Campania

Formazione imprenditoriale gratuita: al via il percorso Start!

Hai un'idea d'impresa? Tre moduli da 3 ore, gratuiti, a Salerno, Caserta e Irpinia-Sannio: scopri date e programma del percorso Start!

Per fare impresa non basta un'intuizione: servono metodo, un target ben chiaro, una ricerca di mercato e una verifica di progetto per assicurarsi che il budget sia sufficiente per partire e sostenersi. Quando si tratta di capitale, inoltre, bisogna scegliere attentamente la forma giuridica con cui si registra l'azienda, nella piena consapevolezza degli obblighi e degli adempimenti che comporta. Non ci si può improvvisare. Per traghettare una start up o anche solo una buona idea dallo stadio embrionale all'impresa, è necessario intraprendere un percorso di formazione imprenditoriale. Un iter formativo ben strutturato offre competenze applicabili e aiuta a evitare errori che possono costare tempo e risorse, soprattutto nelle fasi di avviamento di un'azienda. La presenza di esperti e imprenditori all'interno del corpo docente assicura un confronto pragmatico col mercato e con le concrete sfide del lavoro, con un know how che mette alla prova il progetto fin dall'idea. È da questa linea di pensiero che nasce "Start! Dall'idea al business: l'impresa in tre step", il progetto di formazione promosso da Unioncamere Campania per costruire la propria attività un passo alla volta.

Tre moduli, nove ore, formazione gratuita

Start! si articola in tre moduli da tre ore ciascuno, per un totale di nove ore di formazione gratuita presso le Camere di Commercio di Salerno, Caserta e Irpinia-Sannio. Gli incontri si tengono sempre dalle 15 alle 18: il primo, in presenza, nella sede della Camera; gli altri due in webinar.

Il calendario delle edizioni

Ciascuna Camera di Commercio ha il proprio calendario, compreso tra il 19 novembre e il 14 dicembre 2026, e ciascuno sceglie sede e date.

Camera di Commercio      Modulo 1 (in presenza)    Modulo 2 (webinar)   Modulo 3 (webinar)

Salerno                             19 novembre                   26 novembre             9 dicembre

Caserta                             27 novembre                       4 dicembre           11 dicembre

Irpinia-Sannio                   26 novembre                        3 dicembre           14 dicembre

Per Irpinia-Sannio la sede in presenza del primo modulo sarà comunicata a parte.

Chi può partecipare

La partecipazione è aperta a tutti, senza limiti di età e senza scadenza per l'iscrizione. Conviene seguire i tre moduli in ordine, perché ognuno costruisce sul precedente.

Il programma della formazione imprenditoriale, modulo per modulo

Il percorso segue l'ordine in cui nasce un'impresa: prima l'idea, poi il modello, infine i numeri.

Modulo 1: trovare e valutare l'idea d'impresa

Il primo incontro si concentra sulla formazione della persona "imprenditore/imprenditrice" prima ancora che sul progetto in sé. Si lavora sulle attitudini e le motivazioni, inquadrando l'idea all'interno del contesto territoriale in cui andrà a posizionarsi. Si andrà a costruire prima di tutto la forma mentis della persona che deve costruire, sviluppare e mantenere l'impresa, insegnando il design thinking: ossia il metodo necessario per costruire una qualsiasi proposta commerciale. Si parte dai bisogni delle persone per arrivare a una soluzione. Il modulo si chiude con l'elevator pitch, che costringe a raccontare l'idea in un minuto: poche frasi per spiegare quale problema si risolve e a chi ci si rivolge. Saper presentare il proprio progetto imprenditoriale è una skill che serve ben oltre l'aula: con la stessa chiarezza ci si presenta a investitori, collaboratori e fornitori, ogni volta che si cerca qualcuno disposto a crederci. Chi esce dal modulo ha un'idea realistica, valutata in termini di opportunità e rischi, e un pitch che mette a fuoco problema e target.

Modulo 2: progettare il modello di business

Nel secondo modulo si passa dall'idea alla pratica, delineando l'impresa non come un concetto astratto, ma come un modello di business reale e strutturato. Si impara a raccontare l'azienda attraverso il Business Model Canvas: lo schema che descrive, in nove blocchi comprendenti clienti e costi di gestione, come il progetto crea, offre e incassa valore. La visualizzazione permette di individuare subito se c'è omogeneità e coerenza tra i blocchi, e dove il progetto mostra delle fragilità. Questo modello e l'analisi SWOT (Strengths, Weaknesses, Opportunities e Threats) sono risorse da aggiornare e consultare come cartine tornasole dell'andamento aziendale anche ben oltre l'avviamento dell'impresa. Al centro del Canvas c'è la proposta di valore, cioè la ragione per cui qualcuno dovrebbe scegliere proprio quel prodotto o servizio: la risposta alla domanda che ogni cliente, prima o poi, si pone. Ognuno lavora sul proprio canvas personale e arriva a un quadro completo, con i punti critici messi a fuoco, che diventa la base del business plan e il primo documento con cui spiegare l'impresa a un socio o a un finanziatore.

Modulo 3: fattibilità, costi e pianificazione

L'ultimo incontro porta il progetto davanti alla prova dei numeri. Si parte dalla ricerca di mercato e dai costi per arrivare al punto di pareggio, o break-even, il livello di vendite oltre il quale l'attività smette di andare in perdita e comincia a produrre utile. Conoscerlo serve a fissare i prezzi con cognizione di causa e a capire quanto capitale occorre per reggere i primi mesi, quando i ricavi non coprono ancora le spese. Si guarda poi ai finanziamenti disponibili, tra bandi e microcredito, per sapere a quali risorse attingere oltre al capitale personale, e alle forme giuridiche tra cui scegliere, una decisione da prendere con consapevolezza prima di registrare l'azienda perché da essa dipendono obblighi e adempimenti. Il risultato è la verifica della sostenibilità economica, un mini piano operativo che trasforma l'idea in una sequenza di azioni con tempi e priorità, e il quadro delle fonti di finanziamento percorribili.

Dopo il percorso, seminari e colloqui di orientamento

Chi completa Start! accede gratuitamente anche a seminari tematici e colloqui di orientamento organizzati da SNI e Unioncamere, per scoprire le opportunità a disposizione di una nuova impresa, da Resto al Sud all'imprenditoria digitale e green.

Iscrizioni aperte, senza scadenza

L'iscrizione avviene tramite modulo online e resta aperta: chi ha un'idea nel cassetto sceglie sede e date, e comincia.

