte, mentre con la Srl o la Srls, la responsabilità è limitata al capitale sociale versato.

 

Differenza tra Srl e Srls

Trasformare la ditta individuale in Srl o in Srls è una decisione importante che va valutata attentamente, considerando i pro e i contro di ogni forma giuridica e le proprie esigenze specifiche:

  • la Srl richiede un capitale sociale minimo di 10.000 euro, mentre la Srls può avere un capitale sociale da un euro a 9.999,99 euro; 
  • la Srl può avere uno statuto personalizzato, mentre la Srls deve seguire uno statuto standard; 
  • la Srl può essere creata trasferendo il patrimonio della ditta individuale nella società, mentre la Srls può essere creata solo versando denaro.

La scelta tra le due forme giuridica dipende da diversi fattori. Se si vuole creare una società da zero (eventualmente chiudendo una p.IVA preesistente), si può optare per la Srls, che ha un costo inferiore. Se invece si vuole trasformare una ditta individuale in società, si può preferire la Srl. Questo perché una ditta individuale con regime forfettario che perde questo beneficio, invece di passare a una ditta individuale ordinaria (con un alto onere fiscale e amministrativo), può diventare una Srl unipersonale, che conserva i vantaggi dell’autonomia e riduce le tasse.

 

Da ditta individuale a Srl: quali sono gli obblighi da rispettare

La Srl deve tenere dei libri contabili, che registrano la contabilità e i movimenti della società, e sono responsabilità dell’amministratore. I libri contabili obbligatori per la Srl sono:

  • libro giornale;
  • inventario;
  • libro delle scritture ausiliari;
  • registro dei beni ammortizzabili;
  • registri Iva;
  • libri delle assemblee dei soci;
  • libri degli amministratori.

Inoltre, la Srl deve seguire degli obblighi e degli adempimenti fiscali più complessi rispetto alla ditta individuale. Infatti, la Srl non può scegliere il regime forfettario, che prevede meno tasse e contributi. La tassazione prevista per la Srl prevede il pagamento di:

  • IRES: 24% sull’utile lordo;
  • IRAP: 3,9% sul reddito d’impresa;
  • INAIL;
  • IRPEF: dal 23% al 43%.

 

Come trasformare la ditta individuale in Srl

Per trasformare la ditta individuale in Srl bisogna seguire una procedura che prevede il conferimento del patrimonio della ditta individuale nella nuova società. In pratica, si scambia il valore della ditta individuale con le quote della Srl.

Il conferimento può essere fatto tramite atto notarile o tramite procedura amministrativa. In entrambi i casi, occorre redigere lo statuto della società, registrarlo presso l’Agenzia delle Entrate e pubblicarlo sulla Gazzetta Ufficiale. Inoltre, occorre aprire nuovi conti bancari per la società e iscriverla alla Camera di Commercio.

Il conferimento comporta anche il pagamento di alcune spese, tra cui:

  • spese notarili, spese relative alla stesura dell’atto costitutivo e dello statuto, alla registrazione e alla pubblicazione. Variano in base al valore della partita Iva e al numero dei soci;
  • spese amministrative, inerenti all’apertura dei conti bancari e all’iscrizione alla Camera di Commercio. Dipendono dal tipo di conto e dal fornitore scelto;
  • spese fiscali, dovute all’imposta sul reddito delle società (IRPEF) che il socio deve pagare sulla quota ricevuta dalla società. Variano in base al regime fiscale e al reddito imponibile.

Per avere una stima più precisa delle spese, è consigliabile consultare un commercialista o un esperto del settore.

Trasformare la ditta individuale in Srl è una scelta strategica che può portare numerosi vantaggi per i lavoratori autonomi che vogliono crescere e innovare il proprio business. 

 

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Gio 14 Dic, 2023
Partita IVA

Le novità per le partite IVA in regime forfettario nel 2024

Aggiornamenti per le p.IVA a regime nel 2024: fattura elettronica obbligatoria e perdita di semplificazioni contabili.

Il regime forfettario è una delle opzioni fiscali più vantaggiose per chi vuole avviare o gestire un’attività imprenditoriale. Si tratta di un regime agevolato che prevede una tassazione ridotta e l’assenza di alcune obbligazioni contabili e fiscali. Tuttavia, il regime forfettario non è esente da cambiamenti e richiede una costante aggiornamento.

Tra le novità previste per il 2024, ci sono due aspetti che riguardano le partite IVA in regime forfettario: l’obbligo di emettere fattura elettronica e la possibilità di perdere alcune semplificazioni contabili.