 

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Mer 28 Ott, 2026

Resto al Sud, il bilancio in numeri a un anno dalla chiusura: quasi 20.000 progetti e oltre 64.000 posti di lavoro

Invitalia ha pubblicato due letture dei risultati del vecchio Resto al Sud, riferite a periodi diversi: ecco che cosa raccontano, compreso il ruolo della Campania.

Per chi pensa di mettersi in proprio in Campania, Resto al Sud è stato a lungo il riferimento più citato tra gli incentivi all'avvio d'impresa. Il 14 ottobre 2025, alle 24:00, si è chiusa la finestra della versione prevista dal DL 91/2017. A dodici mesi di distanza, i dati ufficiali permettono di misurare che cosa abbia prodotto la misura e quanto abbia contato nella regione.

Il bilancio aggiornato al 1 luglio 2026

Secondo la scheda di Invitalia, con dati al 1 luglio 2026, il vecchio Resto al Sud ha finanziato 19.960 progetti. Le agevolazioni nette concesse ammontano a 852 milioni di euro e i posti di lavoro creati sono 64.700.

Non sono cifre definitive. Le domande presentate prima della chiusura vengono esaminate in ordine cronologico, l'istruttoria è ancora in corso e i totali possono salire.

Il consuntivo dal 2018 alla chiusura

La seconda fotografia viene dalla pagina che Invitalia dedica alla storia della misura e copre l'intero arco dal 15 gennaio 2018 al 14 ottobre 2025. Le cifre sono arrotondate e poggiano su una base di calcolo diversa dalla scheda appena citata.

In questo periodo i progetti finanziati sono circa 20.000, con oltre 940 milioni di euro di agevolazioni concesse e circa 1,37 miliardi di euro di investimenti attivati. I nuovi posti di lavoro superano quota 63.000, mentre i prestiti bancari collegati arrivano a oltre 600 milioni di euro.

Le due serie hanno criteri e date di riferimento propri, quindi vanno lette una accanto all'altra senza sommarle né confrontarle voce per voce. Le agevolazioni nette della scheda e quelle concesse del consuntivo, in particolare, sono grandezze diverse.

Chi ha usato la misura

Sempre nel consuntivo 2018-2025, Invitalia descrive una platea giovane: circa il 40% dei beneficiari è donna e circa il 70% ha meno di 35 anni. La diffusione sul territorio è stata capillare, perché oltre l'82% dei circa 2.700 comuni ammissibili ha visto finanziato almeno un progetto.

La formula dell'aiuto è rimasta identica per tutta la durata: metà a fondo perduto e metà in prestito a tasso zero, per richiedenti fino a 56 anni, anche in forma di attività professionale. A cambiare è stata la geografia, perché la misura è stata estesa al cratere sismico del Centro Italia a partire da ottobre 2019 e alle isole minori del Centro-Nord da novembre 2021.

Il peso della Campania

Nello stesso periodo la Campania risulta la prima regione per numero di progetti finanziati. Invitalia indica per il territorio circa 9.300 iniziative, oltre 680 milioni di euro di investimenti e oltre 32.000 nuovi posti di lavoro, sempre con cifre arrotondate.

Per il tessuto imprenditoriale di Salerno e Caserta, il dato regionale è il riferimento più solido. Non esistono al momento rilevazioni ufficiali aggiornate a livello provinciale, per cui il bilancio resta sul piano campano.

La fase successiva

Al ciclo concluso sono subentrati Resto al Sud 2.0 (DL 60/2024) e la misura Autoimpiego Centro-Nord, attivi dal 15 ottobre 2025. Sul primo anno di operatività della nuova misura non risultano ancora numeri ufficiali, quindi restano fuori da questo bilancio.

Chi valuta oggi di avviare un'attività dovrà dunque guardare alle regole di Resto al Sud 2.0, non a quelle della finestra chiusa.

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Ven 23 Ott, 2026

Filiera del libro, dal 4 novembre i contributi fino a 75.000 euro per editori, stampatori e librerie

Il 4 novembre 2026, alle 12:00, si apre lo sportello dell’Incentivo per la filiera del libro, la misura che sostiene le imprese e gli operatori dell’editoria e della produzione libraria. È promossa dal Centro per il libro e la lettura, finanziata dal Ministero della Cultura e gestita da Invitalia, con una dotazione di oltre 7 milioni di euro. Per chi opera nel settore, anche in Campania, le prossime settimane servono a preparare la domanda.

Come funziona il contributo e quali le limitazioni

L’incentivo è un contributo a fondo perduto che copre fino all’80% delle spese ammissibili, con un massimo di 75.000 euro per progetto. Il programma di spesa può arrivare a 100.000 euro, tra investimenti e capitale circolante, e la quota restante deve essere coperta con risorse proprie o finanziamenti esterni. L’aiuto è concesso in regime de minimis ed è cumulabile con altri incentivi pubblici, purché non si finanzino due volte le stesse spese. È prevista anche un’anticipazione fino al 40% delle agevolazioni, previa fideiussione o polizza fideiussoria.

Requisiti e spese ammesse

Possono partecipare imprese ed enti con almeno due anni di attività nel settore, e l’incentivo finanzia investimenti e capitale circolante.

Chi può partecipare

Possono presentare domanda le micro, piccole e medie imprese costituite e attive da almeno due anni, nelle forme di ditta individuale, società di persone o di capitali, cooperativa o impresa sociale. Possono partecipare anche gli enti del Terzo Settore, le associazioni e le fondazioni attivi da almeno due anni nella filiera, iscritti o in corso di iscrizione al RUNTS.

Il settore è definito dai codici ATECO ammessi: edizione di libri (58.11.00), altra stampa (18.12.00), lavorazioni preliminari alla stampa e ai media (18.13.00), legatoria e servizi connessi (18.14.00), commercio al dettaglio di libri (47.61.00) e commercio all’ingrosso di libri (46.49.21). Restano fuori quotidiani, riviste e periodici, videogiochi, software, editoria cinematografica e musicale. Sede legale e unità locale interessata dall’intervento devono trovarsi in Italia.

Chi ha meno di due anni di attività, come una libreria o una piccola casa editrice appena avviata, non rientra tra i beneficiari.

Cosa si può fare con il contributo

I programmi devono servire a innovare e rafforzare l’impresa: 

  • ampliamento;
  • riqualificazione;
  • ammodernamento e digitalizzazione;
  • sviluppo e diversificazione dell’offerta editoriale;
  • promozione di inclusione, accessibilità e diffusione della lettura. 

Tra le spese di investimento sono ammessi macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica, software, brevetti, licenze e marchi, certificazioni e know-how, e opere murarie entro il 20% degli investimenti. Il capitale circolante, che comprende materie prime, merci, servizi, beni di terzi e personale dipendente, è agevolabile entro il 20% delle spese di investimento.