L’obbligo di emettere fattura elettronica

Dal 1° gennaio 2024, tutti i forfettari dovranno emettere fattura elettronica anche se hanno un fatturato inferiore a 25.000 euro o compensi inferiori a 85.000 euro. Questo significa che dovranno utilizzare dei software appositi per la generazione e l’invio delle fatture in formato XML al sistema dell’Agenzia delle Entrate. L’obbligo di fattura elettronica non comporta alcun aumento dell’imposta da pagare, ma richiede una maggiore attenzione alla gestione delle scritture contabili.

La perdita delle semplificazioni contabili

Alcuni forfettari potrebbero perdere le semplificazioni contabili che caratterizzano il regime fiscale, come ad esempio l’assenza di registrazione tenuta delle scritture contabili, l’esenzione dall’inserimento dell’IVA in fattura e dal pagamento dell’IVA sugli acquisti. Questo dipende dalla scelta del cd. concordato preventivo biennale (CPCB), che consente ai forfettari di accedere a determinate agevolazioni fiscali in cambio della presentazione di una dichiarazione annuale integrativa (DAI) con i dati relativi al reddito imponibile.

Il CPCB è soggetto a delle condizioni da rispettare per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali, tra cui ad esempio:

  • avere un reddito imponibile annuo inferiore a 85.000 euro;
  • non avere spese superiore a 20.000 euro lordi per collaborazioni, dipendenti o altri tipi di lavori;
  • non avere debiti verso il Fisco superiore a 20.000 euro;
  • non avere partecipazioni societarie superiori al 10%.

Se queste condizioni non sono soddisfatte, il forfettario dovrà adeguarsi alle norme vigenti sulle scritture contabili e sulla dichiarazione IVA.

Queste sono le principali novità introdotte per le partite IVA in regime forfettario nel 2024. Si tratta di cambiamenti importanti che richiedono una maggiore attenzione da parte dei contribuenti. 

 

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Gio 14 Dic, 2023
Giovani Imprenditori

Le regioni italiane più favorevoli all’imprenditoria giovanile

Strategie e risorse che rendono più efficienti alcune regioni italiane nel supportare e favorire i giovani imprenditori. LAZIO tra le prime 3 Regioni in Italia per Imprenditoria Giovanile.

L’Italia è un Paese ricco di opportunità per i giovani che vogliono avviare una propria attività. Tuttavia, non tutte le regioni offrono le stesse condizioni di sviluppo e di sostegno all’imprenditoria giovanile. Quali sono le regioni più virtuose e quali sono i fattori che le rendono tali?

Secondo uno studio condotto dall'ISTAT le regioni italiane più favorevoli all’imprenditoria giovanile sono:

  • Lombardia: la regione più popolosa e industrializzata d’Italia si distingue per la sua dinamicità economica e per la sua capacità di attrarre investimenti e talenti. La Lombardia offre ai giovani imprenditori una rete di servizi, infrastrutture, incentivi e formazione di qualità, oltre a una forte presenza di cluster e distretti produttivi specializzati in vari settori.
  • Emilia-Romagna: la regione famosa per il suo modello di sviluppo basato sulle piccole e medie imprese, sulle cooperative e sull’innovazione. L’Emilia-Romagna vanta una tradizione imprenditoriale solida e diversificata, che spazia dalla meccanica alla moda, dall’agroalimentare alla biomedicina. La regione offre ai giovani imprenditori un ambiente favorevole, caratterizzato da una buona qualità della vita, una buona governance e una forte coesione sociale.
  • Lazio: la regione che ospita la capitale d’Italia e che rappresenta un importante polo di attrazione per le attività legate al turismo, alla cultura, alla politica e alla pubblica amministrazione. Il Lazio si contraddistingue per la sua vivacità culturale e creativa, che si esprime in una varietà di iniziative e di progetti innovativi nel campo dell’arte, della comunicazione, dell’editoria e dell’ICT. La regione offre ai giovani imprenditori un ampio ventaglio di opportunità, sia in termini di mercato che di finanziamenti e di supporto.

Queste tre regioni, insieme ad altre come il Veneto, la Toscana e il Piemonte, si collocano al di sopra della media nazionale per quanto riguarda gli indicatori di imprenditoria giovanile, che misurano il numero, la qualità e la performance delle imprese fondate o gestite da persone con meno di 35 anni.