Il progetto deve essere avviato dopo la presentazione della domanda e concluso, con rendicontazione, entro 18 mesi dalla concessione.

Come si presenta la domanda

La domanda si invia solo online, dall’area personale di Invitalia, dalle 12:00 del 4 novembre 2026 e fino a esaurimento delle risorse. Non c’è graduatoria: le richieste sono esaminate in ordine cronologico, con un’istruttoria che si conclude indicativamente entro 60 giorni.

Serve un’identità digitale (SPID, CNS o CIE), oltre a firma digitale e PEC per completare l’invio. Il piano d’iniziativa va redatto con la modulistica Invitalia e accompagnato da dichiarazioni su requisiti e aiuti de minimis, documenti sulla dimensione d’impresa e antiriciclaggio, e gli ultimi due bilanci o dichiarazioni dei redditi.

Come viene valutata la domanda

Invitalia esamina ogni richiesta in tre passaggi: la verifica della completezza della documentazione e dei requisiti di ammissibilità, la valutazione del merito del progetto secondo i criteri dell’Avviso, l’attribuzione di un punteggio. 

Per accedere alle agevolazioni il punteggio deve raggiungere le soglie minime. Il piano d’impresa deve quindi spiegare la coerenza con le finalità della misura, la sostenibilità economica e finanziaria e gli effetti attesi su sviluppo, innovazione, occupazione e valorizzazione della filiera del libro.

Una misura nazionale, aperta anche alla Campania

La scheda non prevede riserve territoriali: una libreria di Salerno, una tipografia del Casertano o una piccola casa editrice campana partecipano alle stesse condizioni di un operatore di qualsiasi altra regione, purché sede legale e unità locale dell’intervento siano in Italia.

Cosa fare prima del 4 novembre

Il tempo a disposizione permette di verificare il proprio codice ATECO, di raccogliere preventivi per gli investimenti e di preparare i documenti contabili. Invitalia mette a disposizione una guida alla compilazione e l’archivio con la modulistica sulla pagina dell’incentivo, dove sono pubblicati anche l’Avviso, i criteri di valutazione e le FAQ aggiornate al 30 settembre 2026.

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Gio 22 Ott, 2026

Partita Iva forfettaria nel 2026: regole attuali e cosa può cambiare dal 2027

Il regime forfettario resta accessibile fino a 85.000 euro di ricavi o compensi annui. I 35.000 euro di cui si parla tanto riguardano invece i redditi da lavoro dipendente e da pensione dell'anno precedente, e valgono solo per il 2025 e il 2026.
Chi lascia un posto da dipendente per mettersi in proprio, o chi apre la prima partita IVA dopo un periodo di formazione, incontra quasi subito il regime forfettario. Offre un'imposta sostitutiva bassa, adempimenti più leggeri e regole di accesso abbastanza lineari, ma anche limiti precisi da conoscere prima di aprire. La partita IVA forfettaria nel 2026 segue norme nazionali, uguali per chi avvia attività a Salerno, a Caserta o in qualunque altra provincia campana: a cambiare sono il settore e il mercato di riferimento.

A chi serve il regime forfettario

È un sistema fiscale semplificato pensato per professionisti e piccole attività individuali, adatto soprattutto a chi parte con una struttura di costi contenuta. L'imposta si calcola applicando al fatturato un coefficiente fisso, senza partire dalle spese sostenute.

I requisiti per accedere

Servono due condizioni di base, previste dalla legge 190 del 2014 (articolo 1, comma 54). Nell'anno precedente i ricavi o i compensi non devono aver superato 85.000 euro, e le spese per lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori non devono eccedere 20.000 euro lordi annui.

Cosa succede quando si superano le soglie

Chi sfora gli 85.000 euro restando sotto i 100.000 esce dal regime dall'anno successivo. Se invece nel corso dell'anno si va oltre i 100.000 euro, il regime cessa subito e l'IVA si applica dalle operazioni che hanno causato il superamento. I chiarimenti operativi sono nella circolare 32/E dell'Agenzia delle Entrate del 5 dicembre 2023.

Imposta sostitutiva al 15% e aliquota del 5% per i primi anni

L'imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Per i primi cinque anni di una nuova attività scende al 5%, ma solo se ricorrono i requisiti previsti dal comma 65 della stessa legge: aver aperto da poco la partita IVA non basta.

Coefficienti di redditività e criterio di cassa

Il reddito imponibile si ottiene moltiplicando gli importi incassati per un coefficiente di redditività, che va dal 40% all'86% a seconda del codice ATECO. Vale il criterio di cassa: conta ciò che è stato effettivamente riscosso nell'anno.

Un esempio illustrativo, utile solo a capire il meccanismo e non riferito a un caso reale: con 10.000 euro incassati e un coefficiente del 40%, il reddito imponibile sarebbe di 4.000 euro. L'imposta sostitutiva risulterebbe di 600 euro al 15% e di 200 euro al 5%, contributi previdenziali esclusi.

Le cause di esclusione e il limite sui redditi da lavoro dipendente

Rispettare le soglie non garantisce l'accesso. Tra le cause ostative principali ci sono l'applicazione di regimi speciali IVA o di altri regimi forfetari, una residenza non idonea e la prevalenza di cessioni di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi. Escludono dal regime anche la partecipazione a società di persone, associazioni o imprese familiari, il controllo di una srl e rapporti per lo più concentrati su attuali o ex datori di lavoro.

C'è poi il limite sui redditi da lavoro dipendente e assimilati percepiti nell'anno precedente, all'origine dell'equivoco sui 35.000 euro. La soglia di base è di 30.000 euro, portata a 35.000 per il 2025 e il 2026 dalla legge 207 del 2024 (articolo 1, comma 12), con estensione al 2026 disposta dalla legge 199 del 2025 (articolo 1, comma 27). Oltre questa cifra il regime non si applica.

Contributi INPS e fatturazione elettronica

Restano dovuti i contributi previdenziali. Secondo la circolare INPS 14 del 9 febbraio 2026, per il 2026 gli artigiani versano il 24% fino a 56.224 euro di reddito e il 25% oltre, mentre i commercianti pagano il 24,48% fino alla stessa soglia e il 25,48% oltre. Il minimale di reddito è di 18.808 euro.

Ai forfettari spetta una riduzione contributiva del 35%, facoltativa e subordinata a una domanda. Chi ha avviato l'attività nel 2025 doveva presentarla entro il 28 febbraio 2026, mentre chi era già agevolato nel 2025 resta nel regime ridotto anche nel 2026, salvo perdita dei requisiti o rinuncia. Dal 1° gennaio 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari.

Cosa può cambiare dal 2027

Salvo nuovi interventi normativi, dal 1° gennaio 2027 il tetto sui redditi da lavoro dipendente tornerebbe a 30.000 euro: è una conseguenza della scadenza indicata dalla norma, non una modifica già decisa. Il disegno di legge di bilancio per il 2027 non è stato ancora presentato e se ne attende la presentazione nella seconda metà di ottobre.

Tra le ipotesi allo studio compaiono un innalzamento a 100.000 euro della soglia dei ricavi e un limite da lavoro dipendente a 40.000 euro, proposto in un disegno di legge di iniziativa parlamentare. Per ora non sono norme.

Un passo utile prima di aprire

L'applicazione delle regole dipende dalla situazione di ciascuno. Per verificare il proprio caso conviene rivolgersi a un commercialista o al servizio SNI della propria Camera di Commercio, che accompagna chi sta valutando di avviare un'attività autonoma.

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Gio 22 Ott, 2026

Digitale, green economy e nuove opportunità per chi vuole fare impresa in Campania

Dall’intelligenza artificiale all’agricoltura di precisione, dal turismo esperienziale all’economia circolare: le nuove tendenze aprono spazi per idee imprenditoriali innovative sul territorio campano. Ecco i settori da osservare e gli strumenti da conoscere per trasformare un’intuizione in un progetto d’impresa

Innovare non significa necessariamente inventare un prodotto completamente nuovo. Può voler dire utilizzare una tecnologia per ridurre i costi di un’attività tradizionale, rendere più sostenibile una produzione, migliorare il rapporto con i clienti o trovare nuovi mercati. Per chi vuole avviare un’impresa in Campania, le opportunità nascono proprio dall’incontro tra competenze digitali, sostenibilità e valorizzazione delle risorse locali.
La provincia di Caserta, con le sue filiere agroalimentari, il patrimonio culturale, le attività manifatturiere e il tessuto di piccole e medie imprese, offre diversi ambiti nei quali sviluppare nuovi servizi e modelli di business.

1. Startup digitali e intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale generativa, l’automazione dei processi, l’analisi dei dati e la cybersecurity stanno modificando il modo in cui lavorano le imprese. Per un aspirante imprenditore, questo cambiamento può diventare un’opportunità per sviluppare software, piattaforme digitali e servizi rivolti alle aziende.
Tra le idee da valutare ci sono strumenti per automatizzare attività amministrative e commerciali, soluzioni per gestire prenotazioni e relazioni con i clienti, servizi di marketing digitale, applicazioni per la tracciabilità dei prodotti e sistemi per analizzare i dati aziendali.
Non è indispensabile creare una startup tecnologica: anche un’attività di consulenza specializzata nell’adozione dell’AI o nella digitalizzazione dei processi può rispondere alle esigenze delle piccole imprese. È importante, tuttavia, individuare un problema concreto da risolvere, verificare la domanda e considerare fin dall’inizio privacy, sicurezza dei dati e normativa applicabile.
La Camera di commercio di Caserta promuove inoltre il ciclo di workshop pratici “AI al lavoro: dalla conoscenza all’azione”, rivolto alle imprese del territorio. 
Gli appuntamenti previsti l’11 e il 25 novembre e il 2 dicembre 2026 affrontano l’organizzazione della conoscenza, l’automazione dei processi e la creazione di strumenti AI riutilizzabili. Un’occasione per acquisire competenze utili anche a chi sta progettando una nuova attività.

2. Green economy e agricoltura di precisione

La transizione ecologica può generare opportunità non soltanto per le imprese che producono tecnologie ambientali, ma anche per chi sviluppa servizi e soluzioni destinati ai settori tradizionali.
Nel comparto agricolo e agroalimentare, ad esempio, possono trovare spazio sistemi di irrigazione intelligente, sensoristica per monitorare le colture, strumenti digitali per la tracciabilità, soluzioni per ridurre gli sprechi idrici ed energetici e tecnologie per migliorare la conservazione dei prodotti.
Nel Casertano, dove l’agroalimentare rappresenta un ambito rilevante dell’economia locale, l’innovazione può contribuire a rafforzare la competitività delle filiere e a valorizzare le produzioni del territorio. Anche servizi di consulenza ambientale, gestione dei rifiuti, riuso dei materiali ed efficientamento energetico possono diventare attività imprenditoriali, se sostenuti da competenze adeguate e da una domanda di mercato verificata.
Un’opportunità concreta per le imprese agricole già attive è il Bando Green Economy 2026 della Camera di commercio di Caserta. La misura prevede contributi per l’acquisto di macchinari e attrezzature nuove, anche digitali, destinati a rendere più sostenibili le attività agricole e le filiere agroalimentari tradizionali. Le domande devono essere presentate entro le ore 12 del 30 ottobre 2026, secondo le modalità indicate nel bando. Il contributo può arrivare a 7.500 euro per le imprese con sede legale in provincia di Caserta e a 4.500 euro per quelle con una sola unità locale nel territorio provinciale. La misura è rivolta alle imprese agricole che possiedono i requisiti previsti, non a chi deve ancora costituire un’attività.

3. Turismo, cultura e valorizzazione del territorio

Il patrimonio storico, artistico e paesaggistico della Campania offre spunti per nuove iniziative legate al turismo esperienziale, all’enogastronomia e alla promozione delle produzioni locali.
Nel territorio casertano, le opportunità possono riguardare itinerari tematici, visite guidate specialistiche, esperienze legate alle tradizioni gastronomiche, servizi digitali per operatori turistici, proposte rivolte al turismo lento e strumenti per mettere in rete produttori, strutture ricettive e attività culturali. La differenza può farla la capacità di costruire un’offerta riconoscibile e accessibile, utilizzare strumenti digitali per raggiungere nuovi clienti e creare collaborazioni con le realtà già presenti sul territorio. Prima di investire, è utile verificare la domanda, la stagionalità dei flussi e i requisiti amministrativi necessari per svolgere l’attività scelta.