Tra i fattori che influenzano positivamente l’imprenditoria giovanile ci sono:

  • la disponibilità di risorse finanziarie, sia pubbliche che private, che facilitano l’accesso al credito e la realizzazione di progetti imprenditoriali. Tra queste risorse ci sono i fondi europei, i fondi regionali, i bandi pubblici, le agevolazioni fiscali, i microcrediti, i business angel, i venture capital e le piattaforme di crowdfunding;
  • la presenza di ecosistemi innovativi, che favoriscono la nascita e la crescita di imprese basate sulle nuove tecnologie, sui nuovi modelli di business e sui nuovi bisogni sociali. Tra questi ecosistemi ci sono i parchi scientifici e tecnologici, gli incubatori e gli acceleratori di impresa, i FabLab, i coworking, le reti di mentorship e le comunità di startup;
  • la qualità e la diffusione della formazione imprenditoriale, che contribuisce a sviluppare le competenze, le conoscenze e le attitudini necessarie per intraprendere con successo. Tra le fonti di formazione imprenditoriale ci sono le scuole, le università, le camere di commercio, le associazioni di categoria, le organizzazioni non governative (ONG) e le iniziative private.

L’imprenditoria giovanile è una risorsa fondamentale per il rilancio e la competitività dell’Italia, soprattutto in un contesto di crisi economica e sociale causata dalla pandemia di Covid-19. Per questo, è importante che le regioni italiane continuino a promuovere e a sostenere le iniziative e le aspirazioni dei giovani che vogliono creare valore e occupazione attraverso la propria attività imprenditoriale.

 

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Gio 14 Dic, 2023
No Crisi

Le attività che non conoscono crisi: 8 idee su cui puntare nel 2024

Scopri 8 esempi di attività che non conoscono crisi, spiegando le loro caratteristiche, i loro vantaggi e il loro funzionamento.

Le attività che non conoscono crisi sono quelle che riescono a soddisfare bisogni sempre presenti nel mercato, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali. Si tratta di settori che offrono prodotti o servizi essenziali o molto richiesti, che non subiscono la concorrenza di nuove tendenze o tecnologie, e che possono adattarsi ai cambiamenti della domanda. In questo articolo vedremo 8 esempi di attività che non conoscono crisi, su cui investire nel 2024.

Agroalimentare

Il settore agroalimentare è uno dei più resistenti alle crisi, perché riguarda l’alimentazione, uno dei bisogni primari delle persone. Si tratta di un settore che comprende diverse attività, dalla produzione alla trasformazione, dalla distribuzione alla vendita di prodotti alimentari. Le attività che si distinguono in questo settore sono quelle che offrono prodotti di qualità, tipici, biologici o a km zero, che rispondono alle esigenze di una clientela sempre più attenta alla salute e all’ambiente.

Industria del farmaco

L’industria del farmaco è un altro settore che non conosce crisi, perché riguarda la salute, un altro bisogno primario delle persone. Si tratta di un settore che comprende diverse attività, dalla ricerca alla produzione, dalla distribuzione alla vendita di farmaci e dispositivi medici. Le attività che si distinguono in questo settore sono quelle che offrono prodotti innovativi, efficaci e sicuri, che rispondono alle esigenze di una clientela sempre più esigente e informata.

Pompe funebri

Il settore delle pompe funebri è un settore che non conosce crisi, perché riguarda la morte, un evento inevitabile e imprevedibile. Si tratta di un settore che comprende diverse attività, dalla gestione delle pratiche burocratiche alla fornitura di servizi funebri, dalla vendita di articoli funerari alla cura dei cimiteri. Le attività che si distinguono in questo settore sono quelle che offrono servizi professionali, discreti e personalizzati, che rispettano le volontà e le tradizioni dei defunti e dei loro familiari.

Assistenza sanitaria e alla persona

Il settore dell’assistenza sanitaria e alla persona è un settore che non conosce crisi, perché riguarda il benessere, un bisogno sempre più sentito dalle persone. Si tratta di un settore che comprende diverse attività, dalla fornitura di servizi sanitari e sociali alla vendita di prodotti per la cura della persona, dalla consulenza psicologica alla formazione professionale. Le attività che si distinguono in questo settore sono quelle che offrono servizi qualificati, umani e personalizzati, che migliorano la qualità della vita delle persone.

E-commerce

Il settore dell’e-commerce è un settore che non conosce crisi, perché riguarda il commercio online, una modalità di acquisto sempre più diffusa e apprezzata dalle persone. Si tratta di un settore che comprende diverse attività, dalla vendita di prodotti e servizi online alla gestione di piattaforme e marketplace, dalla logistica alla promozione digitale. Le attività che si distinguono in questo settore sono quelle che offrono prodotti e servizi di qualità, convenienti e sicuri, che soddisfano le esigenze e le preferenze dei consumatori.

Pet care

Il settore del pet care è un settore che non conosce crisi, perché riguarda la cura degli animali domestici, una passione sempre più diffusa e condivisa dalle persone. Si tratta di un settore che comprende diverse attività, dalla vendita di prodotti e servizi per gli animali alla gestione di strutture e attività ricreative, dalla veterinaria alla toelettatura. Le attività che si distinguono in questo settore sono quelle che offrono prodotti e servizi di qualità, professionali e personalizzati, che garantiscono il benessere e la felicità degli animali e dei loro padroni.

Pulizia e sanificazione

Il settore della pulizia e sanificazione è un settore che non conosce crisi, perché riguarda l’igiene, un requisito fondamentale per la salute e la sicurezza delle persone. Si tratta di un settore che comprende diverse attività, dalla fornitura di servizi di pulizia e sanificazione di ambienti e superfici alla vendita di prodotti e attrezzature per la pulizia e la sanificazione, dalla formazione del personale alla certificazione della qualità. Le attività che si distinguono in questo settore sono quelle che offrono servizi efficaci, rapidi e sicuri, che rispettano le norme e le aspettative dei clienti.

E-learning

Il settore dell’e-learning è un settore che non conosce crisi, perché riguarda la formazione online, una modalità di apprendimento sempre più richiesta e utilizzata dalle persone. Si tratta di un settore che comprende diverse attività, dalla creazione di contenuti e corsi online alla gestione di piattaforme e sistemi di e-learning, dalla valutazione dell’apprendimento alla certificazione delle competenze. Le attività che si distinguono in questo settore sono quelle che offrono contenuti e corsi di qualità, accessibili e interattivi, che soddisfano le esigenze e gli obiettivi dei discenti.

 

Queste sono solo alcune delle attività che non conoscono crisi, e che possono rappresentare delle opportunità di business per chi vuole avviare o rilanciare la propria attività nel 2024. Si tratta di settori che offrono prodotti o servizi essenziali o molto richiesti, che non subiscono la concorrenza di nuove tendenze o tecnologie, e che possono adattarsi ai cambiamenti della domanda. Per avere successo in questi settori, però, è necessario offrire qualità, professionalità e innovazione, e saper cogliere le esigenze e le preferenze dei clienti.

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Gio 14 Dic, 2023

Agenzia delle Entrate - Comunicato stampa del 5 dicembre 2023 Nuovo regime forfetario in chiaro. Pronte le indicazioni delle Entrate

Ingresso, permanenza e fuoriuscita dal regime dei forfetari sono i punti clou della circolare - pdf 32/E del 5 dicembre. Nel documento di prassi, che nell’ultimo paragrafo riporta le risposte ai quesiti proposti dagli operatori del settore, l’Agenzia fa il punto sugli effetti delle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2023 al regime sostitutivo con aliquota fissa del 15% riservato alle persone fisiche titolari di partita Iva che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale.

Le novità in sintesi – Il regime forfetario ora prevede una soglia non superiore a 85mila euro (legge di Bilancio 2023). Questo nuovo requisito è applicabile già a partire dal 2023, e consente la permanenza nel regime agevolato a chi già lo applicava nel 2022 (circolare n. 9/ E del 2019) oppure riguarda l’ingresso di nuovi soggetti. È stata, inoltre, introdotta una speciale causa di fuoriuscita “immediata” dal regime forfetario, consistente nel superamento della soglia di 100mila euro di ricavi o compensi percepiti nel corso dell’anno.
Vedi la circolare – pdf 32/E del 5 dicembre 2023

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Mar 12 Dic, 2023

Convenienza del regime forfettario da valutare

Le macro-variabili di ordine generale da considerare nel vagliare il regime forfettario sono quattro:
1. Esclusione da Iva
I contribuenti forfettari sono esclusi dall’applicazione dell’Iva, sia in entrata che in uscita.
Ciò significa che assume rilevanza la circostanza in cui il contribuente effettui molti o pochi acquisti e si rivolga principalmente a clienti privati oppure ad altre partite Iva. Nel primo caso ha un vantaggio e competitivo e un maggior guadagno, rispetto a un competitor che addebita l’Iva.
2. Imposizione diretta
L’imposizione del regime forfettario dipende dal coefficiente di redditività (a seconda del codice Ateco) e l’aliquota impositiva, generalmente pari al 15%, è ridotta al 5% solo per i primi 5 anni di nuova attività. L’aliquota fiscale è molto inferiore rispetto alle aliquote Irpef.