4. Startup innovative: gli incentivi da conoscere

Per chi sviluppa un prodotto o un servizio ad alto contenuto tecnologico, esistono strumenti nazionali che possono sostenere la nascita e la crescita dell’impresa.
Tra questi, Smart&Start Italia, gestito da Invitalia, è dedicato alle startup innovative e finanzia piani d’impresa con un significativo contenuto tecnologico e innovativo. La misura è attiva anche per progetti localizzati in Campania e può essere interessante per chi intende sviluppare soluzioni digitali, tecnologie avanzate o nuovi prodotti e servizi innovativi. L’accesso dipende dai requisiti del programma, dalla natura del progetto e dalle spese ammissibili.
Per le piccole e medie imprese che hanno già una struttura operativa e intendono realizzare investimenti produttivi, è inoltre disponibile Investimenti sostenibili 4.0 – Bando 2026, rivolto alle PMI di Campania e di altre regioni del Mezzogiorno. La misura sostiene programmi innovativi e sostenibili con un contributo in conto impianti e un finanziamento agevolato, per una copertura complessiva fino al 75% delle spese ammissibili. I progetti devono rispettare specifiche soglie di investimento e i requisiti previsti: è quindi opportuno verificare attentamente l’ammissibilità prima di presentare domanda.

5. Dall’idea al business plan: i passaggi da non saltare

Una tendenza di mercato, da sola, non basta a costruire un’impresa. Prima di partire, è importante:

  • Individuare un bisogno reale: capire quale problema risolve il prodotto o servizio e chi sarebbe disposto a pagarlo.
  • Analizzare il mercato: studiare concorrenti, clienti potenziali, prezzi e possibili canali di vendita.
  • Definire il modello di business: stimare ricavi, costi iniziali, spese ricorrenti e tempi necessari per raggiungere l’equilibrio economico.
  • Verificare gli adempimenti: individuare forma giuridica, codice ATECO, autorizzazioni e obblighi fiscali e previdenziali.
  • Esplorare gli incentivi: controllare requisiti, spese ammissibili, scadenze e disponibilità effettiva delle risorse.
  • Costruire una rete di relazioni: cercare partner, fornitori, clienti pilota e soggetti che possano accompagnare lo sviluppo del progetto.

 

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Gio 22 Ott, 2026

Autoimpiego e nuove professioni: a Caserta quasi 1 nuova impresa su 3 è avviata da giovani. L’artigianato guarda al digitale

La Camera di commercio di Caserta accende i riflettori sulle opportunità del lavoro autonomo e dell’imprenditorialità. Nel 2025 in provincia sono nate 1.504 imprese giovanili. A livello nazionale l’artigianato conta oltre 1,14 milioni di imprese e cerca nuove competenze per affrontare il ricambio generazionale e la trasformazione tecnologica.

Aprire una piccola attività artigiana, offrire servizi professionali alle imprese, avviare un laboratorio oppure trasformare una competenza digitale in un lavoro autonomo. Le forme dell’autoimpiego sono sempre più diversificate e possono rappresentare una strada per valorizzare capacità personali, rispondere ai bisogni del territorio e costruire un percorso professionale indipendente. La Camera di commercio di Caserta invita aspiranti imprenditori, giovani e persone che intendono mettersi in proprio a valutare le opportunità offerte dal lavoro autonomo, con particolare attenzione all’artigianato: un comparto in cui il sapere manuale, la qualità delle lavorazioni e il rapporto con il cliente possono integrarsi con strumenti digitali, nuovi canali commerciali e modelli di business innovativi.

Caserta, i giovani protagonisti della nuova imprenditorialità

I dati dell’Osservatorio economico provinciale della Camera di commercio, elaborati sulla base del Registro delle imprese, restituiscono un quadro significativo. Nel 2025 il sistema imprenditoriale casertano ha chiuso con un saldo positivo di 1.004 imprese, per un totale di 96.809 attività registrate e una crescita dell’1,03%, superiore alla media nazionale dello 0,96%.Un dato particolarmente rilevante riguarda l’imprenditoria giovanile: a fine 2025 le imprese guidate da giovani in provincia erano 9.772, pari al 10,1% del totale. Nel corso dell’anno sono state registrate 1.504 nuove iniziative giovanili, il 29,8% di tutte le iscrizioni provinciali. La forma più scelta è stata la ditta individuale, che ha rappresentato il 72,9% delle nuove iscrizioni giovanili.
I settori che hanno attirato più giovani sono il commercio, con 2.662 imprese giovanili registrate e le costruzioni, con 1.597. Seguono i servizi alle imprese e il turismo. Numeri che mostrano come il desiderio di mettersi in proprio possa tradursi in iniziative molto diverse, dalle attività tradizionali ai servizi più innovativi.Il quadro invita, però, anche a una riflessione: il numero di nuove aperture non basta, da solo, a garantire la solidità di un’attività. Per trasformare un’idea in un’impresa sostenibile occorre conoscere il mercato, stimare i costi, individuare i clienti, scegliere la forma giuridica adatta e pianificare gli investimenti.

Artigianato, un patrimonio di competenze che deve rinnovarsi

A livello nazionale, secondo il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere, il comparto artigiano comprende oltre 1,14 milioni di imprese e circa 2,72 milioni di addetti. La rilevazione Excelsior sulle imprese artigiane per il 2025 segnala inoltre circa 491mila ingressi lavorativi programmati, pari all’8,5% del totale nazionale. Il settore continua quindi a rappresentare una componente importante del Made in Italy e dell’economia dei territori, ma deve affrontare alcune criticità: difficoltà nel reperire personale qualificato, carenza di competenze adeguate e necessità di integrare tecnologie digitali nei processi produttivi e commerciali. Per chi vuole avviare un’attività, queste trasformazioni possono diventare anche occasioni da cogliere. Un laboratorio artigiano può valorizzare la propria produzione attraverso un negozio online, utilizzare i social per raggiungere nuovi clienti, adottare software per gestire ordini e preventivi oppure introdurre macchinari e strumenti digitali per migliorare precisione e produttività. Allo stesso tempo, le competenze manuali specialistiche possono rappresentare un vantaggio competitivo nei mercati in cui contano personalizzazione, qualità e riparabilità dei prodotti.

Quali attività e modelli di lavoro valutare?

L’autoimpiego non coincide necessariamente con l’apertura di un negozio o di un laboratorio tradizionale. Le opportunità possono riguardare attività individuali, servizi professionali e iniziative imprenditoriali che combinano competenze tecniche, manuali e digitali.

Dall’idea al progetto: come prepararsi

Prima di avviare un’attività è utile mettere a fuoco alcuni elementi:

  • Il mercato: chi sono i clienti, quale bisogno si intende soddisfare e quali concorrenti sono già presenti.
  • Le competenze: quali capacità sono già disponibili e quali occorre acquisire attraverso formazione, collaborazioni o nuove risorse.
  • Il piano economico: investimenti iniziali, costi fissi, prezzi, ricavi attesi e tempo necessario per raggiungere l’equilibrio.
  • La forma giuridica: ditta individuale, società o attività professionale, valutando responsabilità, adempimenti e organizzazione.
  • La digitalizzazione: strumenti per promuovere l’attività, gestire clienti e ordini, vendere online e migliorare i processi.