3.    Regime previdenziale Inps agevolato
L’art.1, c.77, L. 190/2014, prevede un regime previdenziale agevolato, per artigiani e commercianti, per il quale è possibile avere una riduzione contributiva del 35%. 
4. Semplificazioni negli adempimenti fiscali, che sono molte: - esclusione da tutti gli obblighi Iva; - esonero da registrazione e tenuta scritture contabili; - esclusione dall’applicazione degli Isa ed esonero dall’obbligo di operare le ritenute alla fonte.
Nuovo obbligo invece anche per loro, che prevede, dal 1.1.2024 l’emissione delle fatture in formato elettronico.

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Mar 12 Dic, 2023

Report Movimprese III trimestre 2023 - Camera di Commercio di Brescia

Nel III trimestre dell’anno sono state avviate in provincia di Brescia 1.283 imprese.

Movimprese è l'analisi statistica trimestrale della nati-mortalità delle imprese.
Il bilancio della nati-mortalità delle imprese bresciane tra luglio e settembre si è chiuso con un nuovo saldo positivo di 390 unità.
Dall’analisi dei flussi della natalità d’impresa, realizzata dal Servizio Studi della CCIAA di Brescia, emerge che nel III trimestre dell’anno sono state avviate 1.283 imprese, in aumento del 2,5% rispetto all’analogo periodo del 2022.

Maggiori informazioni alla pagina Movimprese.

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Mar 03 Dic, 2024

Startup innovative leggermente in calo nel primo trimestre 2023: i dati di una ricerca nazionale

Il settore delle startup innovative in Italia ha registrato una lieve contrazione degli investimenti

Il numero di startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese nel primo trimestre dell’anno in corso ha raggiunto le 14.029 unità, in leggero calo (nell’ordine dell’1,6%) rispetto allo stesso periodo del 2022. Il calo è principalmente dovuto agli elevati tassi di interesse che rendono più difficili i finanziamenti sia per le nuove aziende sia per gli investitori, ma in generale a tutta la situazione congiunturale in atto (Pil fermo a zero nel terzo trimestre, un bilancio annuo atteso a un modesto più 0,7%, il conflitto in Ucraina a cui si sono aggiunte le tensioni in Medio Oriente).

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Mar 12 Dic, 2023
Imprenditoria femminile e autoimpiego: gli incentivi a cui possono accedere le donne

Imprenditoria femminile e autoimpiego: gli incentivi a cui possono accedere le donne

Leggi l’articolo per conoscere quali sono gli strumenti che puntano a sostenere l’occupazione femminile, per favorire l’autoimpiego, ma soprattutto nuova imprenditorialità per lo sviluppo del nostro territorio.

Negli ultimi tre anni l’occupazione femminile è cresciuta nel nostro Paese, ma l’Italia è tra i Paesi in Europa con una percentuale più bassa rispetto alla media UE.

Secondo l’Istat l’occupazione femminile ha una percentuale molto alta di lavoro “non-standard” e cioè un’occupazione caratterizzata da una ridotta continuità nel tempo del rapporto di lavoro unita a una bassa intensità; circa il 30% delle donne occupate ha contratti a termine o part-time involontario, contro il 16% degli uomini. Si tratta quasi del doppio: quando lavorano, le donne lo fanno in modalità precarie, e la percentuale sale se parliamo di donne giovani e nel Mezzogiorno.

I dati ci dicono che le donne non solo sono in media meno occupate degli uomini, ma guadagnano anche di meno, e quando lavorano hanno tipologie di contratti non sempre duraturi.

In questa situazione, mettersi in proprio, avviando una piccola attività imprenditoriale grazie a forme di incentivazione istituzionale, rappresenta anche un’opportunità concreta di inserimento nel mondo del lavoro per tutte le donne disoccupate.

In Abruzzo, gli strumenti a cui possono accedere le donne aspiranti imprenditrici sono: finanziamenti agevolati, contributi a fondo perduto, sostegni al credito, che permettono di favorire forme di imprenditoria al femminile che altrimenti non nascerebbero per mancanza di sostegno economico.

Invitalia ha diversi progetti in cantiere per finanziare le donne imprenditrici: in particolare, all’interno del programma Garanzia Giovani, il progetto SelFIEmployment, in fase di rifinanziamento per il 2024, garantisce prestiti a tasso zero e senza necessità di offrire garanzie finanziarie, per avviare piccole iniziative imprenditoriali promosse da donne inattive.