È importante anche verificare le opportunità di finanziamento disponibili in relazione alla propria situazione personale e al progetto. Misure nazionali e regionali possono sostenere l’avvio di nuove iniziative, ma requisiti, spese ammissibili, percentuali di contributo e scadenze variano da bando a bando.

 

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Mer 21 Ott, 2026

Investimenti sostenibili 4.0: sportello chiuso, e ora?

592 domande e agevolazioni richieste oltre 2,5 volte i fondi: cosa cambia per le PMI di Salerno e Caserta dopo la chiusura dello sportello.

Investimenti sostenibili 4.0, sportello chiuso con 592 domande: cosa succede ora alle imprese campane

Il decreto del MIMIT ha fermato l'invio delle domande dal 7 ottobre 2026. Le agevolazioni richieste superano di oltre 2,5 volte le risorse disponibili: ecco come funziona la graduatoria e che cosa possono fare le PMI.

Lo sportello chiude dopo il primo giorno di invio

Il bando Investimenti sostenibili 4.0 non accetta più richieste dal 7 ottobre 2026. Lo ha disposto un decreto direttoriale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) del 6 ottobre, primo giorno utile per l'invio: alle ore 17:00 le istanze presentate superavano già i fondi stanziati.

Il comunicato del MIMIT del 9 ottobre fotografa i numeri. Le domande sono 592, per circa 1,5 miliardi di euro di investimenti da attivare e circa 1,15 miliardi di agevolazioni richieste, oltre 2,5 volte i 447.595.809 euro disponibili. Previsto dal DM 18 marzo 2026 e gestito da Invitalia, il bando destina il 25% delle risorse a micro e piccole imprese ed è aperto alle PMI di Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Come funziona la graduatoria per le domande del giorno finale

Le candidature inviate il 6 ottobre sono considerate presentate nello stesso momento, quindi l'orario di invio non fa differenza. L'accesso all'istruttoria passa da una graduatoria, il cui punteggio somma due voci: le caratteristiche del soggetto proponente e la sostenibilità ambientale del programma. A parità di punteggio prevale il programma di costo minore.

Chi resta fuori dalla copertura finanziaria non viene respinto subito. Le pratiche prive di copertura sono sospese in attesa di eventuali economie emerse dalle istruttorie di quelle ammesse, e decadono se non si liberano risorse. L'esito arriva da Invitalia attraverso la procedura online, a cui si accede con SPID, CNS o CIE del legale rappresentante. Il decreto di chiusura è in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, mentre non risultano pubblicati i numeri di richieste ammesse, sospese o decadute.

Cosa resta da sapere per le imprese campane

La Campania è tra le regioni ammesse, perciò le PMI di Salerno e di Caserta rientrano tra i potenziali beneficiari. Ogni azienda poteva inoltrare una sola domanda.

Per chi non ha fatto in tempo, il comunicato non indica prossimi passi, risorse aggiuntive o date, e la chiusura non annuncia una riapertura. Il DM prevede che il Ministero possa integrare i fondi, ma nessuna fonte ufficiale dice che accadrà né quando.

I requisiti da tenere in ordine per eventuali nuove risorse

Le regole del DM 18 marzo 2026 valgono per questa edizione e non anticipano nulla di quel che verrà, ma restano il riferimento per chi vuole prepararsi. Le principali condizioni sono queste:

  • programma di investimento da 750.000 a 5 milioni di euro, entro il 70% del fatturato dell'ultimo bilancio approvato (per imprese individuali e società di persone, dell'ultima dichiarazione dei redditi);
  • contabilità ordinaria e almeno due bilanci depositati (per imprese individuali e società di persone, due dichiarazioni dei redditi);
  • riduzione dei consumi di almeno il 5% per i soli programmi di efficienza energetica;
  • ultimazione entro 18 mesi dalla concessione, con proroga fino a 6 mesi;
  • mantenimento dei beni per almeno 3 anni dopo il saldo.

Agevolazione e spese ammesse

L'agevolazione combina un contributo a fondo perduto pari al 35% e un finanziamento agevolato senza interessi, fino a 7 anni, pari al 40%, per una copertura massima del 75%. Il restante 25% almeno spetta all'impresa, che può attingere a risorse proprie o a un prestito esterno privo di sostegno pubblico.

Rientrano tra le voci finanziabili macchinari, impianti e attrezzature nuovi, opere murarie entro il 40%, software e licenze collegati ai beni materiali, certificazioni ambientali e consulenze specialistiche entro il 5%. Sono invece escluse le spese per leasing, attrezzature usate, terreni e fabbricati, costi di esercizio, commesse interne, formazione, mezzi di trasporto e fatture sotto i 500 euro IVA esclusa.

Due novità distinguono questa edizione: la polizza assicurativa contro calamità naturali e catastrofali, dove applicabile (art. 1, comma 101, legge 213/2023), e la classificazione ATECO 2025 per individuare le attività ammesse.

Cosa fare adesso

Chi ha presentato domanda deve attendere la comunicazione di Invitalia e custodire la documentazione del programma di investimento. Chi è rimasto fuori può approfittare di questa fase per controllare con il commercialista fatturato, bilanci e possibilità di sostenere la quota non agevolata, così da capire in anticipo se i requisiti reggono.

Per gli aggiornamenti ufficiali, il riferimento restano le pagine di MIMIT e Invitalia dedicate al bando, insieme ai canali informativi della propria Camera di Commercio, senza dare per scontato alcuno scenario.

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Ven 16 Ott, 2026

Voucher Cloud e Cybersecurity: date, requisiti e spese

Precompilazione dal 20 ottobre, invio dal 10 novembre: contributo del 50% fino a 20.000 euro per PMI e autonomi. Cosa sapere prima di candidarsi.

Voucher Cloud e Cybersecurity: cosa sapere prima dell'apertura delle domande

Per una micro impresa o un professionista, passare al cloud o mettere in sicurezza i propri sistemi informatici è una spesa che spesso si rimanda. Il Voucher Cloud e Cybersecurity, misura del Ministero delle Imprese e del Made in Italy gestita da Invitalia, offre un contributo a fondo perduto per farlo, e il calendario è ormai fissato: la compilazione delle domande si apre il 20 ottobre 2026, l'invio dal 10 novembre.

H2: Le date da segnare

Il decreto direttoriale del 4 agosto 2026 ha stabilito termini e modalità di presentazione. La fase di precompilazione parte dalle 12:00 del 20 ottobre 2026. L'invio delle domande si apre alle 12:00 del 10 novembre 2026 e resta aperto fino alle 12:00 del 20 gennaio 2027, salvo esaurimento anticipato delle risorse. La precompilazione non vale come presentazione: serve a preparare la domanda in anticipo, in attesa dell'apertura dello sportello.

H2: Cosa prevede il voucher

Il voucher è un contributo a fondo perduto riservato a PMI e lavoratori autonomi, con regole precise su soggetti, importi e spese.

H3: Chi può chiederlo

Possono presentare domanda le piccole e medie imprese e i lavoratori autonomi e liberi professionisti titolari di partita IVA. Le indicazioni ufficiali chiariscono che non è richiesto alcun bilancio, quindi anche le imprese di recente costituzione possono partecipare. Ogni soggetto può presentare una sola domanda.

L'accesso alla piattaforma avviene con SPID, CNS o CIE del legale rappresentante, un requisito da verificare subito per chi non ha ancora un'identità digitale attiva.

H3: Quanto vale il contributo

Il contributo è a fondo perduto e copre il 50% delle spese ammissibili, fino a un massimo di 20.000 euro. Il piano di spesa deve valere almeno 4.000 euro. L'aiuto è concesso in regime de minimis.

La misura dispone di 150 milioni di euro, provenienti dal Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020. Di questi, 71.065.813,34 euro sono riservati alle regioni del Mezzogiorno, Campania compresa, un dato che interessa direttamente le imprese di Salerno e Caserta.

H3: Il regime de minimis, da ricostruire prima della domanda

Il de minimis è la disciplina europea sugli aiuti di importo limitato: l'impresa dichiara gli aiuti ricevuti nel triennio e la somma non può superare il massimale previsto. Prima di candidarsi conviene ricostruire con il proprio consulente tutti gli aiuti già incassati, così da non scoprire un superamento solo in fase di istruttoria.

H3: Quali spese sono ammesse

Il voucher finanzia l'acquisto di servizi di cybersecurity, di infrastrutture e piattaforme cloud (IaaS e PaaS) e di software in cloud (SaaS), insieme a servizi collegati. I servizi sono ammessi con un limite del 30% della spesa. Gli abbonamenti devono avere una durata minima di 24 mesi.

I fornitori non si scelgono liberamente: devono essere presenti nell'elenco predisposto da MIMIT e Invitalia. Prima di firmare un preventivo, quindi, conviene verificare che il fornitore sia iscritto.

H2: Perché i tempi contano

Il termine del 20 gennaio 2027 vale salvo esaurimento anticipato delle risorse. Gli incentivi a sportello possono chiudere prima della scadenza formale, come è accaduto anche di recente con altre misure del Ministero, e questo rende utile non aspettare le ultime settimane.

H2: Come prepararsi nelle prossime settimane

Il tempo fino al 10 novembre può essere usato per tre passaggi pratici. Il primo è controllare di avere SPID, CNS o CIE attivi in capo a chi rappresenta l'impresa. Il secondo è individuare nell'elenco ufficiale i fornitori e raccogliere preventivi coerenti con la soglia minima di 4.000 euro. Il terzo è decidere quali servizi inserire nel piano, tenendo presente il limite del 30% per i servizi.

Trattandosi di un incentivo a sportello con risorse limitate, arrivare alla data di apertura con la domanda già precompilata riduce il rischio di restare fuori in caso di esaurimento anticipato. Per le regole complete, le FAQ e l'elenco dei fornitori, il riferimento è la scheda dell'incentivo sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e le pagine dedicate di Invitalia.

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Ven 16 Ott, 2026

Bando green economy Caserta: domande entro il 30 ottobre 2026

Contributi fino a 7.500 euro per macchinari green e digitali delle imprese agricole di Caserta. Invio via PEC entro le 12:00 del 30 ottobre 2026.

Mancano due settimane alla scadenza del bando della Camera di Commercio di Caserta che sostiene le imprese agricole nell'acquisto di macchinari e attrezzature green e digitali. Le domande si inviano entro le 12:00 del 30 ottobre 2026 esclusivamente via PEC, e visto che i contributi sono assegnati in ordine cronologico di invio, conviene preparare per tempo la documentazione.

Cosa finanzia il bando green economy 2026

Il bando, approvato dalla Giunta camerale con delibera n. 45 dell'8 luglio 2026 e pubblicato il 17 luglio, sostiene l'acquisto di macchinari e attrezzature green e digitali per l'attività agricola e per le filiere agroalimentari tradizionali. L'elenco è esemplificativo e comprende tecnologie per ridurre l'uso di fitofarmaci e concimi di sintesi, sistemi di irrigazione mirata, sensoristica, tracciabilità e agricoltura di precisione.
I beni devono essere nuovi di fabbrica. Sono esclusi i beni usati o noleggiati, il trasporto, l'installazione, la progettazione, le spese di missione e le altre spese generali, oltre agli atomizzatori e agli altri macchinari per la distribuzione dei fitofarmaci.

Quanto vale il contributo

L'importo dipende da dove ha sede l'impresa. Chi ha la sede legale in provincia di Caserta riceve il 50% delle spese ammissibili, fino a 7.500 euro. Chi ha in provincia solo un'unità locale riceve il 30%, fino a 4.500 euro. Il calcolo avviene sull'imponibile, al netto di tasse e imposte.La dotazione complessiva per il 2026 è di 150.000 euro. Le domande oltre la capienza finiscono in lista d'attesa. Il contributo è concesso in regime de minimis, con un limite di 50.000 euro in tre anni per impresa unica.

Perché l'ordine di arrivo conta

Il bando non prevede punteggi né graduatorie di merito: le domande ammissibili sono accolte nell'ordine in cui arrivano, fino a esaurimento dei 150.000 euro. Questo significa che una domanda completa e inviata presto ha più probabilità di rientrare nella dotazione di una presentata nelle ultime ore, quando eventuali correzioni non sono più possibili. Non risulta una proroga del termine del 30 ottobre.

Le regole per partecipare

Per partecipare servono requisiti d'impresa in regola, spese nel periodo giusto e un invio via PEC fatto a regola.

Chi può presentare domanda

Possono partecipare le imprese iscritte e attive nel Registro delle imprese di Caserta, con sede legale o unità locale in provincia e una PEC iscritta. Non devono essere in corso procedure concorsuali né aver ricevuto altri contributi pubblici per lo stesso acquisto.Due requisiti pesano più degli altri. Il DURC deve essere regolare: l'irregolarità comporta il rigetto immediato della domanda, senza possibilità di sanatoria successiva. Se invece è irregolare il diritto annuale camerale, l'ufficio concede sette giorni dalla ricezione della PEC per mettersi in regola. Serve inoltre il questionario di autovalutazione SUSTAINability, compilato dal 1° gennaio 2026.