Una ulteriore possibilità è data dai contributi a fondo perduto e i finanziamenti a tasso zero per il sostegno delle piccole imprese composte da giovani fino a 35 annidonne di qualsiasi età del progetto On - Oltre Nuove Imprese A Tasso Zero. Per approfondire, leggi anche la news al link seguente.

Inoltre, da maggio 2023 Invitalia finanzia anche il progetto Investimenti innovativi sostenuti da imprese femminili nei Comuni montani - IFIM, un’agevolazione rivolta alle startup innovative costituite in prevalenza da donne nei comuni montani.

O ancora, Smart e Start Italia e Resto al Sud.

Il primo è un bando per sostenere la nascita di startup innovative tecnologiche in Italia. Attualmente, le risorse ammontano a 100 milioni solo per le imprese al femminile, grazie al PNRR e agli investimenti destinati in modo specifico alla creazione delle imprese a prevalenza femminile. Puoi approfondire l’argomento a questo link.

Il secondo sostiene la nascita e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali e libero professionali in Centro e Sud Italia ed è rivolto a chi ha un’età compresa tra 18 e 55 anni. I fondi disponibili ammontano a 1 miliardo e 250 milioni di euro. Leggi la news per saperne di più.

Per rimanere aggiornato sui bandi e sulle agevolazioni, seguici anche sul sito camerale www.chpe.camcom.it

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Lun 11 Dic, 2023
PMI Innovativa

Startup e PMI innovative: quali sono le competenze richieste?

Le startup e le PMI innovative sono imprese che si occupano di sviluppare prodotti, servizi o processi basati su tecnologie avanzate o su modelli di business innovativi. Ecco le quattro aree principali di competenze richieste dalle startup e dalle PMI innovative nel mondo dell’innovazione.

Queste imprese hanno bisogno di personale qualificato e competente, in grado di affrontare le sfide e le opportunità del mercato globale.

Ma quali sono le competenze più richieste dalle startup e dalle PMI innovative? 

Le skills più ricercate dalle aziende in fase di sviluppo in nuovi collaboratori possono essere distinte in quattro macrocategorie:

  • competenze digitali (e-skills): si tratta di tutte le abilità necessarie per utilizzare efficacemente le tecnologie digitali, sia per la comunicazione che per la gestione dei dati, dei processi e dei progetti. Le competenze digitali includono anche la capacità di apprendere e aggiornarsi continuamente sulle novità tecnologiche, di proteggere i propri dati e quelli dei clienti, e di sfruttare le potenzialità del web e dei social media;
  • competenze trasversali (soft skills): si tratta di quelle competenze che non sono legate a un settore specifico, ma che sono utili in diversi contesti lavorativi. Le competenze trasversali comprendono la capacità di lavorare in team, di comunicare efficacemente, di risolvere problemi, di gestire il tempo e lo stress, di adattarsi ai cambiamenti, di essere creativi e proattivi, e di avere una visione strategica e orientata al cliente;
  • competenze linguistiche: si tratta della capacità di esprimersi e comprendere una o più lingue straniere, soprattutto l’inglese, che è la lingua più diffusa nel mondo degli affari e dell’innovazione. Le competenze linguistiche sono fondamentali per comunicare con i clienti, i fornitori, i partner e gli investitori internazionali, e per accedere a informazioni, risorse e opportunità provenienti da altri paesi;
  • competenze tecniche (hard skills): si tratta delle competenze specifiche relative al settore di attività della startup o della PMI innovativa. Le competenze tecniche possono riguardare la conoscenza di determinati software, strumenti, metodologie, normative, standard di qualità, ecc. Le competenze tecniche sono indispensabili per garantire la professionalità e la competitività dell’impresa, e per soddisfare le esigenze e le aspettative dei clienti.

Queste sono le quattro aree principali di competenze richieste dalle startup e dalle PMI innovative, ma non sono le uniche. Ogni impresa ha le sue specificità e le sue esigenze, e può richiedere altre competenze in base al suo modello di business, al suo mercato di riferimento, ai suoi obiettivi e alla sua cultura organizzativa.

Per questo motivo, è importante che i lavoratori delle startup e delle PMI innovative siano sempre pronti a imparare, a migliorarsi e a sviluppare nuove competenze, in modo da essere all’altezza delle sfide e delle opportunità che il mondo dell’innovazione offre.

 

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Gio 07 Dic, 2023