Le spese ammesse e il periodo

Sono ammesse le spese con fattura emessa dal giorno di pubblicazione del bando fino al 30 ottobre 2026. Se una fattura contiene più voci, viene considerata solo quella di importo maggiore. Il bando non ammette contanti, assegni o circolari: i pagamenti devono avvenire con bonifico o strumento bancario o postale tracciabile.

Come inviare la domanda

La domanda si compila sul modulo disponibile sul sito della Camera, va firmata digitalmente dal legale rappresentante e inviata in formato PDF all'indirizzo promozioneregmercato@ce.legalmail.camcom.it. Fa fede la ricevuta della PEC. Altre modalità di trasmissione comportano il rigetto.

Cosa controllare prima dell'invio

Prima di premere invio conviene verificare quattro punti: la PEC dell'impresa risulti attiva e iscritta al Registro delle imprese, la firma digitale del legale rappresentante sia in corso di validità, il DURC sia regolare, il diritto annuale camerale sia in regola. Sono controlli rapidi, ma un errore su uno di questi punti può costare l'esclusione.

Dopo la concessione: rendicontazione

Dopo la comunicazione di concessione, l'impresa ha 45 giorni per inviare via PEC il modello di rendicontazione, con le copie delle fatture e le ricevute dei pagamenti. Le fatture devono riportare il CUP, pena l'inammissibilità. Se le spese rendicontate risultano inferiori a quelle previste, il contributo si riduce in proporzione, e il mancato rispetto del termine comporta la decadenza.

Il testo del bando, il modulo e i recapiti dell'ufficio sono pubblicati nella sezione bandi e incentivi del sito della Camera di Commercio di Caserta.

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Ven 16 Ott, 2026

Start Cup Campania 2026, il 30 ottobre la finale regionale a Napoli

Candidature chiuse e valutazione in corso: la business plan competition regionale dedicata alle idee d'impresa nate dalla ricerca si prepara ad assegnare i premi nel capoluogo campano.

Le candidature sono chiuse e il comitato scientifico sta completando la valutazione, che si concluderà entro il 16 ottobre. La Start Cup Campania 2026 si avvicina così al momento decisivo: il 30 ottobre, al Complesso di Santa Patrizia in via L. Armanni 5 a Napoli, si terrà la finale regionale.

Che cos'è la Start Cup Campania

La Start Cup Campania è la business plan competition regionale dedicata a idee d'impresa innovative basate sulla ricerca. 
Accoglie proposte di qualsiasi settore e a qualsiasi stadio di sviluppo, e la partecipazione è gratuita. Per il 2026 la direzione è affidata a Luigi Zeni.
Il concorso è promosso da sette atenei campani: Federico II, Vanvitelli, Parthenope, Suor Orsola Benincasa, Sannio, Salerno e L'Orientale. Il bando è stato lanciato il 29 aprile 2026 con un evento all'Aula Magna di Ingegneria, a Napoli.
Qui le proposte sono giudicate come progetti d'impresa: non basta l'intuizione tecnica, bisogna dimostrare come diventerà un'attività sostenibile. Il percorso comprende perciò formazione, un documento scritto e una presentazione breve, e offre ai team un banco di prova concreto sulle tappe che portano dalla prima intuizione all'impresa.

Chi ha potuto candidarsi

Servivano gruppi di almeno tre persone, italiane o straniere. Il capogruppo poteva essere un docente o ricercatore, un dottorando o assegnista, un laureato o dottore di ricerca degli ultimi cinque anni di un ateneo promotore, uno studente iscritto oppure un componente del personale tecnico-amministrativo. Gli altri membri potevano provenire anche da enti di ricerca campani, così la porta era aperta tanto a chi fa ricerca quanto a chi sta ancora completando gli studi.Chi non aveva vinto in passato poteva riprovarci, mentre gli ex vincitori potevano tornare solo con un'idea nuova. Il testo completo dei requisiti è nel bando 2026.

Il percorso dalla formazione alla finale

La competizione si articola in cinque passaggi: formazione gratuita, candidatura, gara, valutazione e finale regionale. I seminari online di preparazione si sono tenuti a giugno 2026, mentre il termine per la domanda è stato prorogato fino al 13 luglio 2026.
Nella fase di gara i gruppi hanno consegnato un business plan e un video pitch di massimo tre minuti, entro il 15 settembre 2026. 
Su questi materiali lavora il comitato scientifico, che conclude la valutazione entro il 16 ottobre 2026.

I premi in palio

Ai primi cinque classificati vanno premi lordi di 5.000, 3.000, 2.000, 1.000 e 1.000 euro. Accanto alla graduatoria generale sono previsti riconoscimenti speciali:

  • Premio Mario Raffa, riservato agli studenti: 5.500 euro, di cui 500 in denaro e 5.000 in consulenze.
  • Premio Enza Cappabianca per l'imprenditoria femminile, destinato alle compagini con oltre il 50% di donne: 6.000 euro, di cui 1.000 in denaro e 5.000 in consulenze.
  • Premio Innovazione culturale: 1.000 euro.
  • Premio Social innovation: 1.000 euro.

Nei premi Raffa e Cappabianca pesa soprattutto la parte in servizi: le consulenze valgono dieci volte la quota in denaro nel primo caso e cinque nel secondo. La direzione del concorso può inoltre assegnare ulteriori riconoscimenti.

Il passaggio al livello nazionale

I primi cinque classificati accedono al Premio Nazionale per l'Innovazione (PNI), in programma a Bari il 3 e 4 dicembre 2026, con la quota di iscrizione pagata dal concorso. Nell'edizione 2025 il riconoscimento assoluto è andato a una realtà campana, RethaiN, come ricordato nel programma di lancio della Start Cup 2026.

Perché interessa Salerno e Caserta

La sede della finale appartiene all'Università Vanvitelli, ateneo con sedi anche a Caserta, mentre l'Università di Salerno figura tra gli atenei promotori dell'iniziativa. Per chi si occupa di nuova impresa, ricerca e trasferimento tecnologico, è un modo per vedere da vicino come nascono e si presentano le idee innovative della regione.

Cosa seguire nei prossimi giorni

Orari, giuria e progetti finalisti non sono ancora stati comunicati. Programma e aggiornamenti si trovano sul sito ufficiale (startcupcampania.unina.it), dove sono pubblicati anche il bando completo e le informazioni sul concorso.

Per chiarimenti è possibile scrivere a startcupcampania@unina.it oppure contattare la segreteria COINOR al numero 081 2537574.

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Ven 16 Ott, 2026